Le scuole italiane non sono digital ready. Il Ministro Giannini afferma che il gap digitale va superato

Nel corso della campagna “e-Skills for Jobs 2014” è emerso che le scuole italiane non sono digital ready, il ministro Giannini afferma che il gap digitale va superato e in questo senso si dirige la “Buona Scuola”.

Nel corso della campagna “e-Skills for Jobs 2014” è emerso che le scuole italiane non sono digital ready, il ministro Giannini afferma che il gap digitale va superato e in questo senso si dirige la “Buona Scuola”.

L’Italia ha il più alto numero di posizioni lavorative aperte nel settore tecnologico. Il problema del nostro Paese è che non ci sono candidati idonei a ricoprirle.

Nel 2015 le posizioni scoperte dovrebbero essere 19mila di cui oltre la metà erano per un impiego full time ed un terzo per un impiego part time.




Ministro Gianni su e-Skills

Il gap digitale emerso dagli e-Skills è stato sottolineato anche dal ministro dell’Istruzione Stefania Giannini la quale ha affermato che si sta lavorando per superarlo grazie anche alla riforma prevista per la scuola, tra i cui pilastri c’è, appunto, la digitalizzazione.

Il ministro Giannini ha evidenziato che rinnovando la programmazione in informatica, grazie anche ad una preparazione adeguata degli insegnanti, si potranno rinnovare i contenuti della didattica cercando di portare i talenti imprenditoriali italiani al passo con la crescita della competenze tecnologiche richieste.

Le scuole italiane non sono digital ready

Le 19mila posizioni scoperte nel 2015 potrebbero arrivare a 84mila nel 2016 e, addirittura, a 176mila nel 2020. Cresce, quindi la richiesta di figure con competenze strettamente legate all’ Itc ma anche la richiesta di figure specializzate in information technology in settori che sono al di fuori dell’Itc. L’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di posizioni aperte in questo campo e la scuola italiana non permette una preparazione in grado di coprire queste posizioni.

Il divario tra posizioni aperte e persone con le giuste competenze digitali aumenta ogni anno del 3%.

L’innovazione digitale offerta dalla scuola italiana non è sufficiente: in Italia c’è una media di 6 pc ogni 100 studenti mentre la media Europea è di 16 pc ogni 100 studenti; soltanto il 6% degli studenti sono iscritti in istituti in grado di fornire apparecchiature tecnologiche ad alto livello e connessione ad internet a banda larga, mentre la media europea è del 37%.

La scuola italiana, nella maggior parte dei casi non è, quindi, digital ready e il programma e-kills for Jobs 2014 vuole combattere proprio l’arretratezza tecnologica della scuola italiana.

John Higgins, direttore generale di DigitalEurope spiega che se non si riesce a colmare questo gap il pericolo che si corre è quello di perdere una intera generazione “È essenziale spingere per la loro piena occupazione e il modo più ovvio per farlo, quando le opportunità non abbondano, è quello di formarli adeguatamente per le realtà che, invece, stanno assumendo. E questo significa innanzitutto permettere loro di acquisire le competenze digitali richieste oggi”.

“Baccio” a Montelupo: la digitalizzazione è possibile

A dimostrazione che digitalizzare la scuola è possibile c’è l’istituto comprensivo “Baccio” di Montelupo dove la dirigente, grazie ad un finanziamento di 200mila euro sta rendendo la sua scuola 2.0.

Le 58 classi dell’istituto comprensivo avranno presto una lim ognuna, per ora è presente in metà delle classi “ ma in ogni sezione ci sono due o tre postazioni dotate di personal computer. Già in prima e seconda elementare usiamo i tablet. Abbiamo avuto un finanziamento di 200 mila euro che abbiamo potuto ottenere grazie all’impegno che avevamo già dimostrato sulla questione. Per ora abbiamo incassato 70 mila euro dal Miur e altri 60 mila dalla Regionema ben presto arriverà anche il resto dello stanziamento previsto che ci permetterà di completare la digitalizzazione della scuola” spiega la dirigente Gloria Bernardi, la quale puntualizza, però, che per avere una completa digitalizzazione, oltre alle lim, i tablet, i pc e il registro elettronico ci sarebbe bisogno anche della banda larga.

La preside spiega che la digitalizzazione è stata possibile anche grazie alla collaborazione di case editrici e aziende che hanno deciso di fare sperimentazione, come la GiuntiScuola, la Microsoft e la Smart Technologies.

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