Le scuole alzano la voce: mozioni e delibere dei collegi docenti. L’ ANIEF le invierà al MIUR

di Lalla
ipsef

Lalla – Pubblichiamo alcune delle delibere dei collegi dei docenti che il sindacato Anief ha ricevuto e che invierà al Ministero, nonchè una serie di mozioni giunte alla nostra redazione.

Lalla – Pubblichiamo alcune delle delibere dei collegi dei docenti che il sindacato Anief ha ricevuto e che invierà al Ministero, nonchè una serie di mozioni giunte alla nostra redazione.

L’Anief, annuncia, si farà portavoce di questo dissenso e delle proposte costruttive che provengono da questi documenti, inviandoli a sua volta al Miur.  A titolo esemplificativo, ne rende noti alcuni tra le centinaia pervenuti

Documento I.C. Matteotti (Alfonsine, RA)
Documento I.I.S. Einstein-Nebbia (Loreto, AN)
Documento I.I.S. Basile (Monreale, PA)

Pubblichiamo anche gli ultimi documenti pervenuti alla redazione di Orizzonte Scuola

Documento Collegio dei Docenti Liceo Artistico Catalano di Palermo approvato all’unanimità

Prof. Franco Reina – Il collegio dei docenti del LICEO ARTISTICO E. CATALANO di Palermo riunito, il 6 novembre 2012, per analizzare i provvedimenti del governo: Patto di Stabilità 2013 (art.3) e proposta di legge Aprea n.953, volti inevitabilmente, ancora una volta, a smantellare il sistema dell’istruzione pubblica e della democrazia al suo interno, vogliono esprimere il loro forte dissenso e denunciare la grave situazione che si
verrebbe a creare nella Scuola Pubblica Italiana, qualora le due leggi fossero approvate.

Il comma n.42 dell’art. 3 del Patto di Stabilità aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti delle scuole medie e superiori, portandolo da 18 ore a 24, a parità di salario. Si evidenzia che nel metodo e nel merito si tratta di un provvedimento sbagliato e iniquo. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata dalla contrattazione collettiva liberamente sottoscritta fra le parti, imponendo dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore: si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino.

Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella
preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione, nelle attività collegiali e nell’auto-aggiornamento.+

Occorre poi dire con chiarezza che i docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe – che, lo ripetiamo, sono solo una parte del totale – superiore o uguale alla media europea ( nella scuola primaria 22 contro 19,6 in Europa, nella secondaria superiore, 18 contro 16,3, nella scuola media, 18 contro 18,1), ricevendo, per contro, nella media, stipendi molto più bassi.

L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se l’ orario frontale aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro. Ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre, per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale. A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti, che il Ministro dice di voler tutelare e per i quali sarebbe in arrivo un concorso (ma su quali posti?).

L’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante, anziché qualitativi, nasconde un profondo disprezzo, che vuol fare di lui non più un intellettuale che tramanda cultura ed un educatore che costruisce un’apertura nel dialogo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che le sue ore di lavoro possono essere aumentate a piacimento, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo: la dequalificazione dell’insegnamento e la sua regressione invece saranno inevitabili. Si nota che la figura professionale dei docenti, ancora una volta, appare mortificata, in ogni ordine e grado del sistema educativo, essi vengono considerati spesso non in base alle loro specifiche competenze ma in funzione delle esigenze economiche di risparmio, ignorando del tutto i bisogni concreti della scuola, di chi la frequenta e di chi vi opera.

I docenti inoltre fanno notare che i risparmi forzati sulla scuola pubblica statale, messi in atto con l’art. 3 del Patto di Stabilità, vedono dall’altro spostare contributi pubblici sostanziosi verso la scuola privata, alla quale si concede anche l’attivazione di classi con numero minimo di alunni ( 8 ), senza alcun controllo sul reclutamento dei docenti.

Per quanto si profila, inoltre, all’interno del Ddl Aprea n.953, attualmente in discussione nel chiuso della VII commissione e non in Parlamento, come se fosse una legge priva di particolare rilevanza nazionale, i docenti del LAS E Catalano fanno presente che riprenderanno le azioni di protesta non appena il DL sarà in discussione alle camere:

Sulla base di queste considerazioni, poiché sono in gioco non solo la dignità dell’insegnante, ma anche la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola, il ruolo della cultura nella società, i valori della democrazia, i docenti di questo Liceo dichiarano che difenderanno tutto ciò.

