Scuole chiuse mentre aziende riaprono, appello genitori: chi si occuperà dei nostri figli dal 4 maggio?

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Le scuole restano chiuse mentre molte aziende si preparano a riaprire nella fase due dell’emergenza sanitaria, quella di convivenza con il Covid 19.

E’ uno dei punti di domanda più frequenti negli ultimi giorni: con chi restano i bambini quando i genitori torneranno sul posto di lavoro? Sono stati diversi i pareri e molte le proposte che si sono susseguite, anche da parte di politici.

La Ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti pensa a delle misure che mirino a “evitare che accada lo scenario-incubo di tante famiglie: i genitori che vanno a lavorare e non sanno dove lasciare i figli, con uno dei due che poi è costretto a stare a casa. Vorrei evitare di arrivare a questo punto perché poi temo che a stare a casa sarà la donna” e così la soluzione cui pensa la Ministra è: “Da una parte estendere i congedi parentali divisi tra le mamme e i papà, poi io ho proposto il voucher babysitter già nel primo decreto ed ora l’assegno per i figli. Il tema grande da strutturare è quello di una rete di servizi a sostegno delle famiglie, con la possibilità di riattivare quelle esperienze educative che creino delle attività ludiche, ricreative e di custodia per i figli. Specie per i mesi di giugno, luglio e agosto“.

Per il momento si tratta però di proposte e così i genitori hanno diffuso in queste ore una petizione, con la quale chiedono risposte: “Aziende aperte e scuole chiuse: il governo affronti ora il problema delle famiglie”.

Siamo un gruppo di genitori e lavoratori: medici, insegnanti, impiegati, giornalisti, dirigenti d’azienda, psicopedagogisti, fotografi – scrivono-. Come tanti altri genitori e famiglie, ci chiediamo cosa sarà di noi dopo il 4 maggio”.

Ci sembra che il governo abbia concentrato tutti i suoi sforzi, in termini di aiuti concreti ma anche di comunicazione, sul tema dell’economia e della riapertura economica del paese – proseguono i genitori -. Non vogliamo sottovalutare l’importanza della ripartenza economica, né gli effetti del mancato lavoro per tante famiglie, con conseguente povertà e disoccupazione. Ma proprio per questo motivo, per l’importanza che riveste il lavoro per ciascuna famiglia, ci sembra inverosimile e paradossale che a fronte della riapertura, anche progressiva, delle aziende non si parli innanzitutto di chi si occuperà dei nostri figli”.

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