Scuole fredde, il Covid accentua il problema: aule gelate per 3 studenti su 4, soprattutto a causa delle finestre aperte

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Le aule gelate non sono più l’eccezione ma la normalità: ben 3 studenti su 4, infatti, stanno riscontrando disagi a scuola a causa delle basse temperature. A riportarlo sono gli oltre 5.000 alunni delle superiori che hanno risposto a un sondaggio proposto da Skuola.net.

Una spinta alla diffusione del fenomeno potrebbe averla dato la pandemia che, oltre al forte impatto negativo che ha avuto sulla didattica, ha anche svelato, spesso accentuandole, le fragilità che molte scuole hanno dal punto di vista strutturale e organizzativo. Infatti “solo”, si fa per dire, il 15% imputa il problema a un malfunzionamento degli impianti di riscaldamento. Mentre addirittura il 60% collega la quasi impraticabilità della propria classe alla necessità di garantire un costante ricambio dell’aria nelle aule, per evitare la circolazione del virus. Solamente 1 su 4 non lamenta problemi legati al freddo.

Ciò significa anche che, nonostante le raccomandazioni e i fondi messi a disposizione, la stragrande maggioranza degli istituti non sembra essersi ancora dotata di un sistema di aerazione alternativo – dice di averlo a disposizione appena il 5% dei ragazzi – o perlomeno di contromisure adeguate. Che sia un problema di inadeguatezza delle risorse disponibili o di difficoltà organizzative da parte delle scuole o degli enti locali, i veri proprietari degli edifici, poco importa.

Il 95% degli studenti delle superiori, infatti, deve scegliere tra patire il freddo o respirare, seppur attraverso le mascherine, aria viziata. E con la pandemia che torna a far paura, si preferisce la prima opzione. Così 1 studente su 2 racconta come, anche con l’inverno alle porte, l’unico modo per permettere il ricircolo dell’aria in aula sia quello di tenere sempre le finestre spalancate. Nel 29% dei casi, proprio a causa delle temperature in picchiata, si è scelto di effettuare il cambio d’aria lo stretto necessario, e quindi ogni ora e a ricreazione. In circa 1 caso su 10 si cerca di aggirare l’ostacolo aprendo la porta anziché le imposte che danno verso l’esterno. Ma c’è anche chi ammette che, per l’eccessivo freddo, porte e finestre in classe sono sempre chiuse (8%), rischiando pur di stare al caldo.

Problematica questa che, come detto, si aggiunge all’annosa questione dei riscaldamenti che non funzionano a dovere: come detto, il 15% degli alunni “denuncia” delle criticità in tal senso nel proprio istituto. Per 1 su 3 il problema risiede nel fatto che gli impianti funzionino solo in alcune aree dell’edificio, mentre 1 su 5 punta il dito sul tempo di accensione decisamente insufficiente. Anche quando non si lesina su questo aspetto, però, ci sono casi – 1 su 5 – in cui la struttura non è in grado di mantenere una temperatura accettabile durante l’orario di accensione. Infine c’è un 21% di intervistati, dato che sale al 31% al Sud Italia, che assicura che l’impianto di riscaldamento della propria scuola sia rotto o spento.

Le lezioni, però, devono andare avanti anche col freddo. E, allora, gli studenti si organizzano. I metodi più diffusi per difendersi dal gelo? Il 68% racconta di aver risolto facendo lezione con il cappotto; il 10% è andato oltre e si è portato un plaid o una coperta da casa; il 7%, più creativo, sopperisce al mancato riscaldamento attaccando in classe stufe o elettrodomestici simili per assicurare qualche grado in più all’interno dell’aula.

Ma, parallelamente, le scuole fredde contribuiscono anche a “scaldare” gli animi. Metà degli studenti riporta che nel proprio istituto sono state organizzate proteste proprio per questo motivo: nella maggior parte dei casi (39%) l’iniziativa è partita dagli studenti, ma a volte anche i docenti si sono uniti alle lamentele (9%) se non addirittura sono stati proprio gli insegnanti a promuovere mobilitazioni (2%).

Malcontento che ha assunto varie forme: il 25% dice che ci si è limitati a delle rimostranze informali rivolte al dirigente scolastico, il 23% degli intervistati racconta che queste si sono trasformate in un vero e proprio sciopero; in un quinto dei casi (20%) è stata scritta una lettera da inviare al preside, mentre l’11% degli studenti ha visto convocare un’assemblea straordinaria per trattare il tema; l’8% ha organizzato un’autogestione di protesta, il 7% ha direttamente occupato la scuola.

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