Scuole chiuse Veneto: posso andare a sciare ma non posso andare a scuola. Lettera

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Inviata da Monica Buson – Gentilissima Redazione di Orizzonte Scuola, Ieri la mia Regione, il Veneto, ha perso l’ennesima occasione di dimostrarsi attenta. Anzi, forse, non solo da ieri.

Ieri ha deciso di chiudere nuovamente i nostri figli e le nostre figlie adolescenti nelle case, tra due mura, davanti al PC, a fare didattica a distanza, senza relazioni, senza vedersi, senza svegliarsi al mattino presto e prepararsi, vestirsi, pettinarsi, sentire la faccia sferzata dal vento mentre in bici vanno a scuola, o vanno alla fermata dei trasporti pubblici, senza vedere i compagni, senza ascoltare la voce vera dei docenti, senza sentire il cuore battere durante l’interrogazione o la verifica.

In un colpo di spugna, ha risolto tutti i problemi che erano legati al ritorno sui banchi: i trasporti, i tracciamenti, le classi pollaio, l’edilizia fatiscente, la mancanza di personale, di fondi. Il tutto senza preoccuparsi di dover creare nuovi bonus (baby sitter, congedi parentali), senza obbligare i genitori a prendersi ferie o permessi vari, perché gli studenti e le studentesse delle scuole superiori sono grandi, possono stare a casa da soli.

Loro, i ragazzi, le ragazze, nell’immaginario collettivo, non esistono più. Sono spariti. Chiusi tra quelle mura. Non se ne parla più, se non in termini di numeri.

Tutto il resto apre. Aprirà. Ma non la scuola. Perché finora non è stato fatto quello che si doveva fare fin dall’inizio per garantire il diritto all’istruzione. Aprirà tanto, aprirà tutto. Addirittura si vocifera di una riapertura delle piste da sci per il 18 gennaio. Posso divertirmi, andare a sciare, assembrarmi, ma non posso andare a scuola.

Il diritto all’istruzione, quello dell’art. 34 della nostra Costituzione, quello che dice che “La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, è stato dimenticato. Cancellato.
Perché per l’ennesima volta solo chi avrà una connessione buona, un PC per figlio, una famiglia alle spalle, una tranquillità economica, continuerà, anche se tramite la didattica a distanza, a frequentare la scuola.
Gli altri, anche se capaci, anche se meritevoli, lasceranno e si perderanno. Anzi, li perderemo.

C’è un libriccino che tengo sempre in borsa, come una reliquia. La mia copertina di Linus.
E’ piccolo, una cinquantina di pagine, delle quali le ultime contengono la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ha la copertina rossa, si intitola “INDIGNATEVI!” con il punto esclamativo finale, ed è stato scritto da un novantatreenne francese, Stéphan Hessel, che ha combattuto la II guerra mondiale nella Resistenza.

Il diritto all’istruzione viene costantemente calpestato e noi, gli adulti, siamo fermi, immobili. Non ci indigniamo. Ma è da trent’anni che la scuola è sotto attacco, tagliata e depauperata di tutto: e oggi i nodi stanno venendo al pettine. E sarà questa generazione che ne pagherà le conseguenze.

Tutta la società ne pagherà le conseguenze.

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