Scuole non statali, calano gli iscritti, aumentano lavoratori irregolari. Tra finanziamenti pubblici e scarsi risultati didattici: Giannini vuole piena parità

di
ipsef

red – Da qualche giorno è stata firmata la seconda tranche di finanziamenti alle scuole non statali per il 2013/14, pari a 223mln, che si aggiungono ai 260 già erogati.  Il Ministro promette per il futuro "una maggiore attenzione". Ma lavoratori irregolare + 10%.

red – Da qualche giorno è stata firmata la seconda tranche di finanziamenti alle scuole non statali per il 2013/14, pari a 223mln, che si aggiungono ai 260 già erogati.  Il Ministro promette per il futuro "una maggiore attenzione". Ma lavoratori irregolare + 10%.

Il Ministro ha le idee chiare su questo punto, "i soldi – ha affermato – sono necessari per la scuola pubblica e quella paritetica, che non lascerò indietro". Il che si traduce nella volontà di un aumento dei finanziamenti, fino, intuiamo, ad una vera e propria uguaglianza tra i due settori dell’istruzione pubblica.

Questa, sembrerebbe, la strada maestra segnata da questo vulcanico inizio di Governo capeggiato da Renzi. Ma quali i nodi cruciali della questione?

Tra le argomentazioni favorevoli, avanzate dai fautori della parità scolastica, c’è sicuramente il risparmio. Infatti, le scuole non statali fanno risparmiare allo Stato, in media,  circa 6mila euro ad alunno, con un picco per le secondarie. Argomento non da poco, in regime di spending review.

Altra questione riguarda quella libertà di insegnamento che deve essere garantita alle famiglie e che vede nelle scuole non statali un polo alternative alle pubbliche che devono essere aiutate, soprattutto in un periodo in cui tali scuole mostrano un calo degli iscritti che raggiunge picchi significativi. Ad esempio, nella sola Firenze, città cara al premier, il calo raggiunge il 20%.

Altro fattore, argomentato dai detrattori dei finanziamenti alle private, è la qualità dell’insegnamento di tali strutture. Se appare, soprattutto in alcune aree del paese, difficilmente sostituibile il servizio offerto per le materne dalle organizzazioni private, diverso è il discorso per gli altri ordini di scuola, che dovranno fare i conti con le competenze fatte acquisire ai propri studenti.

Uno studio, che abbiamo già riportato, riguarda le competenze legate alle rilevazioni OCSE-PIS del 2012, e rielaborato dall’Associazione Articolo 33. Il grafico è impietoso e mostra una performance inferiore, in generale, da parte delle scuole non statali, ma che diventa significativa per le scuole private finanziate dallo Stato.

Insomma, si vuole premiare proprio quel settore che mostra carenze nel conseguimento di quelle competenze che saranno alla base della valutazione delle scuole. Magari togliendo, invece, al settore (quello statale) che mostra risultati migliori?

Altra questione riguarda il lavoro del personale impiegato nelle strutture private. E’ l’Istat a darci i numeri di un fenomeno sempre conosciuto, ma poco attenzionato: quello del lavoro irregolare nelle scuole non statali.

Il cosiddetto lavoro sommerso, che l’Istat ha analizzato e del quale ha rilevato tra il 2008 e il 2009 un incremento significativo, di oltre il 10 per cento. I lavoratori irregolari sono passati da 17200 unità a 19000.

Fenomeno che, ovviamente, si lega alla crisi che il settore sta vivendo, ma che era ben presente, evidentemente, anche quando la crisi non c’era.

Ci sembrano tutte questioni che devono essere prese in considerazione e affrontate nel dibattito sull’opportunità di modificare il sistema di finanziamento delle scuole non statali.

Il programma Giannini, dettato ai quotidiani: dal merito al reclutamento, dal liceo quadriennale al bonus maturità

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