Pertanto:
• Esprimono la loro opposizione alle due proposte di Legge;
• Ricordano al governo che tagliare sull’istruzione è per un paese una scelta grave, perché significa rinunciare ad investire per il futuro;
• Richiedono che il loro profilo professionale possa essere incluso nell’elenco ufficiale delle professioni usuranti;
• Condividono la forte preoccupazione, espressa anche dagli studenti con le loro azioni di protesta contro i su citati provvedimenti, visti come progetti di smantellamento della Scuola Pubblica e dei valori democratici rappresentati dagli Organi Collegiali della scuola;
• Chiedono alle forze politiche della maggioranza che sostiene il Governo Monti di fare un passo indietro, in quanto l’approvazione e l’applicazione delle suddette misure sarebbero l’ultimo grave colpo al sistema pubblico dell’Istruzione, già messo in discussione dalle scellerate politiche pregresse, e alla sua natura democratica;
• Invitano i Sindacati tutti ad azioni di lotta comuni;
• Sollecitano l’istituzione di Collettivi di Scuole all’interno del territorio, per concertare forme di lotta organizzata;
• Chiedono alle Istituzioni locali e nazionali, ai Partiti Politici, ai Sindacati, agli Intellettuali, ai Media e a tutta l’opinione pubblica di collaborare per restituire alla scuola Pubblica Statale il suo ruolo sociale, sul quale poter
ricostruire;
• Comunicano che sino a quando non verrò cancellato dalla legge di stabilità l’aumento dell’orario di lezione dei docenti bloccheranno tutte le attività extra curriculari (visite guidate, viaggi, uscite, progetti inseriti nel POF, sportello didattico), daranno vita a una rete di scuole operanti nel territorio con lo scopo di dar vita ad azioni comuni cercheranno di ottenere visibilità attraverso i mezzi di informazione per rendere pubbliche le ragioni della protesta.

Documento dei docenti dell’I.I.S. "G.Mendel" di Villa Cortese (Mi) contro l’art. 3 della Legge di Stabilità 2013.

Premesso che la vera politica scolastica, almeno negli ultimi vent’anni, è stata fatta in Italia nelle Leggi finanziarie, i docenti dell’I.I.S. "G.Mendel" di Villa Cortese (Mi) denunciano l’ennesima grave situazione che si verrebbe a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, attualmente in discussione alla Camera dei deputati.

L’articolo in questione aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo. Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore:
si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione stato-cittadino. Neanche nei modelli totalitari lo stato interveniva a stabilire i tempi di lavoro e persino lì si preservavano le apparenze della contrattazione fra le parti.

Ma il provvedimento è anche sbagliato nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione frontali sono soltanto una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella preparazione delle medesime, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali. Occorre poi sottolineare con chiarezza che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrà in un incremento delle ore di lezione impartite in una singola classe (che anzi sono state notevolmente diminuite dalla Riforma Gelmini), ma in un numero maggiore di classi per singolo docente, il che tenderà a indebolire l’aspetto relazionale della didattica, a spersonalizzarla e ad allontanarla dalle esigenze e dai bisogni dello studente, che invece sarebbe doveroso valorizzare nella sua individualità.

Occorre poi dire con chiarezza che docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe – che, lo ripetiamo, sono solo una parte del totale – superiore alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) sia nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e praticamente identico nella scuola media (18 contro 18,1). Alcuni esempi concreti possono chiarire ciò di cui stiamo parlando: un docente francese a inizio carriera ha 15 ore di lezione frontali a settimana per circa 2500 euro di stipendio, mentre il suo omologo italiano ne lavora 18 (oltre a tutto il carico supplementare di lavoro a casa di cui abbiamo parlato) per circa 1300; ora gli si chiede di lavorarne 24, andando di fatto a ridurre il suo stipendio orario.

L’effetto di questo provvedimento sarà devastante in termini sociali: se il nostro orario aumenterà di un terzo, una cattedra su quattro sarà assorbita da chi già lavora; secondo alcune stime si perderanno circa 30 mila posti di lavoro. Ancora una volta, dopo la soppressione di 87 mila cattedre per effetto della riforma Gelmini, dopo il blocco degli scatti di anzianità e la mancata firma dei contratti di lavoro, scaduti da anni, è la scuola a pagare la crisi. In Italia come in Europa i debiti sovrani vengono garantiti dal sacrificio dei lavoratori e dal taglio del welfare, mentre ingenti risorse vengono dirottate sulle banche e su quei soggetti che sono responsabili della
crisi, con un tasso di iniquità sociale che non ha precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale.

