Scuole con progetti, ma senza soldi: come finanziarli con il crowdfunding

di Antonio Casa
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In Italia, sempre più istituti ricorrono a raccogliere fondi on line per realizzare laboratori, acquistare Lim o ristrutturare aule e giardini. Elisa Liberatori (GoFundMe): “Uniamo bisogni e cittadini”

Con questo sistema, la scuola secondaria di I° grado “Rinascita-A.Livi” di Milano ha acquisito una stampante 3D per il proprio laboratorio di robotica, mentre l’Ics di Govone (Cn) ha realizzato un’officina scolastica e l’Isis Enrico Fermi di Bibbiena (Ar) ha avviato il progetto denominato “[email protected]”. Quale sistema? Parliamo del crowdfunding, pratica di microfinanziamento via internet, in cui gruppi di persone utilizzano somme di denaro in comune per sostenere idee di privati e organizzazioni, comprese quelle scolastiche.

Sempre più istituti italiani di ogni ordine e grado, infatti, grazie al crowdfunding raccolgono soldi per potere finanziare progetti che altrimenti non potrebbero permettersi. Un esempio: lo scorso anno, Fastweb e Miur hanno lanciato “Fastweb 4 School”. Le scuole che fossero riuscite a raccogliere la metà della somma occorrente per il proprio progetto avente come tema l’innovazione, avrebbero ricevuto il restante 50% a fondo perduto dalla nota società di telefonia. Risultato? Trentatré progetti finanziati per 225.449 euro, con il coinvolgimento di 997 persone che hanno versato soldi alle varie proposte, soprattutto nei settori di design e tecnologia.

Le stime parlano del ricorso sempre più frequente al crowdfunding. Per numerose scuole, che magari anni fa hanno acquistato così la lavagna interattiva multimediale (Lim), si assiste a un salto di qualità, perché si rivolgono al crowdfunding per tentare di realizzare accessoriati laboratori tecnologici o finanziare missioni di studenti nell’estremo Nord Europa per studiare i cambiamenti climatici.

Non sempre i progetti, però, vengono finanziati. A volte, nell’arco di tempo stabilito per la raccolta dei fondi si racimolano soltanto pochi euro. E’ la legge del crowdfunding.

Orizzontescuola.it ha sentito Elisa Liberatori Finocchiaro, Southern Europe manager di GoFundme, una delle piattaforme più conosciute del mondo.

Che rapporto c’è tra crowdfunding e il mondo della scuola?

“È un rapporto molto stretto tra i due. In tempi in cui le risorse economiche scarseggiano possiamo dire che molte persone hanno fatto ricorso alla raccolta fondi online per le spese più importanti: dalla ristrutturazione di aule nuove alle strumentazioni digitali, dai progetti didattici ai giochi per i bambini. Uniamo bisogni e cittadini, senza intermediazioni. Là dove serve una mano c’è anche una comunità che vuole e può fare qualcosa. E per questa ragione, nonostante GoFundMe sia una piattaforma di raccolta fondi sociale, aperta ad ogni tipo di causa, le campagne di tipo “scolastico”, sono diverse.”

Quali campagne sono state lanciate sulla piattaforma?

“La nostra piattaforma, GoFundMe, ospita alcune di queste campagne. L’ultima in ordine di tempo riguarda la scuola “Il Raggio”, scuola dei Colli Euganei, che offre la possibilità di accedere alla pedagogia Steiner-Waldorf e prevede una didattica in cui hanno ampio spazio le attività artistiche e creative, in particolare la musica ed il canto, il movimento, il lavoro manuale e artigianale.

A Roma invece, una insegnante dellascuola Manzi, ha lanciato una campagna per acquistare 5 Lim e 5 videoproiettori interattivi. Ospitiamo anche altre campagne per raccogliere fondi per spese di ristrutturazione di aule e cortili: unacampagna che ha ottenuto quasi cinquemila euro, per lavori di insonorizzazione, rimbiancatura, potatura delle piante in giardino.

Poi ci sono gli sportelli scolastici: su questo tema è stata lanciata una raccolta fondi pereducAzioni, nata per volontà di un gruppo di genitori adottivi, che si occupa di inclusione e formazione alla genitorialità.”

Non solo scuole italiane, immaginiamo…

“Sì, infatti. Alcune campagne sono servite, o servono ancora, a finanziare lavori per ristrutturazione di scuole in paesi africani o latinoamericani. Come la ricostruzione di una scuola ad Haiti, distrutta dal terremoto e dall’uragano Matthew: oggi grazie ad una raccolta fondi si può partecipare alle spese per l’unicascuola nell’area rurale di Doco – nel sud-est del Paese, ad un’ora d’auto da Port-au-Prince – in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico. Un’altra scuola, esattamente dall’altra parte del mondo, in Cambogia, aspetta di essere ricostruita a Siem Reap.”

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