Scuole non statali, i docenti avranno stipendi più cospicui

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Dopo una lunga e difficile trattativa, su cui molto ha gravato la congiuntura economica non favorevole, i lavoratori delle scuole cattoliche con contratto Agidae potranno presto beneficiare degli aumenti retributivi previsti dal nuovo contratto, siglato proprio nelle scorse settimane tra le OO. SS. e la controparte.

Dopo una lunga e difficile trattativa, su cui molto ha gravato la congiuntura economica non favorevole, i lavoratori delle scuole cattoliche con contratto Agidae potranno presto beneficiare degli aumenti retributivi previsti dal nuovo contratto, siglato proprio nelle scorse settimane tra le OO. SS. e la controparte.

Tra le altre novità, la cessazione del ‘salario di inserimento’ e l’istituzione di una copertura sanitaria integrativa per tutti i dipendenti. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Cao, segretario generale del Sinasca.

Professor Cao, a partire da quale data i lavoratori che hanno firmato un contratto Agidae si vedranno accreditare emolumenti più cospicui? A quanto ammonta l’incremento?

“L’accordo è stato appena siglato ed è senz’altro ragionevole aspettarsi che diventi effettivo intorno alla metà di giugno, dopo la firma definitiva e l’approvazione del testo da parte dei lavoratori. Gli aumenti partono però già dal 1° maggio e saranno comunque corrisposti come arretrati anche nel caso ci fossero ritardi per l’entrata in vigore del contratto. In termini economici, abbiamo un aumento di media (tra i sei livelli) di circa 100 euro lorde al mese, cifra alla quale si arriverà gradualmente nell’arco del prossimo triennio. Mi preme sottolineare, però, che rinnovo del contratto non vuol dire solo buste paga più pesanti: molti diritti dei lavoratori sono stati rinnovati e riconfermati, come il Premio economico di produzione, e in più c’è stato il superamento definitivo del salario di inserimento, che nel 2018 cesserà definitivamente”.

Può spiegare meglio che cosa è il ‘salario di inserimento’?

“E’ stato uno degli strumenti con cui l’Agidae e le Organizzazioni sindacali hanno cercato di fronteggiare la crisi degli ultimi anni, poiché è ben noto che la perdita di potere d’acquisto delle famiglie ha condizionato anche le loro scelte educative, determinando un significativo calo di iscrizioni e conseguenti ridimensionamenti di organici. A partire dagli ultimi tre anni agli istituti in crisi era data la facoltà di ridurre lo stipendio dei neoassunti fino a un massimo del 18 per cento. Adesso, dopo una trattativa davvero estenuante, abbiamo trovato un accordo soddisfacente sulla tempistica con cui giungere al riallineamento progressivo degli stipendi dei neoassunti, identificando il 2018 come anno di cessazione tombale del ‘salario di inserimento’. Tengo a precisare, inoltre, che esso non è mai stato un istituto contrattuale, ma una facoltà di cui il datore di lavoro poteva benissimo scegliere di non avvalersi, come in tanti casi è successo”.

Il salario di inserimento è stato, dunque, superato dal nuovo contratto, che cosa ci dice, invece, della possibilità di reiterare per sette anni i contratti al personale docente non abilitato? Anche questa misura era stata presa per fronteggiare la crisi?

“È vero che i contratti al personale non abilitato possono essere reiterati per un massimo di sette anni, ma questa deroga non viene attuata come misura per fronteggiare la crisi economica, bensì per dare la possibilità ai docenti in questione di potersi abilitare, dal momento che la legge di parità prevede che solo il personale in possesso di abilitazione possa essere titolare di contratto a tempo indeterminato”.

Mi scusi, ma questa reiterazione non è comunque in contrasto con la normativa che vieta la reiterazione dei contratti a termine oltre i 36 mesi, normativa che ha provocato, come sappiamo, un terremoto nella scuola statale?

“Parliamo di docente non abilitato per il quale la legge di parità vieta l’assunzione a tempo indeterminato. L’alternativa è quella che la scuola, dopo 36 mesi, ricorra ad altro docente. Si è voluto, invece, dare al docente non abilitato la possibilità di proseguire il rapporto di lavoro dandogli la certezza, stabilita nel CCNL, che il contratto stipulato dopo i 36 mesi si trasformi automaticamente a tempo indeterminato il giorno stesso in cui il docente acquisisce il titolo.