A perdere il lavoro saranno quei giovani docenti, che il Ministro dice di voler tutelare: un massacro generazionale, dunque, oltre che sociale; i giovani insegnanti, che lavorano da anni come supplenti reclutati dalle Graduatorie ad Esaurimento e assicurano con la loro professionalità e la loro competenza il regolare andamento dell’anno scolastico, vengono ora tagliati come rami secchi, senza considerare che si tratta di abilitati vincitori di concorso, titolari in alcuni casi di dottorati di ricerca e di master; il massacro è dunque sociale, generazionale e cognitivo, ciò che la nostra comunità repubblicana non può permettersi in questo momento di gravissima crisi economica.

C’è poi un altro aspetto: quest’ansia di misurare con parametri esclusivamente quantitativi il lavoro dell’insegnante nasconde un profondo disprezzo che vuol fare di lui non più un intellettuale che tramanda cultura, organizza saperi e costruisce un’apertura di senso nel dialogo educativo con gli studenti, ma un guardiano a ore pagato per un parcheggio giornaliero e chiamato a impartire un sapere talmente elementare e meccanizzato che si possono aumentare a piacimento le sue ore di lavoro, senza che questo comporti un abbassamento del livello qualitativo. In realtà le cose non stanno così e la dequalificazione dell’insegnamento sarà inevitabile: parte del tempo che il docente impiega, nelle biblioteche o a casa, nella propria formazione, nello studio e nella selezione del materiale didattico verrà occupata dal carico di lavoro supplementare . Questa ingiustizia che si sta perpetrando contro la civiltà del lavoro e la cultura ci spinge ad una resistenza non violenta, ma ferma e intransigente. È perciò che i docenti del " Mendel", con i propri rappresentanti sindacali, si costituiscono in comitato di mobilitazione contro l’articolo 3 della legge di stabilità 2013, con lo scopo di promuovere la costituzione di una rete di scuole, prima nell’ambito del Comune di Villa Cortese e poi in un ambito territoriale allargato. Le iniziative da promuovere in questa direzione sono:

  • Sensibilizzazione del personale della scuola di ogni ordine e grado
  • Incontro con studenti e genitori
  • Distribuzione di materiale informativo ed esposizione di una serie di segni che rendano visibile la protesta per la difesa della Scuola Pubblica.
  • Promozione e sostegno della rete tra scuole

È in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società. I docenti dell’I.I.S. "G.Mendel" sono donne e uomini liberi che difenderanno democraticamente tutto questo.

Il Collegio Docenti dell’ I.P.S. “Luigi Einaudi” di Roma:

– Esprime grave preoccupazione, profonda indignazione e il più convinto dissenso nei confronti di una politica governativa fortemente punitiva nei confronti della scuola pubblica, caratterizzata da tagli, ormai continui e ininterrotti, di risorse e di personale, che incidono sempre più negativamente sulla qualità dell’istruzione pubblica. Le riforme introdotte dal precedente governo, eliminando materie ed ore di insegnamento nei diversi indirizzi, con l’unico scopo di risparmiare, ha di fatto polverizzato le cattedre, ha penalizzato i docenti precari ed ha instaurato un regime di crescente discontinuità didattica.

Vogliamo ricordare, a questo proposito, il Professore Carmine Cerbera, di Storia dell’Arte, che dopo venti anni di precariato, un mese dopo aver conseguito la seconda laurea, si è ucciso la scorsa settimana a Napoli.

Dopo il blocco dei contratti, degli scatti di anzianità e dopo la cancellazione della indennità di vacanza contrattuale e i tagli imposti dalla spending review, il Ministero Profumo è giunto persino a proporre, con la bozza del ddl “Legge di stabilità”, l’aumento dell’orario di servizio per i docenti con conseguente disdetta unilaterale del Contratto nazionale vigente, mentre si stanziano 265 milioni di euro per le scuola paritarie.

