Scuole paritarie gestite direttamente dalle aziende, il caso del gruppo industriale Danieli

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In un piccolo comune del Friuli dopo l’asilo nido e la scuola dell’infanzia, arriva la scuola primaria presso l’azienda Danieli, gruppo industriale con un fatturato importante, e leader mondiale nella costruzione di impianti siderurgici, e dunque si è realizzato un qualcosa che in Italia ha pochi precedenti.

E che ovviamente pone diverse discussioni. La scuola primaria “Cecilia Danieli” paritaria, pubblica non statale, è di chiara ispirazione cristiana ed è nata grazie alla convenzione maturata con un Collegio Vescovile di Treviso. Vi è un tempo scuola settimanale di 30 ore ed è distribuito su cinque giorni (sabato libero) con cinque rientri pomeridiani obbligatori.

La retta annuale comprende i servizi di prima accoglienza dalle ore 7.30 e il tempo prolungato fino alle 18.00 con attività sportive, musicali, teatrali e naturalistiche. Il servizio mensa viene gestito dalla cucina interna che garantisce pasti sani preparati con prodotti selezionati.

I percorsi che garantisce sono di inglese con cinque ore settimanali, con docenti di madrelingua, ed addirittura vi sono percorsi di programmazione e robotica educativa (Scratch e Lego Wedo) permettendo l’avvicinamento del bambino al “coding” e alla tecnologia attraverso la costruzione di oggetti animati. Si legge che ogni gruppo-classe è guidato da una equipe pedagogica costituita da: un insegnante prevalente per il Curricolo italiano di base un insegnante madrelingua per la Lingua inglese e per le aree disciplinari CLIL, un insegnante di Informatica e Robotica un insegnante di Religione cattolica.

Le verifiche intermedie e le valutazioni quadrimestrali a inizio febbraio e a fine anno scolastico concorrono a promuovere e a rilevare il raggiungimento di competenze e la loro certificazione al termine della Scuola Primaria. Insomma il progetto in essere in questa azienda deve essere osservato con attenzione, perché crescono e formano gli studenti fin dall’infanzia accompagnandoli nel futuro mondo lavorativo che verrà ed è certamente comoda tale situazione anche per i genitori che magari operano in tale azienda.

Come è noto a livello giurisprudenziale la scuola statale e quella paritaria devono garantire i medesimi standard qualitativi, potendo la scuola paritaria mantenere il proprio status, solo se e in quanto essa corrisponda agli ordinamenti generali dell’istruzione, sia coerente con la domanda formativa delle famiglie e sia, altresì, caratterizzata dai requisiti di qualità ed efficacia ex art. 1, comma 4, della L. n. 62/2000, tra cui, segnatamente, “l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio” (Sentenza del Tar Campania, Napoli, n. 2775 del 2015).

Od ancora, il riconoscimento della parità scolastica inserisce la scuola paritaria nel sistema nazionale di istruzione e garantisce l’equiparazione dei diritti e dei doveri degli studenti, le medesime modalità di svolgimento degli esami di stato, l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, l’abilitazione a rilasciare titoli di studio aventi lo stesso valore dei titoli rilasciati dalle scuole statali e, più in generale, impegna le scuole paritarie a contribuire alla realizzazione della finalità di istruzione ed educazione che la Costituzione assegna alla scuola, costituendo tale soggetto (cioè la scuola paritaria) una istituzione che assolve ad un servizio pubblico. (T.A.R. Campania Salerno Sez. I, 19/12/2011, n. 2049 ).

Se da un lato hai una scuola pubblica che soffre di carenze strutturali importanti, di precariato costante, di stipendi indegni per il personale docente, di sovraffollamento delle classi , i privati, sono in grado di offrire un servizio diverso, con strutture all’avanguardia, ma, ovviamente, pur muovendosi all’interno della normativa esistente, e non potrebbe essere altrimenti, il tutto avviene alle loro condizioni e secondo le loro progettualità educative e formative. E’ questo il futuro che si prospetta in Italia, visti i continui tagli che caratterizzano complessivamente il settore dell’istruzione pubblica? O si tratterà di un caso isolato che non avrà alcun seguito?

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