Scuole paritarie e pagamento ICI. Oggi Governo inizia lavori per aggirare le sentenze. Rapelli, regole uguale tra scuole cattoliche e non

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La politica si è subito mobilitata per cercare il modo di aggirare le sentenze che obbligano due istituti paritari di Livorno di pagare l'ICI.

La politica si è subito mobilitata per cercare il modo di aggirare le sentenze che obbligano due istituti paritari di Livorno di pagare l'ICI.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti avvierà oggi i contatti con tutte le associazioni no profit interessate alla questione dell'Ici per le scuole paritarie. Questi contatti sono previsti in vista della preannunciata convocazione del tavolo che affronterà questa problematica.

Sulla questione è intervenuto Rubinato

"Di fronte alle sentenze della Cassazione sull'applicazione dell'Ici alle scuole paritarie di Livorno, la politica italiana smetta di guardare al dito per evitare di vedere la luna". Lo dichiara Simonetta Rubinato (Pd), membro della Commissione Bilancio della Camera. "Il punto non è tanto l'esenzione a fini Ici per queste scuole, se sia o meno aiuto di Stato secondo la normativa europea – spiega la deputata -. Il nodo centrale che va finalmente affrontato è piuttosto se l'ordinamento italiano sia conforme o meno a ben due risoluzioni europee che impongono agli Stati membri di riconoscere la libertà di scelta educativa e di insegnamento, anche con le sovvenzioni pubbliche necessarie a non discriminare organizzatori, genitori, alunni e personale di queste scuole, e ciò in perfetta armonia con l'art. 33 della Costituzione che qualche ideologo laicista continua a leggere come gli fa comodo". "Perciò – prosegue Rubinato – bene che si apra un tavolo di confronto a Palazzo Chigi per un chiarimento definitivo: ma chiedo al Premier Renzi che non sia solo sul trattamento fiscale degli immobili, ma sulla effettiva libertà di istruzione in Italia, visto che il pluralismo educativo è drammaticamente arretrato: 50 anni fa le scuole paritarie erano il 27% dell'offerta educativa, oggi sono solo il 12% (incluse le materne). Per questo occorre fare presto, non c'è più tempo da perdere o altre scuole continueranno a spegnersi come luci di una cultura di cui nessuno più si cura".

Per Rampelli, le regole tra regole per pubbliche e private devono essere identiche

"La riforma della scuola imposta da Renzi e dal Pd si dimostra ancora una volta inutile. La sentenza della Corte costituzionale che impone alle scuole paritarie cattoliche di pagare l'Imu, come tutti, fa capire quale livello di indeterminatezza esista nel sistema italiano dell'istruzione. Del resto non è mai stata chiara la ragione per la quale le scuole private non cattoliche abbiano sempre dovuto pagare la tassa sugli immobili e quelle cattoliche no. Così come non è chiaro perché le case popolari, che incassano pochi euro dagli indigenti che ospitano, paghino quella stessa tassa pur non avendo altro che finalità sociali e assistenziali". E' quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. "L'iniquità imperversa. Non è chiaro il posizionamento e la relazione, nel sistema statale dell'istruzione, tra scuola pubblica e scuola privata. Ci deve essere competizione? Allora debbono valere stesse identiche regole d'ingaggio, stessi contratti per gli insegnanti e controlli per stroncare chi ricorre furbescamente ai Co. Co. Pro. I lavoratori devono essere tutti uguali, non è possibile che nella scuola pubblica ci siano assenteisti cronici che mettono in difficoltà i colleghi e le famiglie, contando sul fatto che nessuno li sanzionerà, mentre nella scuola privata i contratti 'adattati' costringano a recarsi al lavoro anche con la polmonite. Occorrono medesime norme e controlli per tutti, anche su sicurezza, decoro, palestre, laboratori, visite culturali", prosegue Rampelli. Quindi il parlamentare conclude: "Se qualcuno ha per un attimo solo pensato che tutto ciò fosse regolamentato dalla riforma da poco licenziata occorre che si ricreda".

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