– Esprime gravissima preoccupazione per l’iter legislativo del ddl 953 “ex Aprea”, progetto di riforma degli Organi collegiali che restringe gli spazi di democrazia, aprendo la strada all’autonomia statutaria di ogni singola scuola, con la conseguente messa in discussione di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione e la pericolosa accelerazione sul ruolo di soggetti privati, che avranno la possibilità di far parte degli Organi collegiali e, in ragione del loro finanziamento esterno, di influenzare pesantemente il Piano dell’Offerta formativa, senza la pubblicità degli atti e abrogando il diritto di assemblea per studenti e genitori.

– Esprime, inoltre, profondo disagio per la martellante campagna di denigrazione dei lavoratori della scuola, ricorrendo a confronti con l’Europa che forniscono un quadro falsato del personale scolastico.

Il Collegio Docenti intende protestare con tutte le forme consentite dalla legge e aderendo alle altre azioni di protesta delle scuole italiane, delibera quanto segue:

– Astensionedalle prestazioni aggiuntive oltre l’orario d’obbligo del personale docente (ART 30 CCL);

– Sospensione di:
1. progetti di istituto approvati (POF)
2. viaggi di istruzione e visite guidate
3. corsi preparatori alle certificazioni linguistiche
4. corsi di recupero e potenziamento
5. blocco dell’aggiornamento del registro elettronico;

– Dimissioni delle funzioni strumentali e dei coordinatori di classe; ad eccezione di quella preposta all’attività di orientamento in entrata e delle attività connesse all’alternanza Scuola-lavoro in quanto peculiare del nostro indirizzo di studio. I Docenti tutti convengono, inoltre, di non sospendere i corsi L2 per gli alunni stranieri.

– Realizzazione di una campagna di sensibilizzazione delle famiglie degli studenti, soprattutto in occasione dei Consigli di novembre.

Le suddette forme di protesta si protrarranno fino a quando non sarà riconosciuta l’unicità della professione Docente. Quella in ballo in questi giorni non è solo la rimozione di una norma iniqua, è una battaglia culturale per la dignità di chi educa, istruisce e forma i cittadini del futuro. Approvato all’unanimità

La scuola di Altamura si mobilita

Comitato ScuolaBeneComune Altamura – 14 novembre MANIFESTAZIONE con i SINDACATI EUROPEI; 24 novembre SCIOPERO della SCUOLA

L’assemblea cittadina di ieri promossa dal Comitato ScuolaBeneComune di Altamura ha fatto registrare una straodinaria partecipazione. Oltre 100 tra docenti del primo e secondo ciclo di istruzione, studenti, genitori,
insegnanti precari, personale ATA da Gravina, Santeramo e Gioia del Colle hanno gremito la sala convegni dell’ABMC.

Il mondo della scuola si mobilita contro il tentativo di scardinare la scuola pubblica. In un quadro generale caratterizzato da un massacro sociale – che ha colpito i settori più deboli e disagiati, mentre nulla pagano gli evasori fiscali, i grandi patrimoni, banche, gruppi finanziari e industriali, e la spesa militare e per la scuola privata aumenta – è ancora una volta soprattutto la scuola pubblica la vittima sacrificale.

Con il pretesto di far quadrare i conti, si paventano stravolgimenti del contratto “per decreto” (a parità di salario), si ignora la conseguente espulsione di altre decine di migliaia di precari; la deportazione degli insegnanti “inidonei”, il blocco infinito di contratti e scatti di anzianità.

A tutto questo scempio si aggiunge la legge Aprea-Ghizzoni, passo decisivo per l’aziendalizzazione della scuola, l’eliminazione degli organi collegiali, la vittoria della scuola-quiz e della gestione della didattica da parte di aziende e imprese a fini di profitto; nonché il ridicolo concorsaccio per dividere e ricattare ulteriormente i precari.

Docenti, genitori ed alunni non hanno dubbi: la scuola della costituizione e degli organi collegiali è in pericolo, e perciò

CHIEDONO:

– la cancellazione dei commi 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48 dell’art. 3 della Legge di Stabilità;
– il ritiro degli emendamenti proposti dalla Commissione Cultura (organico di rete, obbligo di documentare le attività funzionali all’insegnamento su apposito registro, parte variabile dello stipendio, forme contrattuali flessibili di assunzione e di impiego…)
– il ritiro dal Senato del DDL 953 (ex APREA) approvato nella sola commissione Cultura e che mira a “regalare” le scuole ai potenti di turno, a stravolgere gli Organi Collegiali limitandone la funzione democratica e a cancellare la libertà di insegnamento;

