Scuole del futuro, il modello Big Picture sbarca in Italia: piani individualizzati e legame con le imprese

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Potrebbero presto nascere anche in Italia le prime scuole 100% Big Picture Learning, tutte life skills e problem solving.

Potrebbero presto nascere anche in Italia le prime scuole 100% Big Picture Learning, tutte life skills e problem solving.

Taglio netto con la tradizione, quindi: sul modello delle Charter School che piacciono tanto a Obama, l’organizzazione Big Picture (che negli Stati Uniti gestisce oltre sessanta scuole) punta a piani di studio individualizzati e a un legame fortissimo con le imprese e con le famiglie, allo scopo di combattere la dispersione e superare in modo definitivo la strutturale carenza di fondi delle scuole, statali o private che siano. Ecco le risposte dello staff Big Picture alle nostre curiosità.

In che modo anche le scuole italiane potrebbero aderire alla vostra proposta educativa? Chi le finanzierebbe?

“Le scuole aderiscono al progetto in vari modi, a seconda della propria natura e del territorio in cui sono inserite. Possono essere scuole che trasformano la loro organizzazione progressivamente per portare, o riportare, lo studente al centro, oppure, come nella maggior parte dei casi, le scuole vengono create ex-novo, ma sempre rispettando l'originalità del contesto in cui si inseriscono. Anche la loro natura è varia: possono essere scuole statali, convenzionate (charter) o in alcuni casi anche private. Così come per lo studente, anche l'approccio alla gestione della scuola è personalizzato”.

Ha parlato di modello 'charter', c'è un riferimento diretto alle charter school statunitensi?

“Esatto, mi riferisco proprio al modello convenzione Stato-istituzione no profit già sperimentato negli Usa”.

Come è nato questo nuovo approccio all’educazione e alla formazione?

“Nasce venti anni fa, quando lo Stato del Rhode Island diede l'opportunità a Washor e Littky di poter costruire una scuola completamente ex-novo, senza dover rispettare alcun vincolo precostituito, ma con solo un obiettivo: abbattere drasticamente l'abbandono scolastico e la demotivazione "latente".

Ai due fondatori e al governo del più piccolo stato degli USA (più piccolo della Valle d'Aosta) era ormai chiaro che la situazione non fosse più tollerabile e che sul lungo termine avrebbe avuto ricadute preoccupanti per la struttura sociale della comunità. Bisognava rispondere con energia e coraggio al problema rispondendo a una sola domanda "Cos'è il meglio per i ragazzi?" e costruendo la scuola sulle risposte.
Il risultato? Ragazzi in grado di trovare la propria strada nella vita , autonomi nelle loro decisioni e con forti capacità imprenditoriali”.

Sul sito si legge che “La filosofia dell’educare un ragazzo alla volta va oltre il lavoro “accademico” e implica guardare allo studente e lavorare con lui in maniera olistica… Questo si realizza attraverso un piano di studio individualizzato per ciascun studente, supportato da figure adulte ed esperte”. Quali sono queste figure adulte ed esperte? Com’è la loro relazione con i docenti curricolari?

“Le figure adulte che supportano i ragazzi sono Advisor (o precettore), Mentor e Famiglia. L’Advisor è per così dire il referente che favorisce i collegamenti tra le altre figure adulte e il ragazzo, creando una rete di supporto; si preoccupa inoltre di “conoscere” il ragazzo per potergli cucire addosso un piano di studi adatto a sviluppare talenti e attitudini personali. Tiene le fila dei progetti di ognuno e interagisce con le altre figure professionali nella scuola, insegnanti, assistenti sociali, per andare incontro ai bisogni reali di ciascuno studente. Un Advisor si occupa di 15 massimo 17 ragazzi per tutto il corso dei loro studi.
Il Mentor è la porta verso il mondo reale, colui che “accompagna” il ragazzo nel mondo del lavoro. È un professionista a cui i ragazzi sono affidati per “imparare un mestiere”, è direttamente coinvolto nella stesura del piano di studi del ragazzo, che non sarà l’unico a trarre beneficio dall’esperienza, ma il Mentor stesso dovrà trarne vantaggio e anche la sua attività lavorativa.
La famiglia è una risorsa indispensabile in una scuola Big Picture. E’ coinvolta nella stesura del piano di studi e nella valutazione dello studente durante le presentazioni pubbliche. Un’allieva del Liceo Sella di Biella è attualmente al MET di Providence. Il 14 di dicembre c'è stata la sua presentazione pubblica, abbiamo organizzato un collegamento via Skype perché non solo la famiglia ospitante americana potesse assistere alla presentazione, ma anche la sua vera famiglia italiana, anch’essa coinvolta nella valutazione.
Gli insegnanti curricolari in una scuola Big Picture (che possono essere anche Advisor) devono “piegare” il loro insegnamento alle esigenze degli studenti, fornire tutte quelle competenze di base necessarie ai ragazzi per lavorare ai loro progetti personali e per proseguire gli studi.
Queste sono solo le figure essenziali, ma solitamente nelle nostre scuole non mancano mai altre figure di supporto importantissime, che svolgono la loro attività a tempo pieno, come i consulenti universitari, assistenti sociali, responsabili per la creazione d'impresa, psicologi e molti altri”.

