Scuole paritarie a Conte: la chiusura costerà 2,4 miliardi di euro, 300mila studenti potrebbero passare alla statale

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“Non deve rimanere indietro nessuno”, è l’appello al premier Giuseppe Conte rivolto da Madre Yvonne Reungoat, e Padre Luigi Gaetani, rispettivamente Presidente Usmi e Cism. Le scuole paritarie in crisi economica a causa dell’emergenza sanitaria.

Se un terzo delle scuole paritarie si vedrà costretto a chiudere la crisi “costerebbe allo Stato italiano oltre 2,4 miliardi aggiuntivi (la scuola pubblica statale in Italia costa mediamente 8.200 euro per ogni alunno iscritto -fonte Ocse-; se stimiamo in 300mila studenti i nuovi iscritti che passerebbero dal sistema paritario a quello statale i costi aggiuntivi sarebbero di 2,4 miliardi), più gli ammortizzatori sociali per i circa 40.000 lavoratori del settore. E’ conveniente per lo Stato sostenere la scuola pubblica paritaria, in quanto è proprio di uno Stato democratico avanzato assumersi una chiara responsabilità sociale e non accontentarsi di navigare sotto costa“, sostengono.

Le Conferenze dei Religiosi e delle Religiose in Italia (Cism ed Usmi), alla luce dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020, dichiarano che “sono rimaste deluse di non essere state ascoltate. Lo affermano come cittadini e come servitori di tanta parte della nostra gente“.

Questo tempo storico inedito per la grande pandemia del coronavirus è, infatti, una chiamata a creare una grande sinergia per affrontare il futuro immediato attraverso soluzioni condivise per il bene della Nazione“, continuano i Superiori generali.

Ci abbiamo creduto fino alla fine – dichiarano Madre Yvonne Reungoat e Padre Luigi Gaetani – che il Decreto ‘Cura Italia’ di aprile non condannasse alla morte lenta un servizio a vantaggio di quasi 900mila ragazzi, 12mila scuola pubbliche paritarie, 140mila tra docenti e personale amministrativo. Infatti, viviamo come una agonia istituzionale perché, senza dubbio, a queste condizioni, il 30% delle scuole pubbliche paritarie non potrà riaprire a settembre. Qualcuno si compiacerà. In realtà, l’emorragia della scuola pubblica paritaria creerà una situazione di collasso del sistema scolastico statale a settembre prossimo, perché le famiglie tenderanno a spostare circa 300mila ragazzi dalle paritarie alle statali, non potendo pagare le rette“.

Con un appello diretto a Conte i Superiori generali scrivono: “come rappresentanti di tanti Superiori Maggiori, veri e ultimi gestori della scuola paritaria in Italia, continuiamo a credere, per il senso civico che ha sempre contrassegnato il nostro servizio agli ultimi, che compito dei politici, soprattutto in tempi di crisi, sia quello di fare scelte coraggiose, osando un passo in più, magari abbattendo quelle divisioni ideologiche e culturali che sono all’origine del declino del nostro Paese”. Le scuole chiedono paritarie “interventi specifici come l’erogazione di sussidi per l’iscrizione, la detraibilità integrale delle rette per l’anno 2020-2021, la detraibilità dalle tasse sugli immobili per quegli Istituti che, in una sorta di patto civico ed educativo, metteranno a disposizione della scuola pubblica statale, previo accordo tra le parti, parte dei propri immobili per poter garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche con le nuove regole del distanziamento sociale, in una contiguità istituzionale tra scuola pubblica e privata“.

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