Scuole paritarie, Binetti (Udc): sulla loro salvaguardia Governo tace

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“Aprile è ormai finito e a maggio inoltrato siamo ancora in attesa del DPCM più volte annunciato, come Decreto di aprile o decreto liquidità”.

Un decreto che nasce già superato dagli eventi. Soffocato dalle critiche dell’opposizione, ovvie e scontate, che denunciano la inadeguatezza delle soluzioni proposte; ma reso instabile dalla sistematica capacita’ di contraddizione dei ministri di questo governo. Molti di loro tendono a mostrare almeno tre criticità: parlano troppo, dicono ogni volta cose diverse dalla volta precedente, ma soprattutto non si capisce mai se hanno un progetto chiaro o se improvvisano di volta in volta. Parlano troppo, soprattutto in TV, non importa se si tratta di telegiornali o di talk show, rilasciano interviste sulla stampa, ma su più testate e con dichiarazioni diverse; sul web, attraverso Facebook, Twitter, Instagram, e chi più ne ha più ne metta, su tutti i possibili canali, dicendo sempre cose rigorosamente diverse. Fortunatamente, nonostante l’inconsistenza di molti dei loro discorsi, lasciano una traccia con cui e’ possibile documentare come veramente si tratti di dilettanti allo sbaraglio. Impossibile uscire dal labirinto delle false informazioni, in alcuni casi vere e proprie fake news, pseudo promesse regolarmente smentite, che creano un polverone in cui è impossibile distinguere il vero dal falso“.

Lo afferma la senatrice Paola Binetti, UDC, in una nota riportata dall’Agenzia Dire. “Un caso a parte è quello della ministra della Pubblica Istruzione– prosegue Binetti – che tratta la scuola come una ipotesi del tutto sconnessa dalla realtà, senza rendersi conto dei milioni di famiglie che dipendono dalle sue decisioni per dare chiarezza al loro futuro. In questi giorni ha detto di tutto e il contrario di tutto. Ritorno a scuola oppure scuola a casa; turni doppi o tripli; didattica a distanza o in compresenza; competenze tecniche o capacita’ relazionali; sviluppo di qualità umane o livello di conoscenze. Informatica o filosofia; storia o videogiochi. Docenti tecno-informatici o professori di scienze, di matematica, di letteratura e di arte. Di quale scuola si stia parlando non è chiaro né il disegno complessivo né le strategie didattiche. Avrebbe potuto dilatare lo spazio pubblico della scuola, facilitando la distribuzione degli alunni in più classi, riducendo il rapporto docenti-studenti, acquisendo nuove strutture per l’attività fisica, laboratori di lingue, di scienze, di teatro, ecc, se solo avesse avuto il coraggio di ripensare il rapporto con la scuola paritaria, come parte integrante del sistema pubblico. Il contributo della scuola paritaria al sistema della Pubblica istruzione è enorme, ma appare sempre sottovalutato per questioni ideologiche, mentre in tutta Europa sono affrontate in modo più efficace. Oggi la scuola paritaria, a motivo di una crisi economica senza precedenti, si trova in gravi condizioni eppure ben poco si fa per salvaguardare un patrimonio culturale di antichissima tradizione e di modernissima applicazione. Eppure la ministra della PI non ha detto nulla su come salvaguardarlo per consegnarlo alle future generazioni. A lavoratori tipici e atipici sono state fatte promesse rassicuranti; a commercianti e piccoli industriali sono state promesse risorse economiche a fondo perduto; ma alla scuola paritaria ancora nulla; nemmeno una citazione. Solo la consueta operazione di massacro degli emendamenti presentati da una opposizione più attenta e sensibile– conclude- ma proprio per questo schiacciata da un potere arrogante e incompetente“.

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