Quali tipi di scuola mostrano più interesse per il metodo Big Picture nel nostro Paese? Come reperiscono o potrebbero reperire i fondi per finanziarsi?

“Ci muoviamo all'interno della scuola secondaria e pensiamo, ovviamente, alle scuole che soffrono più delle altre per l'abbandono scolastico, come gli istituti professionali, ma non solo. Anche scuole di eccellenza si affacciano alla nostra proposta, per offrire un percorso di studi che prepari veramente i ragazzi ad affrontare la vita e il mondo del lavoro, in grado di superare quel solco che si è creato tra "dire e fare".
La parte dei fondi è una partita tutta aperta, quello che è certo è che vogliamo superare in modo definitivo la strutturale carenza di fondi delle scuole, statali o private che siano, con proposte innovative e in grado di cambiare in modo significativo l'efficienza gestionale e la sostenibilità a lungo termine. Vi sono molti punti di miglioramento nei processi affinché il valore offerto arrivi con più efficacia e non si perda per strada. Non a caso abbiamo deciso di muovere i nostri passi all'interno di un Centro d'Innovazione d'Impresa gestito da una delle banche più innovative del panorama italiano.
Le imprese, più di ogni altra organizzazione, ci supportano e guardano con interesse gli sviluppi del nostro progetto. Non possiamo nasconderlo, l'innovazione non è più un'opzione per le imprese, ma una questione di sopravvivenza, per questo desiderano più che mai assumere non meri esecutori, ma lavoratori che siano imprenditori di se stessi.
La scuola ha il dovere di far ripartire questo paese, dare il meglio ai suoi studenti e i migliori studenti possibili al lavoro su cui, va ricordato, è fondata la nostra Repubblica”.

Nel caso di scuole statali, come prevedete che si possa finanziare il vostro modello? La legge 107 dà ragguagli in proposito?

“Il mondo dell'educazione è rapida evoluzione e la recente attività legislativa Italia dimostra che anche l'Italia incomincia ad essere interessata da questi cambiamenti. Ovviamente siamo molto interessati a capire come questa attività si evolverà e se potrà presentare aspetti in linea con la nostra proposta innovativa.

Crediamo sia ancora prematuro dare una riposta netta e precisa, il panorama della scuola statale Italiano è ancora in fase di assestamento sui nuovi provvedimenti. Però, ancora una volta, ribadiamo un nostro valore fondamentale: la personalizzazione. Noi desideriamo lavorare a fianco di coloro che credono nel nostro approccio, senza fornire pacchetti preconfezionati, ma capire, innovare e costruire insieme, rispettando le proprie peculiarità e valorizzando le potenzialità. Pertanto noi siamo disponibili a lavorare CON tutte le scuole statale e CON il Ministero affinché possano offrire il miglior futuro possibile ai loro studenti, ai nostri studenti.

Allo stato attuale stiamo già offrendo concretamente il nostro supporto ad una delle nostre Pubbliche Amministrazioni per quanto riguarda l'innovazione nell'edilizia scolastica: il MET di Newport è infatti la scuola più "verde d'America" e stiamo collaborando per fornire tutti le informazioni necessarie per poter realizzare una scuola altrettanto "verde" nel nostro paese”.

I ragazzi vengono valutati nello stesso modo in cui lo sono gli adulti: performance del lavoro, presentazioni individuali, impegno, attitudine e comportamento”. In che modo questo nuova metodologia potrebbe sposarsi o comunque interagire con i paradigmi della tradizione pedagogica del nostro Paese?

“Sempre di più si parla di didattica per competenze e conseguentemente di valutazione di competenze. Ciò che valuta una scuola Big Picture sono competenze e, in particolare, le competenze sociali (life skills), oggi come oggi importantissime.
Un ottimo esempio è la competenza relativa alla capacità di affrontare e risolvere problemi, il cosidetto problem solving, in cui il nostro paese mostra un deficit evidente secondo le rivelazioni statistiche
La nostra "tradizione pedagogica" non è solo "nostra", ma è la tradizione maggiormente diffusa nel sistema scolastico mondiale.

I nostri partner d'oltralpe e d'oltreoceano hanno già affrontato con successo la stessa sfida, e non ci sono grandi ostacoli in questo senso perché il modello Big Picture non è un modello rigido. Come già accennato, non esiste una scuola uguale all’altra, si adatta al territorio, alla comunità circostante e alla cultura dei paesi.
Inoltre i dati parlano chiaro, la dispersione scolastica è ridotta fino al 30% e il MET di Providence, la scuola pioniera, è tra le tredici più innovative del mondo.
Non esiste e non vogliamo che esista una risposta preconfezionata, vogliamo trovarla insieme ai docenti, agli studenti e alle famiglie che vivono la scuola ogni giorno, e il nostro staff che lavora quotidianamente per portare questa evoluzione del modello formativo.
I passi fin qui fatti sono positivi e la risposta da parte dei ragazzi e delle famiglie è ottima. Nei nostri piani c'è la creazione della prima scuola italiana 100% Big Picture non appena avremo coltivato una comunità sufficientemente forte per sostenerla”.

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