Scuole cattoliche, mobilità internazionale e formazione continua dei docenti. Le linee programmatiche. INTERVISTA a Virginia Kaladich

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Tra progetti di mobilità internazionale e formazione continua dei docenti, ecco come Virginia Kaladich, Presidente Fidae, illustra alcune linee programmatiche del cammino educativo delle scuole cattoliche all’indomani della pandemia.

L’anno scolastico volge al termine, ma dal primo aprile, dopo due anni, si vive senza lo stato di emergenza. Che significato ha per la scuola questo quasi ritorno alla normalità?

Significa ritrovare una piccola normalità in un momento che rimane molto delicato: la guerra ha catalizzato l’attenzione mediatica ma anche la preoccupazione che ora, da uno stato di emergenza sanitario, si possa passare ad uno stato di emergenza energetico. L’importante è accompagnare i nostri ragazzi ad avere sempre uno sguardo speranzoso verso il futuro e oggi vogliamo vivere così questi mesi finali, con la speranza che davvero il prossimo anno scolastico sia quello di una ripartenza piena, in sicurezza ma finalmente liberi di guardarci negli occhi, di ricominciare a muoverci, a visitare musei, mostre.

Le mascherine rimangono, nonostante dal 1° maggio l’obbligo decada in tutti i luoghi al chiuso. Non è un’incoerenza?

Si tratta di un altro mese e mezzo, e sicuramente la scuola può fare questo sforzo per garantire ulteriormente la piena sicurezza; tuttavia bisogna dire che anche questo provvedimento denota una visuale distorta, in cui sembra che la scuola sia e sia stato l’unico luogo di contagio: abbiamo sempre rispettato in maniera puntuale tutta la normativa, come anche gli studenti e le loro famiglie. Non si può dire la stessa cosa di altri luoghi di aggregazione, come ad esempio i mezzi pubblici che gli stessi studenti hanno preso per recarsi a scuola.

Per il momento va in soffitta anche la Dad: cosa possiamo prendere di buono da quest’esperienza?

Noi come Fidae, fin da marzo 2020, abbiamo cercato di strutturare in maniera precisa e puntuale la Didattica a distanza e la didattica mista, tanto che abbiamo creato anche una prassi di Riferimenti con l’Ente di Normazione italiano (UNI), poi abbiamo continuato a perfezionarla, ma soprattutto ci siamo impegnati nella formazione continua dei docenti che si trovavano ad affrontare per la prima volta modalità inedite di insegnamento e situazioni lavorative completamente nuove. E quindi direi che tutto il corpo docenti è sicuramente cresciuto sotto tanti punti di vista, ha sperimentato le nuove tecnologie, acquisendo un bagaglio di conoscenze che torneranno utili per il futuro perché la scuola che inizierà una volta passata la pandemia sarà diversa.

Riprendono anche le visite di istruzione, ma la FIDAE già da febbraio ha rilanciato i viaggi di formazione in mobilità attraverso il progetto Erasmus +.

Sì, abbiamo organizzato delle giornate di formazione in mobilità come FIDAE nazionale con la scuola capofila del Progetto, Scuola Maria Ausiliatrice di Roma. Le destinazioni sono state Dublino, dove si sono tenuti dei corsi su Bullismo e Cyberbullismo, e Barcellona, dove invece si sono approfonditi i temi legati all’implementazione delle materie STEAM. I viaggi hanno coinvolto circa 70 docenti che hanno potuto dialogare tra loro, scambiandosi esperienze e consigli. Il mese di aprile e maggio sarà ricco di opportunità per i nostri studenti. Dal 6 aprile u.s. abbiamo iniziato anche le mobilità studenti Erasmus+ a Malta e entro fine mese saranno circa trecento i ragazzi coinvolti.

Il percorso continua idealmente anche durante il periodo estivo, con il campus nazionale Fidae di Ravenna.

Sì, il percorso di formazione per i docenti non si è mai fermato, dopo le riunioni quotidiane durante il lockdown del 2020 abbiamo dato vita a “I mercoledì della Fidae” che stanno per chiudere la terza stagione incentrata quest’anno su: Prendersi cura, Progettare insieme il futuro e Patto Globale. A Ravenna tireremo le fila di questo percorso e poi naturalmente avremo lo sguardo rivolto al nuovo corso perché ogni cambiamento ha bisogno di un cammino educativo che coinvolga tutti. Per questo non solo nel corso del campus, ma durante tutto l’anno scolastico, vogliamo costruire un “Villaggio dell’educazione” dove, nella diversità, si condivida l’impegno di generare una rete di relazioni umane e aperte.

Nei giorni scorsi il Vaticano ha emanato un documento sull’Educazione in cui c’è un richiamo forte alla libertà di scelta dei genitori.

Il documento pubblicato dal Vaticano è un passaggio fondamentale per definire ancora meglio il ruolo delle nostre scuole e di tutto il sistema educativo del nostro paese. In un momento così complicato è importante sottolineare nuovamente quanto sia importante nell’educazione il ruolo della Chiesa, che è madre e maestra, e poi il diritto universale alla formazione, responsabilità di tutti e in primo luogo dei genitori, che oggi devono poter avere libertà di scelta educativa per i loro figli, una possibilità che non è purtroppo ancora pienamente garantita nel nostro paese, nonostante siano passati già 22 anni dalla legge sulla parità scolastica.

Veniamo al concorso docenti di cui si parla in questi giorni: altissima percentuale di bocciati e lamentele su presunti trabocchetti nelle domande… ma è proprio questa la strada giusta per valutare un docente e capire se è pronto a entrare in ruolo?

I docenti, nella fase iniziale del loro percorso educativo-didattico, vanno accompagnati, formati, sostenuti, coinvolti e bisogna accendere in loro la passione educativa che li renderà veri maestri. In questo la scuola cattolica investe ed investirà sempre perché in gioco c’è il futuro delle nuove generazioni e ci auguriamo che questo impegno venga riconosciuto.

I quiz, se riescono ad attestare questo, vanno bene. Il resto non ci appartiene!

Non abbiamo fatto in tempo a lasciarci la pandemia alle spalle (almeno la fase acuta) che è scoppiata la guerra tra Russia e Ucraina. Avete messo in campo qualche azione concreta?

L’accoglienza e la solidarietà sono due principi alla base della nostra federazione e della Scuola Cattolica più in generale, e non è un caso che in questi anni, grazie al progetto #vogliamofarescuola, abbiamo stretto diversi partenariati con studenti stranieri e in particolare con alcuni ragazzi provenienti da Chernobyl, che sono stati ospitati nelle nostre scuole. Continuiamo dunque nella nostra mission, consapevoli che oggi è necessario uno sforzo in più per cercare di alleviare le sofferenze di chi sta andando via dal proprio paese. Ecco perché abbiamo dato fin da subito la disponibilità delle nostre scuole, ognuno secondo le proprie effettive capacità, per accogliere i piccoli profughi e reinserirli in un percorso scolastico. Siamo convinti che la pace si costruisca soprattutto attraverso l’educazione alla cura e al rispetto dell’altro, come ci ha ripetuto Papa Francesco, e come dobbiamo cercare ancor più di trasmettere ai nostri ragazzi che saranno i futuri cittadini del mondo.

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