Scuole aperte d’estate non significa continuare l’attività didattica in aule roventi. Lettera di risposta dell’On. Iori

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Rispondo alla lettera di Nicoletta Berrino che mi invita a “fare un giro per le scuole” segnalandole innanzitutto che credo di conoscerle poichè sono stata docente nelle scuole per 24 anni (le ho “pensate” ma anche “vissute”).

Ma soprattutto vorrei invitarla a leggere non solo il titolo, ma l’intero articolo. In questo caso apprenderebbe che l’idea di scuole aperte non significa permanenza in aule roventi, nei banchi, a continuare l’attività didattica. Si può fare scuola in tanti modi e luoghi e “costruire legami con il territorio e la comunità”.

Esistono in tal senso esperienze interessanti e positive, non solo in Europa, ma anche nelle nostre scuole italiane che ho avuto modo di conoscere personalmente. La scuola non è solo l’edificio scolastico ma è un luogo fisico e simbolico dove, soprattutto in estate, liberi dalla didattica, si possono incentivare le attività educative e ricreative, artistiche, culturali, sportive, musicali e socializzanti. E molti sono i bambini/ragazzi che ne hanno tanto bisogno, per sottrarsi alla solitudine, alla cyberdipendenza, alla strada.

Vanna Iori

Scuole aperte d’estate: mancano mezzi, strutture e spazi adeguati. Lettera    

 

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