DICHIARANO e CONFERMANO LO STATO DI MOBILITAZIONE:

– sospendere in collegio docenti o consiglio di classe le attività AGGIUNTIVE (ore eccedenti, gite scolastiche, progetti pomeridiani);
– rendere visibile la protesta con striscioni/volantini fuori dalle scuole;
– informare studenti e genitori sui contenuti della protesta;
– PROMOZIONE dello stato d’agitazione durante le assemblee del 13 p.v per coinvolgere i colleghi e il personale ATA;

14 novembre 2012: manifestazione in orario pomeridiano in concomitanza con la giornata di SCIOPERO EUROPEO (Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Cipro e Malta).

24 novembre 2012: sciopero della scuola.

Il Comitato ScuolaBeneComune invita a coinvolgere quanti più cittadini possibile e sollecita gli organi di stampa a dare ampia diffusione alle iniziative di mobilitazione: perché il diritto all’istruzione non resti solo sulla carta (costituzionale).

Perchè si scrive SCUOLA ma si legge DEMOCRAZIA e non un voto andrà a chi affossa la scuola pubblica.

Mozione dell’Assemblea dei docenti dell’Istituto Einaudi Ferrara

L’assemblea dei docenti dell’Istituto “L. EINAUDI” di Ferrara, riunita il 7 novembre 2012, esprime grave preoccupazione, indignazione e profondo dissenso nei confronti delle scelte politiche del ministro dell’Istruzione Profumo e più in generale del Governo, che risultano in linea con quelle dei precedenti governi, perché fortemente punitive nei confronti della scuola pubblica, caratterizzate da tagli di risorse e personale, nonché da una martellante svalutazione delle professionalità della scuola e della libertà di insegnamento.

L’assemblea esprime pertanto la propria contrarietà agli ulteriori tagli di risorse destinate alla scuola pubblica e alle intromissioni in materia contrattuale contenute nella spending review e nella bozza del disegno di legge sulla stabilità.

Questi nuovi tagli lineari, come in passato gli 8 miliardi in meno di Tremonti-Gelmini, vengono giustificati all’opinione pubblica con ragioni di bilancio; eppure nella legge di stabilità si confermano le spese militari, non vi sono patrimoniali eque, né misure drastiche contro evasione fiscale e corruzione.

Il ddl costituisce una grave lesione della dignità e dei diritti di tutti i lavoratori, non soltanto per gli insegnanti; si interviene infatti anche su una materia che dovrebbe essere regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e, senza nessuna consultazione né trattativa con le organizzazioni sindacali, si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore.

L’articolo 3 comma 42-43-44 del nuovo decreto legge prevede:
1. nuovi tagli agli organici, mentre il concorso limitato a 11.000 posti e riservato ai già abilitati servirà solo ad espellere definitivamente dalla scuola i lavoratori precari o a togliere ai giovani la speranza di trovare lavoro;
2. il blocco sugli stipendi fino al 2015, stipendi che dal 2006 hanno perso il 25% del potere d’acquisto e che verrebbero ulteriormente ridotti dall’abolizione dell’indennità di vacanza contrattuale prevista nel ddl stabilità;
3. la monetizzazione parziale delle ferie dei lavoratori precari che potranno monetizzare soltanto un numero di giorni di ferie pari al massimo ad 11, inferiore ai 26,7 prima dell’entrata in vigore del DL 95/2012 (spending review);
4. il passaggio forzato di docenti in particolari condizioni (inidonei) nei profili ATA (personale Ausiliario, Tecnico, Amministrativo), che avrà come conseguenza il licenziamento di alcune migliaia di precari ATA che già prestano servizio nella scuola;
5. l’innalzamento dell’orario di cattedra a parità di retribuzione motivata dall’esigenza di adeguare i carichi di lavoro agli “standard europei”. Eppure la media europea di ore in classe alle superiori è di 16,3 ore contro le 18 italiane; ciò che invece allontana e di parecchio gli insegnanti italiani dai colleghi europei è la retribuzione, poiché qui guadagnano meno della metà rispetto alla media UE.

