Scuole non statali: per la Cassazione no ai contratti co.co.pro per i docenti. M5S chiede al Ministro di rispondere ad interpellanza su illeciti

di Lalla
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red – La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato dal legale rappresentante di una SRL che gestisce un istituto scolastico privato condannato ad una ammenda per essersi avvalso di docenti facenti parte di una cooperativa, stipulando con essi un contratto a progetto.

red – La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso presentato dal legale rappresentante di una SRL che gestisce un istituto scolastico privato condannato ad una ammenda per essersi avvalso di docenti facenti parte di una cooperativa, stipulando con essi un contratto a progetto.

Secondo la Corte di Cassazione l’utilizzo di tali contratti viola sia le norme sulla parità scolastica, Legge 62/2000, sia il contratto collettivo Aninsei.

In merito al rispetto delle norme della legge 62/2000 è intervenuto nuovamente il M5S che sollecita il Ministro a dare risposta all’interrogazione già depositata il 25 luglio da Tiziana Ciprini, su iniziativa del Meetup di Terni, in cui si chiede quali misure intenda prendere "di fronte al continuo dilagare di illeciti che vengono perpetrati in questi "diplomifici" privati-paritari finanziati però, com’è noto, anche dallo Stato"

Nell’interrogazione del Movimento si chiede al ministro "quali misure intenda adottare in tema di vigilanza sulle istituzioni scolastiche paritarie utili ad accertare il permanere delle condizioni richieste dalla legge (62/2000) per il riconoscimento della parità scolastica"

La deputata umbra sottolinea che "Da una indagine dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia è emerso che nelle 2.491 scuole paritarie lombarde, 3.864 insegnanti su 21.526 risultano privi dell’abilitazione necessaria ad insegnare. Infine il personale docente è spesso assunto con forme contrattuali atipiche cioè contratti a progetto ovvero a programma.

In tali realtà si è utilizzato un gran numero di docenti precari che, pur di accumulare il punteggio necessario a mantenere una migliore posizione nelle graduatorie della scuola statale, accettano il compromesso di insegnare presso tali istituti privati con compensi irrisori, svilendo del tutto il proprio ruolo di insegnante.

E’ evidente come tale situazione rappresenti una grave lesione per i diritti degli insegnanti e al tempo stesso la negazione del principio costituzionale che riconosce il diritto allo studio di ogni cittadino, garantendo l’accesso a strutture idonee e di eccellenza per la propria formazione ed istruzione"

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