Scuole superiori al 70%: a chi serve? Lettera

Stampa

Inviata da Nadia Curti e firmata da altri docenti  – In tempi di pandemia, di morti, di difficoltà dell’economia e di tante scelte necessarie su tanti fronti potrebbe sembrare non importante. Oggi la scuola superiore passa dal 50% al (minimo) 70% delle presenze con ingressi scaglionati. Questa scelta, a un mese dalla conclusione dell’anno scolastico, obbliga qualche milione di persone a ribaltare la propria organizzazione quotidiana. 

E’ vero che tante di queste persone sono adolescenti, teenagers, persone poco influenti, gente che si può adattare.

Però è una scelta che non li favorisce in nessun modo. Quel 20% di frequenza in più li farà stare a scuola fino alle 15 o alle 16, all’improvviso, arrivare a casa a orari improbabili (ce la faranno gli impeccabili trasporti italiani?) studiare di meno, stressare di più. Qualcuno che ancora si teneva legato con sporadiche e sollecitate presenze mollerà del tutto.

Non staranno meglio, non impareranno di più.

Nel nostro Istituto professionale gli studenti svolgono 32 ore settimanali, in molta parte giungono dalla Provincia con i mezzi pubblici. Questo significa che molti di loro, a causa degli ingressi scaglionati, staranno in giro fino alle 16-18 del pomeriggio. Tutto ciò nell’ultimo mese di scuola, a un mese e mezzo dall’Esame di Stato. Chiediamo loro di stare in classe fino a sette ore consecutive. Sì, sette ore. Facciamo saltare esperienze e laboratori in collaborazione con Enti esterni.

I ragazzi si possono adattare? Ma certo!! Gli insegnanti si possono adattare? Ma certo!! Le famiglie si possono adattare? Ma certo!! Però questa decisione a chi serve? A chi fa bene?

Quale meccanismo ha prodotto questa scelta? Quale logica?

Dal nostro punto di vista non si vedono vantaggi.

Vorremmo far presente che questa decisione non è una firma svolazzante che si posa elegantemente su un foglio bianco. A noi arriva come una imposizione incomprensibile che calpesta, per cambiare, la dignità di chi nella scuola vive e lavora. Manda un messaggio chiaro: non importa. Voi (i giovani, il sapere, il benessere, la crescita, la scuola…) non contate né come persone né come istituzione .

Allora Mattarella chiede unità e unità sia, i problemi gravi sono altri.

Però in questa decisione manca, a nostro avviso, senso della realtà.

Noi che la viviamo ogni giorno, oggi, non possiamo tacere.

Stampa

Il 28 maggio partecipa alla Tavola rotonda “Memoria e legalità. Giovani e scuola in cammino per non dimenticare”