Dirigenti e docenti devono poter decidere di sospendere l’alunno colto “in flagranza di reato”. Lettera

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Inviato da Antonio Deiara – Innumerevoli sono le iniziative strampalate e prive di valore educativo-didattico assunte da numerosi ministri dell’istruzione, scolasticamente incompetenti, che si sono succeduti sullo scranno di Viale Trastevere.

Le più dannose sono risultate quelle relative al comportamento. In ambito educativo, l’efficacia di un intervento disciplinare dipende da tre parametri: immediatezza, equilibrio e condivisione. Se uno studente lancia una bottiglietta di plastica piena d’acqua contro un compagno o l’insegnante, deve essere sospeso immediatamente dalle lezioni, per un congruo numero di giorni e con attribuzione di compiti a casa. Il tutto con la condivisione del provvedimento da parte dei genitori del ragazzo, che eviteranno di derubricare l’accaduto a “scherzo”, “bravata”, “mira sbagliata”, etc. Una delle priorità scolastiche del prossimo Governo, dovrebbe essere la modifica dello “Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria” (DPR 24 giugno 1998, n. 249, modificato dal DPR 21 novembre 2007, n. 235).

È di vitale importanza introdurre una sorta di “flagranza di reato”. Oggi, se uno studente colpisce con un pugno un altro ragazzo, si deve convocare una riunione del Consiglio di classe, compresi i Rappresentanti dei genitori, ascoltare le ragioni del colpevole e dei suoi genitori, deliberare la sanzione disciplinare ed emettere il relativo documento di comunicazione. In poche parole, passano diversi giorni dall’episodio, per cui si perde l’immediatezza della punizione. In più, qualora gli episodi di bullismo fossero frequenti, non pochi docenti e presidi avrebbero la tentazione di risolverla a tarallucci e vino, pur di evitare l’ennesima riunione e/o la “seccatura” di scontrarsi con padri e madri specializzati in “giustificrazia”. Per assurdo, la burocrazia diventerebbe in tal modo il brodo di coltura dei nuovi bulli. Anche tra i professori, peraltro, ci sono posizioni differenti: chi crede che “…un giorno di sospensione è sufficiente”; chi ritiene che “…le sospensioni non servono a niente”; chi pensa che “… la vera punizione è farlo frequentare e non regalargli tre giorni di vacanza”. Di conseguenza, una pericolosa percezione di impunità serpeggia nelle aule e una credenza deleteria trionfa in molte scuole : “Faccio quello che mi pare, tanto questi (preside e professori) non mi fanno niente!”. Il colpo di grazia arriva da certi genitori, convinti del complotto permanente degli insegnanti nei confronti del loro “angelico” pargolo, del fatto che oltre alla maestrina dalla penna rossa esista la professoressa dalla penna facile (nella scrittura delle note disciplinari ), della verità di un dogma assolutorio: “Così fan tutti!… (E allora, perché punite solo/proprio mio figlio?)”.

La soluzione è semplice e veloce. Attribuire al Dirigente scolastico e ai Docenti la facoltà di sospendere immediatamente (fino a dieci giorni?), in “flagranza di reato”. Dimenticavo: urge ripristinare il voto di condotta e la sua efficacia (abrogando il D.Lgs. 62/17 de “La buona scuola”). Se, come sosteneva Cosimo il Vecchio de’ Medici, “Gli Stati non si governano coi Paternostri”, la Scuola non può certo andare avanti a tarallucci e vino.

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