Scuole ospitate da edifici statali: la bolletta dell’acqua è a carico di Comune e Provincia

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I consumi idrici degli istituti di istruzione scolastica sono a carico degli enti pubblici territoriali: la L. n. 23 del 1996 ha disposto che gli enti locali debbano provvedere a realizzazione, fornitura e manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici. In dettaglio i Comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie, e le Province per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, conservatori di musica, accademie, istituti superiori per le industrie artistiche, nonché convitti e istituzioni educative statali.

Il Convitto di Assisi consumava circa 20-30 milioni di lire di acqua a semestre

La vicenda oggetto dell’ordinanza n. 19956 depositata il 23 settembre 2020 dalla Corte di Cassazione, ha visto battagliare sulle aule giudiziarie due istituzioni di Assisi, la città serafica: da un lato il prestigioso Convitto Nazionale Principe di Napoli, complesso scolastico monumentale che ospita un liceo, scuole elementari e medie, come anche l’istituto alberghiero e, dall’altro lato, il Comune di Assisi insieme alla Provincia di Perugia. I fatti originano nel 1996, quando il Comune, in qualità di proprietario dell’acquedotto comunale e gestore del servizio pubblico di distribuzione dell’acqua potabile, agiva, in contraddittorio anche con la Provincia di Perugia, verso il Convitto in questione, assumendo di aver provveduto alla somministrazione dell’acqua in suo favore in forza di concessione del 1935 e fino al 2002. Il Comune esponeva di aver revocato nel 1996, in ossequio alle sopravvenute norme più severe di contabilità pubblica, il regime speciale che aveva portato in precedenza ad applicare al Convitto tariffe di favore, in tutto o in parte gratuite, e che, nonostante ciò, il Convitto per tutto il periodo dal 1996 al 2002 non aveva provveduto ai pagamenti dovuti a titolo di corrispettivo degli ingenti consumi effettuati (circa 20-30 milioni di lire al semestre), pretendendo di essere esonerato dal pagamento il cui obbligo sarebbe gravato per legge sulla Provincia di Perugia.

Tribunale e Corte d’appello: il Convitto deve pagare

Il Convitto convenuto, ente morale dotato di personalità giuridica, ha assunto che le spese in questione dovessero gravare in parte sulla Provincia e in parte sullo stesso Comune di Assisi, facendo presente che l’Istituto era collocato in un immobile monumentale di proprietà statale su cui gravava un vincolo di interesse storico-artistico, preclusivo del trasferimento agli enti locali, aggiungendo che al proprio interno operavano scuole elementari, scuole medie, un liceo e un istituto alberghiero, infine sostenendo che ai sensi dell’art. 3 della L. n. 23 del 1996 gli oneri relativi alle utenze erano stati trasferiti ope legis ai Comuni (per le scuole elementari e medie) e alle Province (per le scuole di istruzione secondaria superiore). Il Tribunale, nel 2013, ha accolto la domanda del Comune, condannando il Convitto al pagamento, in favore dello stesso Comune, di oltre 165 mila euro, oltre interessi e spese di lite. Nel 2015 la Corte di appello di Perugia confermava il ko del Convitto, chiarendo che dovesse pagare i consumi in quanto intestatario della fornitura.

Cassazione: l’acqua della scuola è a carico di Comune e Provincia

La Cassazione dà ragione al Convitto: l’obbligazione di pagamento è stata trasferita a carico degli enti pubblici territoriali, nel caso, in parte a carico dello stesso Comune di Assisi e in parte a carico della Provincia di Perugia, almeno nella parte in cui i consumi idrici effettuati si riferiscono a istituti di istruzione scolastica. In particolare, la L. n. 23 del 1996, recante “Norme per l’edilizia scolastica”, all’art. 3, in tema di competenze degli enti locali, ha disposto che dovessero provvedere alla realizzazione, alla fornitura e alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici:

  • i comuni, per quelli da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie
  • le province, per quelli da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, di conservatori di musica, di accademie, di istituti superiori per le industrie artistiche, nonché di convitti e di istituzioni educative statali.

Comuni e Province: pagano le spese per elettricità, telefono, acqua, gas, ma anche l’arredamento

Il comma 2 dello stesso articolo ha gravato i comuni e le province del compito di provvedere anche alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti. A tali disposizioni è stata conferita efficacia a decorrere dell’esercizio finanziario successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge, e quindi a partire dal 1997.

L’alberghiero attinge all’acqua del Convitto? La parola passa al giudice di rinvio

Il Convitto, eretto in ente morale ad opera del R.D. n. 2388 del 18 febbraio 1875 e dichiarato pubblico istituto educativo dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione, possiede una distinta personalità giuridica, che ha appunto indotto il Comune ad agire in giudizio nei suoi confronti. Pertanto, la sentenza impugnata, incorsa in violazione di legge, per aver escluso l’automatico subentro ex lege di Comune e Provincia nell’onere di pagamento delle spese relative alla somministrazione d’acqua agli immobili ospitanti istituti di istruzione scolastica, è stata annullata con rinvio alla Corte di appello di Perugia. Sarà questa a verificare un’altra questione emersa nel giudizio e cioè se, nella specie, anche l’Istituto alberghiero sia o meno una scuola annessa al Convitto e usufruisca o meno della presa d’acqua per cui è causa. Il Giudice del rinvio dovrà inoltre valutare l’eventuale soggezione dell’intero complesso ospitato dal Convitto a una disciplina unitaria ai fini del trasferimento alla Provincia, come sostenuto dal Comune con riferimento alla risoluzione del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca del 25/2/1998.

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