Scuole italiane all’estero, piovono critiche su spending review

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red – Le scuole italiane all’estero hanno subito i maggiori tagli nell’ambito degli interventi sulla scuola legati alla revisione di spesa. Nonostante alla vigilia ci fossero state delle dichiarazioni che escludevano qualsiasi taglio lineare, la scuola italiana all’estero ne è rimasta comunque vittima. pubblichiamo l’intervento sull’argomento di UIL e FLCGIL.

red – Le scuole italiane all’estero hanno subito i maggiori tagli nell’ambito degli interventi sulla scuola legati alla revisione di spesa. Nonostante alla vigilia ci fossero state delle dichiarazioni che escludevano qualsiasi taglio lineare, la scuola italiana all’estero ne è rimasta comunque vittima. pubblichiamo l’intervento sull’argomento di UIL e FLCGIL.

FLCGIL. Spending review: dimezzata la scuola italiana all’estero

Di fatto ci troviamo di fronte ancora a tagli lineari. La versione montiana di spending review ricalca in maniera ancor più drammatica la logica di revisione della spesa pubblica di tremontiana memoria. Nel decreto legge varato dal Consiglio dei Ministri il 6 luglio u.s. e pubblicato in Gazzetta Ufficiale viene confermato seccamente e laconicamente quanto già annunciato nelle ipotesi di testo circolate nei giorni precedenti.

I commi 11 e 12 dell’art. 14 del decreto-legge prevedono che:

11. Al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 626, comma 1, le parole “100 unità” sono sostituite dalle seguenti “70 unità”;
b) all’articolo 639, comma 3, le parole da “è stabilito” sino a “unità” sono sostituite dalle seguenti “è stabilito entro il limite massimo di 624 unità”.

12. A decorrere dall’entrata in vigore del presente decreto-legge e fino al raggiungimento del limite previsto dal comma 11, lettera b), non possono essere disposte nuove selezioni per il personale da destinare all’estero ai sensi dell’articolo 639 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, né possono essere rinnovati i relativi comandi o fuori ruolo.

Bisogna avere un gran dose di faccia tosta per qualificare tali interventi come “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini”! Nel caso in specie vengono fortemente meno i servizi di istruzione pubblica italiana all’estero che subisce una rilevante diminuzione pari a circa il 41% degli interventi. Evidentemente per l’asse Monti/Profumo/Terzi i cittadini italiani residenti all’estero sono figli di un dio minore!

Evidentemente per questi signori la scuola italiana all’estero, complessivamente intesa, non è una risorsa, un bene comune da tutelare, ma una fonte di spreco da tagliare.

Non solo! A ben guardare una riduzione così drastica degli interventi è destinata nell’immediato futuro a compromettere seriamente tutta la nostra politica culturale e con essa la diffusione e la promozione della lingua e cultura italiana nel mondo fin qui costruita relegandola a momenti di marginalità e di privatizzazione forzata.

L’intera operazione, almeno per quel che ci riguarda, rappresenta l’esaltazione di quella miopia politica di stampo neoliberista che caratterizza fortemente questo governo tecnico e che fa presagire ondate di privatizzazioni dei grandi sistemi pubblici quale l’istruzione e la sanità privando appunti i cittadini di servizi fondamentali garantiti dal dettato costituzionale.

Questo non vuol dire che non si avverte la necessità di razionalizzare la spesa. La spending review, secondo la definizione data da Padoa Schioppa doveva rappresentare proprio il tentativo di riorganizzare il sistema andando a colpire le vere fonti di spreco e di privilegi che invece con questi interventi vengono mantenuti. Colpire lo stato sociale e i beni comuni significa invece continuare ancora di più nella logica di addossare tutto il peso della crisi ai lavoratori, ai giovani e ai pensionati.

Caro Monti, caro Profumo e caro Terzi questa politica non solo è antisociale e quindi iniqua ma è anche fallimentare in quanto fa aumentare disoccupazione, precarietà e disperazione sociale. Per la FLC CGIL la scuola italiana pubblica all’estero, complessivamente intesa, rappresenta e deve continuare a rappresentare l’asse strategico su cui rifondare la nostra presenza e la nostra politica culturale nel mondo intesa non solo come servizio pubblico ai nostri connazionali residenti all’estero ma come volano indispensabile per un rilancio della nostra economia sui mercati internazionali.

Uil Scuola: Una perdita di immagine considerevole per una soluzione difficilmente praticabile

Tagli lineari del 40%
Le scuole italiane all’estero sono istituti di eccellenza. La logica dei tagli basati esclusivamente sul numero dei posti in contingente non tiene in nessun conto che la scuola può funzionare solo con la presenza degli insegnanti di tutte le materie di ciascun ciclo.

La riduzione del personale nelle scuole italiane all’estero e il blocco di nuove selezioni, previste dalla spending review, è ingiusta e sbagliata e può avere ripercussioni, non sufficientemente considerate in sede di definizione del decreto, sull’immagine del nostro Paese, in importanti realtà europee ed extraeuropee, nelle quali sono molto apprezzate le nostre scuole e la nostra attività di promozione della cultura e della lingua italiana.

Quel che è previsto è un taglio lineare del 40% del contingente statale, che condurrà al ridimensionamento e, in alcune aree geografiche, la difficoltà di garantire il servizio scolastico e gli strumenti essenziali per la diffusione e la promozione della lingua e della cultura italiana.

L’intervento prevede effetti già dal prossimo anno scolastico, rischia, nei fatti, di impedire il funzionamento delle nostre scuole statali presenti in Europa e nel mondo.

La scuola, lo ribadiamo ha meccanismi propri. Se, si prende ad esempio un insegnante italiano di matematica del Liceo di Madrid, scuola di riconosciuta eccellenza, che rientra in Italia – spiega il segretario generale della Uil scuola, Massimo Di Menna – secondo quanto previsto dal decreto il posto non viene più assegnato.
Nei fatti, invece, l’insegnamento della matematica nel liceo spagnolo non può essere ‘sospeso’.
Ci vorrà un altro insegnante di matematica.

La logica dei tagli basati esclusivamente sul numero dei posti in contingente – aggiunge il segretario del dipartimento Estero della Uil Scuola, Angelo Luongo – non tiene in alcun conto che la scuola può funzionare solo con la garanzia della presenza degli insegnanti di tutte le materie di ciascun ciclo, da lettere a matematica, da storia dell’arte a filosofia.

Il decreto ha un grande limite, riduce ma non qualifica la spesa pubblica – commenta Di Menna.
Rimangono alcuni aspetti decisamente negativi (ad es. gli ITP, gli inidonei, l’utilizzo del personale in soprannumero). La Uil Scuola quindi, assumerà iniziative nei confronti dei gruppi parlamentari e dei ministri dell’Istruzione e della Funzione Pubblica, proponendo emendamenti.
Su altri punti registriamo aspetti che vanno verso il necessario processo di razionalizzazione amministrativa e di modernizzazione.

La scheda Uil Scuola sulle scuole italiane all’estero

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