Scuole chiuse in Dad, Basilicata: ecco perché le Regioni possono decidere

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Il direttore dell’ufficio stampa della giunta regionale della Basilicata, Massimo Calenda, replica, in una nota, a un articolo apparso su un quotidiano locale e spiega perché le Regioni possono adottare misure più restrittive riguardo in particolare le scuole.

“Le misure limitative di Ministro della Salute e Presidente di Regioni continuano ad essere adottate in piena legittimità ai sensi del Decreto-Legge 19/2020, in particolare degli artt. 2 e 3, ovvero del Decreto-Legge 33 del 2020, in particolare dell’art. 1, commi 13, 14 e 16”, si legge nella nota.

“Lo stesso Decreto-Legge 158 del 2020, spiega Calenda, dispone che sull’intero territorio nazionale i DPCM possano prevedere misure specifiche più restrittive indipendentemente dalla classificazione del livello di rischio e di scenario, richiamando proprio l’art. 2 del DL 19/2020 e rimodulando quindi le stesse norme introdotte con il più recente dei Decreto-Legge (tutti atti con la stessa “forza di legge”)”.

“La previsione di misure derogatorie più stringenti – in relazione all’andamento epidemiologico – è quindi tuttora riconosciuta sia alle Ordinanze del Ministro della salute, sia alle Ordinanze dei Presidenti di Regione proprio in forza dell’art. 2 del Decreto-Legge 19/2020 così come dell’art. 3 del medesimo Decreto (che richiama esplicitamente l’art. 1 commi 14 e 16 del DL 33/2020 e, naturalmente, ai DPCM.

Queste misure sono adottate sulla base di un atto di normazione primaria, ed hanno medesima portata, tant’è che il comma 14 dell’art. 1 del dl 33/2020 assegna pari potere di intervento ai provvedimenti emanati ai sensi dell’art. 2 del DL 19/2020 o a quelli della Regione, e dunque medesima possibilità di adottare e introdurre misure limitative/restrittive ancorché temporalmente definite”.

Inoltre, “il DL 1/2021 ha introdotto previsioni sull’attività scolastica in misura più restrittiva di quanto previsto dal DPCM del 3 dicembre 2020, almeno sino al 16 gennaio, come disciplina “ponte” rispetto all’atteso nuovo DPCM che ha una propria ragion d’essere normativa. Non ha modificato (pur avendo innovando il DL 33/2020) le disposizioni preesistenti di fonte primaria, tuttora vigenti, che autorizzano comunque i diversi livelli istituzionali ad emanare provvedimenti quali DPCM, ovvero con ordinanza del Ministro della salute, ovvero con ordinanza regionale e, conseguentemente, introdurre misure derogatorie ulteriormente restrittive (in combinato disposto con l’art. 3 del DL 19/2020) tra quelle elencate nell’art. 1 comma 2 del medesimo DL 19/2020, tra cui anche la eventuale sospensione delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado”.

“Il potere di introdurre misure derogatorie in ambito regionale – conclude – è riconosciuto da medesime norme di rango primario e di pari livello al DL 1/2021, vale a dire dai preesistenti decreti-legge che hanno disposto a regime, in via dinamica, detta facoltà affinché sia sempre garantita, in relazione all’andamento di rischio epidemiologico presente e indipendentemente dalla classificazione del livello di rischio e di scenario presente, una pronta capacità d’intervento (con misure più stringenti) volte al contenimento del rischio sanitario. Prova ne sia che la gran parte delle regioni italiane, pur in presenza delle norme del DL 1/2021, hanno adottato in questi giorni misure analoghe più restrittive in ordine alle attività dei servizi didattici in presenza”.

Ritorno in classe, le date Regione per Regione [ELENCO AGGIORNATO]

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