Scuole italiane, poco inclini all’internazionalizzazione. Docenti dimostrano scarsa conoscenza delle lingue. Aggiornato con il dossier integrale

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red – A dirlo la "Fondazione Intercultura" che oggi, presso il Centro Congressi Unione Industriale Torino, ha presentato il V rapporto dell’osservatorio nazionale sull’integrazione delle scuole.

red – A dirlo la "Fondazione Intercultura" che oggi, presso il Centro Congressi Unione Industriale Torino, ha presentato il V rapporto dell’osservatorio nazionale sull’integrazione delle scuole.

L’Osservatorio ha indagato il rapporto con l’estero degli studenti delle scuole secondarie superiori di 5 Paesi europei (Francia, Germania, Polonia, Spagna, Svezia), per confrontarlo con quello degli studenti italiani:

  1. Qual è il rapporto tra i giovani europei e l’internazionalità?
  2. Che differenze ci sono tra l’atteggiamento dei ragazzi italiani e quelli di Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia?
  3. Che cosa pensano i giovani del modo in cui la loro scuola li prepara a vivere in una società sempre più internazionale ed interculturale?
  4. Quanto incide il rapporto con i genitori nella propensione verso l’internazionalità?

Ecco i risultati.

Solo il 53% delle scuole italiane aderisce a progetti internazionali. Una percentuale molto bassa se si confronta con il 97% Germania, il 89% della Spagna, l’88% della Polonia, l’81% della Francia e il 79% della Svezia
 
Anche sulla qualità del servizio offerto ci sono dati non confortanti, infatti il 57% degli studenti che partecipa a queste attività ha dato un voto superiore alla sufficienza, percentuale di ben altra consistenza negli altri paesi europei: Francia (67%), Polonia (66%), Spagna (67%), Svezia (70%). Tra le cause viene indicata la scarsa conoscenza delle lingue da parte dei docenti.

Si salva solo il 32% dei docenti italiani, contro il 54% degli svedesi, 51% dei tedeschi, 53% dei polacchi e 55% degli spagnoli. 
 
A questa impreparazione corrisponde, lato studenti, una voglia verso l’estero che assume caratteri anche "esotici". Infatti, a differenza degli altri coetanei dei paesi considerati, le  mete desiderate non sono soltanto le aree anglofone del mondo (dall’Inghilterra, agli Stati Uniti, al Canada), ma anche Asia e America Latina

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