Sottolineiamo che l’attività docente non è di natura impiegatizia. Essa non si esaurisce nelle 18 ore di cattedra, ma comprende la preparazione delle lezioni, la correzione dei compiti, i rapporti con le famiglie, le attività di carattere collegiale, che comportano spesso la permanenza a scuola dal mattino al tardo pomeriggio (peraltro senza corresponsione di agevolazioni per i pasti, come invece avviene nel pubblico impiego). Comprende inoltre la programmazione didattica, gli scrutini, gli esami e tutti gli atti connessi, l’ampliamento dell’offerta formativa in orario extra rispetto a quello dedicato alle lezioni e, non ultimo, l’aggiornamento professionale, che dovrebbe essere il perno caratterizzante la figura dell’insegnante che vuole e deve essere al passo con i tempi, ma che poggia completamente su atti volontari e non prevede alcuna forma di retribuzione né di rimborso delle spese sostenute per la partecipazione a seminari, corsi e convegni né per l’acquisto di libri. Il paradosso è pertanto che l’insegnante deve pagare di tasca propria il mantenimento di una buona professionalità, che lo Stato non si preoccupa più da tempo di garantire.

Inoltre, dopo la rottura del tavolo tra Miur e Organizzazioni Sindacali lo scorso 11 ottobre sul pagamento degli scatti di anzianità per l’anno scolastico 2011/12, l‘ assemblea docenti chiede con forza al Ministero di stanziare subito tutte le risorse utili alla copertura totale degli scatti, senza ulteriori decurtazioni dal bilancio della scuola pubblica (Fondo di Istituto, di cui alla data di oggi non è stata ancora comunicata l’entità), anche e soprattutto alla luce degli ultimi stanziamenti ad hoc per il comparto della scuola privata.

Fra le novità contenute nella "Legge di stabilità" ci sarebbe poi il dimezzamento della retribuzione per i giorni utilizzati dai dipendenti pubblici per l’assistenza a famigliari con disabilità; la retribuzione rimarrebbe piena esclusivamente se il permesso è dovuto a patologie del dipendente stesso o all’assistenza a figli e coniugi e per nessun altro; decurtazione invece per chi assiste i genitori. Tale provvedimento, pur non riguardando direttamente la qualità della scuola pubblica e la professionalità docente, costituisce l’ennesimo depauperamento dei diritti dei lavoratori della scuola e di tutto il pubblico impiego e va perciò risolutamente respinto.

Noi Docenti respingiamo anche il Ddl 953 (ex disegno di legge Aprea), il progetto di riforma degli organi collegiali che prevede la sostituzione del Consiglio di Istituto con un Consiglio dell’Autonomia. Il Ddl 953 restringe gli spazi di democrazia con una pericolosa accelerazione sul ruolo dei soggetti privati che avranno la possibilità di entrare a far parte degli organi collegiali e in ragione del loro finanziamento esterno influenzare pesantemente il Piano dell’Offerta Formativa.

Questa legge prevede la creazione di un «consiglio dell’Autonomia» al posto dell’attuale Consiglio d’Istituto. Non ne farà più parte il personale non docente della scuola, al posto del quale troveremo invece “membri esterni, scelti fra le realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, in numero non superiore a 2 “. Così ogni scuola sarà esposta ai poteri forti presenti nel territorio.
Ogni Consiglio dell’Autonomia elaborerà uno «Statuto autonomo», diverso per ciascuna delle scuole italiane, che regolamenterà l’amministrazione dell’Istituto, la strutturazione degli organi interni, nonché le delicate relazioni tra le diverse componenti che ne fanno parte: materie finora regolate da una normativa unitaria per tutto il territorio nazionale.
Inoltre lo Statuto definirà in ogni scuola le regole secondo cui studenti e genitori avranno il diritto di partecipare.
Lo Statuto autonomo di ogni singola scuola scavalcherà le competenze didattiche dei Docenti e la loro libertà di insegnamento, perché stabilirà «la composizione e le modalità della necessaria partecipazione degli alunni e dei genitori alla definizione e raggiungimento degli obiettivi educativi di ogni singola classe (art. 6 c. 4)».

Verrà istituito un «nucleo di autovalutazione» con il compito di giudicare la “qualità” della scuola (art. 8)». Ne faranno parte uno o più membri esterni, che giudicheranno in collaborazione con l’Invalsi e sulla base dei suoi quiz. L’articolo 10 prevede l’opportunità di «ricevere contributi da fondazioni finalizzati al sostegno economico delle loro attività», rimarcando che queste «possono essere soggetti sia pubblici che privati, fondazioni, associazioni di genitori o di cittadini, organizzazioni no profit (art. 10 c. 2)».

