Scuole superiori, trasformiamole in “campus”. Lettera

Lettera

Inviato da Paolo Accardi (docente in discipline giuridiche ed economiche) – Sui giornali fervono i dibattiti sulle discipline da studiare nelle scuole, dalla reintroduzione della fantomatica educazione civica, alla Storia tagliata fuori dagli esami. Tuttavia, nel silenzio generale, sul territorio sta avvenendo qualcosa di molto grave: un progetto di “dimensionamento” degli istituti superiori che avrà serissime ripercussioni sull’organizzazione didattica e sulla formazione futura degli alunni.

In questa pagina: https://temi.camera.it/leg18/post/la_rete_scolastica_e_il_dimensionamento_delle_istituzioni_scolastiche_-1.html

viene spiegato il percorso giuridico che parte dal DPR 233/98 (per acquisire o mantenere la personalità giuridica, gli istituti dovevano avere, di norma, una popolazione, consolidata e prevedibilmente stabile per almeno un quinquennio, compresa fra 500 e 900 unità, con alcune deroghe ) e arriva D.L. 98/2011 ( viene demandato alle Regioni le modalità di accorpamento del servizio ).

Cosa sta accadendo nei fatti? Mentre lo Stato individua i percorsi di studio, le Regioni pensano agli edifici e lo fanno attraverso le “conferenze provinciali di organizzazione della rete scolastica” ( formata da amministratori locali ), quest’ultimi stanno applicando agli Istituti Superiori lo stesso criterio – talvolta anche clientelare – applicato alle scuole elementari e medie, ma non si tiene conto che al contrario degli Istituti Comprensivi, le Superiori hanno percorsi di studio e utenze completamente diverse: tecnici, licei e professionali. Si sono formati Istituti con due o tre nomi, e purtroppo c’è poco da ridere, al cui interno troviamo indirizzi di studio completamente diversi con unico Collegio docenti ( sic! ), ricordo che il Collegio docenti è l’organo deputato a dare l’indirizzo didattico, ma come può avere un comune indirizzo didattico un liceo classico e un professionale? Stiamo affidando la “riforma” dei corsi di studio non ai pedagogisti, intellettuali, professori universitari e così via, ma ai sindaci (o meglio ai loro delegati ).

Una proposta potrebbe essere quella di trasformare le scuole superiori in “campus” al cui interno ci sono i vari indirizzi e/o corsi di studio, e così si evita quel mercato all’ingrosso che è diventato l’orientamento, con gli istituti che si fanno la guerra per avere qualche iscritto in più dalle scuola medie. Ma la cosa più importante è che se ne inizi a parlare perché: “Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”.

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