E’ comunque una questione di carattere eccezionale perché il ricorso a docenti non abilitati è consentito solo “in casi di effettiva carenza di personale abilitato”. Per i docenti abilitati resta il vincolo tassativo dei 36 mesi”.

Professor Cao, tornando agli aumenti retributivi, lo stipendio Agidae resterà comunque di circa il 20, 30 per cento inferiore a quello dello Stato. Arriveremo mai a cifre concorrenziali?

“Questo purtroppo non mi sento di poterlo prevedere in tempi brevi. Le scuole paritarie cattoliche basano la loro economia essenzialmente sulle rette degli iscritti. Solo infanzia e primaria ricevono un contributo regionale o statale, quindi penso realistico affermare che possa esserci un’equiparazione con gli stipendi del pubblico impiego, solo nel caso in cui – cosa che il Sinasca continua a sostenere – lo Stato decida di risolvere questo vulnus facendosi carico dei compensi dei docenti, o almeno di una parte, come avviene in molti paesi europei…”.

Per quanto riguarda le 70 ore, tutto invariato?

“Sì, le 70 ore restano quale elemento di flessibilità dell’orario che permette 26 giorni di ferie aggiuntive”.

In che senso la flessibilità dà diritto a più ferie?

“Ogni due ore e quaranta minuti di flessibilità si matura un giorno di ferie estive che si aggiunge ai 33 giorni di ferie ordinarie”.

Sembra un rapporto molto vantaggioso?

“La logica è nel fatto che se il docente assicura alla sua scuola disponibilità anche per orari o per attività diverse da quelle pattuite, è giusto che ci sia un riconoscimento in più anche dal punto di vista economico, cioè, tradotto in ferie, dia diritto a un’intera giornata che normalmente copre un orario da 3 a 6 ore”.

Vogliamo ricordare quali attività sono comprese nella flessibilità delle 70 ore?

“Tutte quelle attività, proprie della funzione e del livello, svolte con i ragazzi in orario non curricolare: assistenza durante l’ora del pasto a mensa, accompagnamento nelle uscite didattiche, corsi pomeridiani, servizio di accoglienza mattutino o di assistenza ai compiti nel pomeriggio”.

L’orario di servizio resta comunque invariato?

“Certo, fermo restando la possibilità per tutti i docenti di integrarlo con ore in esubero rispetto all’orario pieno contrattuale. Tali ore, dopo un determinato numero, verranno retribuite, secondo il nuovo CCNL, con una maggiorazione. Sia chiaro che si tratta di una scelta libera del docente, nessuna scuola può imporre ore eccedenti a quelle previste dal contratto”.

Per quanto riguarda la maternità, si è discusso della possibilità di integrare l’assegno erogato dall’Inps nei cinque mesi di astinenza obbligatoria?

“Se ne è parlato, ma la controparte su questo punto è stata inamovibile”.

Ma un datore di lavoro se vuole può farlo?

“Certo, ma al momento si possono contare sulle dita di una mano le scuole che decidono in maniera volontaria di farlo. In tutti i casi, non solo questo, il contratto stabilisce soltanto dei minimi di retribuzione al di sotto dei quali si è sanzionati, mentre si possono pattuire in qualsiasi momento superminimi individuali”.

Un’ultima domanda, professor Cao. Gli scatti di anzianità sono stati per molto tempo nell’occhio del ciclone del contratto degli statali, ma come mai il contratto Agidae non li ha mai previsti?

“Solo negli ultimi contratti, fermo restando il salario di anzianità già acquisito, si è scelto di impiegare la massa monetaria a disposizione nel rinnovo contrattuale per incrementare indistintamente a tutti i lavoratori la retribuzione base, dato che risulta molto bassa per il lavoro qualificativo che svolgono. In caso di maggiori disponibilità economiche sarà appropriato che si abbia anche un riconoscimento legato agli anni di servizio”.

Dal 1° settembre partirà in via sperimentale una copertura sanitaria integrativa per i dipendenti Agidae. I lavoratori dovranno sostenere un costo? Ci saranno strutture convenzionate?

“Le modalità sono ancora da definire, per adesso l’assicurazione integrativa “di base” sarà a totale carico dei datori di lavoro, ma è prevedibile che i lavoratori possano volontariamente incrementare la copertura con una quota a loro carico trattenuta in busta paga. Nei prossimi mesi si delineeranno le prestazioni e i vantaggi in termini di servizi e di strutture convenzionate”.

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