Scuole paritarie, iscrizione cartacea consente ancora la “primina”

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Mandare il proprio figlio alla scuola primaria il prima possibile, anticipando l’età prevista per legge.

A consentire di aggirare la legge è l’iscrizione online che è obbligatoria nelle scuole statali e solo facoltativa in quelle paritarie. Per quest’ultime l’iscrizione può avvenire anche nella forma tradizionale, cioè cartacea.

La fissazione delle famiglie di un tempo non è cambiata con il trascorrere degli anni.

Quella che una volta era chiamata “la primina” è rimasta ancora oggi, nonostante sia possibile iscrivere all’anno scolastico (nelle statali) anche il bambino che compirà i 6 anni entro il 30 di aprile dell’anno di riferimento.

La primina era gestita dalle scuole non statali. Lo è ancora adesso. Sul sito del Miur è messo bene in chiaro, infatti, che “non è consentita, anche in presenza di disponibilità di posti, l’iscrizione alla prima classe della primaria di bambini che compiono i sei anni successivamente al 30 aprile 2020“.

Perché i genitori hanno tanta fretta di istruire i loro figli? Non si tratta solo del processo di avvio scolastico, giacché a questo provvede la scuola infantile.

Un tempo la necessità era spiegata con lo svantaggio dei bambini che compivano i sei anni entro i primi mesi dell’anno. Le iscrizioni a scuola per millesimo portavano a un ritardo di circa un anno sull’ingresso del sistema di istruzione a questi bambini.

Ora non è più così, con la riforma Gelmini del 2008, le scuole statali accettano per legge anche i bambini che a settembre hanno ancora cinque anni e mezzo che diventeranno sei anni entro fine aprile, cioè a due mesi dalla fine dell’anno didattico.

Eppure, come testimonia un articolo su Repubblica, sono circa 2.000 i bambini ‘precoci‘ che dopo aver frequentato la primina passano nel corso degli anni successivi al sistema statale.

“Nel 2016/2017  – scrive il giornale – erano ben 1.635 i bambini che frequentavano la seconda elementare e che festeggiavano il compleanno dopo il 30 aprile 2017. Ed erano quasi quasi 1.900 nell’anno precedente, il 2015/2016”.

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