Tali soggetti avrebbero il proprio posto nel Consiglio dell’Autonomia, implicitamente condizionandone le scelte, secondo criteri altri rispetto a quelli della libertà di ricerca, di pensiero, di insegnamento, di apprendimento, sancita dalla Costituzione repubblicana.

Al fine di esercitare una pressione decisiva sulle forze parlamentari chiamate nelle prossime settimane ad approvare, ad emendare o a respingere le misure sopra elencate,

invitiamo i sindacati a intervenire unitariamente per sostenere con ogni mezzo la nostra protesta;

chiediamo ai colleghi ATA, ai nostri studenti, alle loro famiglie e a tutti i cittadini di difendere con noi la Scuola pubblica di Stato.

L’assemblea dei docenti delibera inoltre di mettere in pratica, fino ad avvenuto ritiro di tutti gli articoli della legge di stabilità sopra contestati, quanto segue:

  • la sospensione di tutte le attività aggiuntive non esplicitamente previste dal CCNL come obbligatorie (coordinamento di classe, redazione di verbali, preparazione a casa di materiali per i Consigli di classe, coordinamento disciplinare, funzioni strumentali, commissioni)
  • la sospensione dei viaggi d’istruzione e delle uscite didattiche
  • la sospensione dell’attività progettuale
  • la sospensione di qualsiasi attività didattica aggiuntiva (sportelli didattici, corsi di recupero)
  • la sospensione della correzione dei test Invalsi
  • tre giornate di “didattica essenziale” ( 21-22-23 novembre 2012)
  • la sospensione dell’adozione dei libri di testo
  • la costituzione di una commissione finalizzata allo studio di iniziative di cittadinanza attiva
  • l’invio di una lettera al Consiglio di Istituto, alle altre componenti della scuola e alla stampa.

Restano in carica per l’ordinaria amministrazione il collaboratore vicario e il secondo collaboratore.vSono limitate all’essenziale:

  • le attività aggiuntive afferenti al disagio (disabilità, DSA, alfabetizzazione);
  • le attività di orientamento in entrata.

Approvato all’unanimità.

Documento di Protesta del Collegio Docenti del Liceo Scientifico “ G. Marconi “ – Foggia

Il personale del Liceo Scientifico “ G. Marconi “ di Foggia , riunito in Assemblea Sindacale, indetta dalle RSU, esprime dissenso e indignazione nei confronti delle politiche scolastiche promosse dal presente Governo e dal Ministro Profumo, che attraverso l’uso unilaterale di tagli di risorse e personale, di fatto finisce per svalutare la nostra professionalità , limitare la nostra libertà d’insegnamento e svilire la scuola pubblica.

In particolare, l’assemblea esprime contrarietà verso:

  • Ddl 953 ex legge Aprea, che , nel progetto di riforma degli Organi Collegiali, restringe gli spazi di democrazia e, in particolare, apre la strada alla presenza di soggetti privati che in virtù del loro finanziamento potranno influenzare il POF
  • Il Decreto di Stabilità, che con l’aumento dell’orario frontale di lezione da 18 a 24 senza alcuna retribuzione aggiuntiva, di fatto viola il CCNL e, pertanto, inserisce una norma anticostituzionale che provoca una considerevole riduzione degli organici
  • Il mancato rinnovo del contratto e il mancato recupero degli scatti di anzianità
  • Il finanziamento alla scuola privata
  • L’art. 13 del D.L. 95 che prevede il declassamento dei docenti inidonei
  • La precarizzazione del lavoro

In virtù di quanto esposto si decide di attuare, con delibera del Collegio dei Docenti, le seguenti azioni di protesta: sospensione di tutte le seguenti attività:

  • Funzioni Strumentali
  • Coordinamento
  • Direttore di Laboratorio
  • Coordinamento Dipartimenti
  • Progetti
  • Viaggi e visite d’istruzione
  • Ore eccedenti
  • Ricevimento genitori
  • Verifica delle eccellenze
  • Partecipazione CdI
  • Corsi di recupero e sostegno
  • Vigilanza contro il Fumo
  • Correzione Prove Invalsi

Il Personale concorda nell’attivare tali Iniziative di Lotta per restituire dignità al proprio lavoro, alla conoscenza e alla scuola pubblica, dopo continui e indifferenziati tagli di risorse umane e finanziarie.

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