Scuola: ultimo atto. Il popolo della scuola, da Trieste a Palermo, a Roma, sfiducia il Governo

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Avv. Marco Barone – Quello che non doveva accadere, è accaduto. Per alcuni aspetti non è detto che sia un male, perché di arroganza si può anche, politicamente, perire.

Avv. Marco Barone – Quello che non doveva accadere, è accaduto. Per alcuni aspetti non è detto che sia un male, perché di arroganza si può anche, politicamente, perire.

Proporre, lì ove necessario,e probabilmente sarà necessario, la fiducia sul provvedimento in materia di scuola è atto politicamente indecente. Perché ogni processo che voglia non tanto riformare ma riscrivere ex novo l'intera materia disciplinante l'universo scuola, deve richiedere tempo, condivisione, partecipazione e non ricatti, e non fretta e non vendette. La scuola è la base della civiltà di ogni Paese.

E' bene primario comune costituzionale e non strumento da manipolare a disposizione di pochi e neanche eletti democraticamente dai cittadini. Il maxi-emendamento non cambia il disastro di quella riforma, nessun tipo di emendamento potrà cambiare quel disastro, perché il pilastro fondamentale della cattiva scuola azienda, è, appunto, la scuola azienda, nonché competizione, flessibilità estrema, classismo, competenze, scuola lavoro, auto-imprenditorialità, pseudo-meritocrazia, azzeramento della contrattazione, accentramento dei poteri decisionali nelle mani di pochi.

Scuola aziendalista e decisionista. D'altronde non poteva essere altrimenti, questo PD vuole la scuola azienda. Ora, è evidente a tutti che il porre la fiducia al Senato è anche un conto politico finale. Pare che il tentativo di riportare in vita il patto delbnazareno "bis" sia effettivamente saltato. Non basterà uscire dall'aula, si dovrà votare contro. E votare contro significa formalizzare quello che già il mondo dellascuola, una platea di milioni e milioni di persone, che non riguarda solo i lavoratori, ha ben ufficializzato da tempo. Non si ha alcunafiducia in questo Pd, in questo Governo in questo sistema.

Il 25 giugno è il giorno dei giorni. Cobas insieme ad altre realtà politiche, sociali e sindacali, da Trieste a Palermo, a Roma, dove ci sarà una grande mobilitazione con corteo da P. Bocca della Verità a Campo de’ Fiori, durante le votazioni del Ddl, dimostreranno come il popolo della scuola è ancora in movimento e non si fermerà mica, anche nel caso di una sciagurata approvazione. Il referendum, i ricorsi, autogestioni ecc sono solo alcune vie che verranno certamente intraprese. Se passerà questa riforma certamente già dal primo settembre ci saranno azioni di lotta.

Il Governo, questo Governo, che ha già massacrato i diritti dei lavoratori con il Jobs Act, minato la giustizia, con il sistema della responsabilità civile dei magistrati che compromette l' autonomia e l' indipendenza della magistratura, e nello stesso tempo incrementa il contenzioso, che ottempera neanche in via tanta mascherata i voleri della Troika, cosa da non dimenticare, rischia,concretamente, di cadere il 25 giugno sulla scuola. D'altronde quale miglior lezione di democrazia se non quella conferita dalla scuola e per la scuola?

In rete, sui profili facebook dei senatori, siano essi di destra, che sinistra, vi sono una marea di appelli, votate contro il ddl scuola,s e non voterete contro sarete complici e questo non lo dimenticheremo, mai. Ma anche sul profilo facebook del Pd, centinaia e centinaia di commenti di condanna e la cosa interessante è che la maggior parte arrivano da chi dice aver votato Pd evidenziando che non lo farà più. Questa sinistra è causa del suo stesso male, ogni lamentazione sarà figlia di de-responsabilizzazione e non sarà certamente colpa di chi lotta o respinge politiche decisioniste, autoritarie, in materia di scuola, una sua caduta ed una eventuale ribalta della destra, ma sarà responsabilità unicamente di chi governa questo Paese, e per come lo governa, di chi governa questo Pd e delle scelte politiche che adotta.

Buon senso vorrebbe il ritiro del ddl scuola e stabilizzazione dei precari subito. Una cosa è certa. A furia di tirare la corda, ed ora è tesissima, questa si spezza e si spezzerà.

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