Scuole chiuse per ordinanze Regioni? C’è il “veto” del Governo, deroghe solo in rari casi

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Draghi e Bianchi hanno assicurato la scuola in presenza nonostante l’aumento importante di contagi da Covid. Negli ultimi giorni si son fatte avanti ipotesi di chiusure delle scuole, o meglio dell’attivazione della Dad, protagonista dei due anni scolastici scorsi. Il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, avanza l’idea di tenere le scuole chiuse e approfittare del mese in più per procedere con la vaccinazione dei più piccoli.

A me ha detto De Lucasembrerebbe giusto usare un mese per ampliare la vaccinazione per i bimbi piccoli e riaprire le scuole in sicurezza. Oggi l’apertura è prevista il 10 gennaio, credo valga la pena di riflettere, sapendo che la tutela della salute è un tema prioritario dei bimbi”.

In realtà le Regioni non possono più decidere autonomamente sulla chiusura degli istituti scolastici, a meno che non si sia in presenza di situazioni “di eccezionale e straordinaria necessità” o in zona rossa e arancione.

Il decreto Natale, dl 24 dicembre 2021 n. 221, conferma la scuola in presenza fino al termine dello stato di emergenza, prorogato al 31 marzo 2022.

Per consentire lo svolgimento in presenza dei servizi e delle attività didattiche in presenza e per prevenire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2, fino al 31 marzo 2022, termine di cessazione dello stato di emergenza, sono adottate, in tutte le istituzioni del sistema nazionale di istruzione, e nelle università, le seguenti misure minime di sicurezza:

  • è fatto obbligo di utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie, fatta eccezione per i bambini di età inferiore ai sei anni, per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso dei dispositivi e per lo svolgimento delle attività sportive;
  • è raccomandato il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro salvo che le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano;
  • è fatto divieto di accedere o permanere nei locali scolastici e universitari ai soggetti con sintomatologia respiratoria o temperatura corporea superiore a 37,5°.

Poche le deroghe. I presidenti delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano e i sindaci possono derogare alle attività in presenza, per specifiche aree del territorio o per singoli istituti, esclusivamente in zona rossa o arancione e in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all’insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica.

Va sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bes.

Scuola in presenza con obbligo mascherina e 1 metro di distanza. Deroghe solo in zona rossa o arancione. La proroga nel decreto Natale

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