Scuole italiane all’estero: permanenza fino a 12 anni ma con intervallo, organico di potenziamento, richiesti titoli linguistici

di Giulia Boffa
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Il decreto attuativo sulle scuole all’estero contiene numerose novità.

Prima di tutto, il periodo di permanenza fuori confine del personale italiano passa da nove anni a due periodi, ciascuno di sei anni, intervallati da un rientro di almeno sei anni in Italia, per non perdere il contatto con la realtà nazionale. Il piano di formazione nazionale, che è previsto per il personale in servizio in Italia, si estende anche al personale delle scuole italiane nel mondo.

Il personale in servizio all’estero potrà godere dell’indennità di richiamo alla fine del servizio e di una serie di benefit elencati nel dettaglio nel pezzo in basso.

Viene istituita una cabina di regia tra ministero dell’Istruzione e quello per gli esteri per la messa a sistema delle scuole italiane nel mondo e l’attuazione di altre iniziative all’estero, ai fini della diffusione della lingua e della cultura italiana.

Nello specifico Miur e Maeci si preoccupano di:

  • istituire, trasformare o ridefinire le scuole statali all’estero e autorizzare eventuali varianti, a seconda delle necessità locali;
  • riconoscono la parità scolastica e istituiscono sezioni italiane all’interno di scuole non italiane;
  • avviano collaborazioni con soggetti pubblici e privati;
  • definiscono i requisiti culturali e professionali del personale da inviare all’estero;
  • definiscono gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e delle altre iniziative.

Il Miur, per la prima volta, seleziona il personale da destinare alle scuole all’estero e dedica una sezione del portale unico della scuola al sistema della formazione italiana nel mondo.

Per la prima volta, infatti, la competenza per la selezione e la destinazione di tale personale passerà dal Maeci (ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale) al Miur.

La selezione sarà effettuata sulla base di nuovi requisiti culturali e professionali individuati, in questo caso, in sinergia tra Miur e Maeci.
I requisiti dovranno garantire la qualità del sistema della formazione italiana nel mondo, pertanto saranno richiesti titoli specifici fra cui quelli linguistici, con particolare riferimento all’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda o lingua straniera (italiano L2 e LS).

Sempre in stretta collaborazione, i due dicasteri, quello di viale Trastevere e la Farnesina, determineranno gli obiettivi, le modalità e i criteri per la valutazione dell’offerta formativa e per la formazione.
Quest’ultima diventerà obbligatoria secondo le priorità e i principi di cui alla legge 107/2015 e dovrà essere svolta sia in servizio nelle sedi di destinazione, che «prima della partenza» nel territorio nazionale.

Il trattamento economico all’estero del personale Maeci si estenderà anche al personale della scuola all’estero. Tra le maggiori innovazioni ci saranno l’estensione al personale della scuola dell’indennità di richiamo alla fine del servizio all’estero; il rimborso integrale del viaggio di congedo; il contributo forfettario (e non a piè di lista) per le spese di trasloco; l’indennità per spese di abitazione; la possibilità di usufruire senza decurtazioni dell’indennità di servizio all’estero di alloggi in disponibilità dell’amministrazione; la rimodulazione delle aggiunte per situazioni di famiglia.

La legge 107 del 2015 prevede inoltre l’assegnazione alle scuole di un contingente destinato al potenziamento dell’offerta formativa.

Il decreto estende tale prerogativa anche alle scuole italiane all’estero che, con l’entrata in vigore dello stesso, accoglieranno personale dedicato al potenziamento delle competenze in ambito artistico e musicale e alla diffusione delle tecniche di produzione delle immagini e del suono.

Il decreto prevede inoltre che il contingente di personale destinato alle scuole sia comprensivo di docenti di sostegno: il che dovrebbe impattare sull’organico con un potenziamento di circa cinquanta unità.

Anche le scuole italiane all’estero saranno oggetto di valutazione, tramite il sistema di valutazione nazionale.

Il processo di valutazione riguarderà:

  • qualità dell’offerta formativa e dell’insegnamento;
  • interventi realizzati;
  • performance del personale.

Le scuole all’estero partecipano, infine, all’attuazione del Piano digitale: si prevedono finanziamenti per 520.000 euro.

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