Scuola svizzera, Rapisarda: Modifiche al Regolamento erano necessarie, in vista del 40° della 517

di redazione
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In seguito alla recente polemica scoppiata a Milano, dopol’approvazione di un art del nuovo Regolamento della scuola svizzera (fortunatamente modificato dopo le levate di scudi delle Associazione di e per persone con disabilità) che “avrebbe sconsigliato l’iscrizione ad alunni/studenti con disabilità e con disturbi dell’apprendimento a causa della complessità della sua offerta formativa e dell’assenza nella sua sede di via Appiani di un ascensore, Orizzonte Scuola ha sentito l’opinione dell’esperto di inclusione scolastica Gianluca Rapisarda, Direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R.

Dichiara Gianluca Rapisarda: “La notizia che, in base all’art 2.5 del suo nuovo Regolamento, gli allievi con disabilità e con DSA non potessero frequentare la prestigiosa Scuola elvetica di Milano mi aveva davvero sconcertato. Infatti, a mio avviso, tale “divieto” sottendeva la ripresa di un modello del tutto sbagliato, “selettivo” ed elitario di fare educazione, riconosciuto valido soltanto nel tempo in cui era stato proposto da Giovanni Gentile e realizzato (gli anni ‘30), ma che è stato giustamente messo in discussione dalle più recenti e moderne teorie pedagogiche. Riproporlo ora significava anche non tener conto che in questi quasi 100 anni la scuola e la società italiana sono completamente cambiate e e che si sono aperte all’inclusione di tutti e di ciascuno.”

Aggiunge il Direttore Gianluca Rapisarda: “Ecco perché accogliamo con enorme entusiasmo e grande soddisfazione la cancellazione da parte della Dirigenza della scuola svizzera meneghina dell’articolo “incriminato” del loro nuovo Regolamento. Infatti, la proposta di escludere dalle loro classi allievi disabili e con DSA era fuori dal tempo e dalla storia. Era come se, dopo quarant’anni di esperienza del nostro modello di inclusione, qualcuno all’interno dell’Istituto milanese (che, anche se svizzero, è pur sempre autorizzato e convenzionato con il nostro Ministero dell’istruzione e comunque sottoposto alla legislazione del nostro Stato) avesse voluto azzerare in un sol colpo i profondi e benefici mutamenti intercorsi nel nostro tessuto socio-culturale successivamente all’approvazione dei Decreti delegati del 1974, della legge 118 del 1971 e, soprattutto dopo il varo dell’”epocale” legge 517/77 di cui, tra l’altro, il prossimo 4 agosto, festeggeremo il 40° anniversario.”

Prosegue il direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. Gianluca Rapisarda: “L’Italia è stato uno dei primi Paesi in Europa a superare le scuole speciali. Sino alla prima metà degli anni Sessanta, in Italia i disabili venivano educati nei cosiddetti “Istituti speciali”, come nel resto d’Europa e del mondo.

Accadde però che la “tempesta” sessantottina s’abbatté sulle nostre scuole speciali, accusandole di rappresentare un sistema chiuso, un libro uguale per tutti, un vero e proprio “ghetto.”

Prosegue il Direttore Gianluca Rapisarda: “Il 30 marzo 1971, con l’approvazione della legge n. 118, si stabilì che anche gli alunni disabili dovessero adempiere l’obbligo scolastico nelle scuole comuni, ad eccezione di quelli più gravi.

Naturale e scontata conseguenza di questa ventata rivoluzionaria fu la chiusura degli Istituti speciali, disposta con la Legge 360 dell’11 Maggio del 1976, cui seguì l’anno dopo la legge 517 che introdusse in Italia il principio dell’inclusione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni. Infine, la sentenza della Consulta n. 215/87 sancì il riconoscimento del pieno ed incondizionato diritto allo studio per tutti gli alunni/studenti con disabilità, anche in condizioni di gravitàà, nelle scuole secondarie superiori.”

Conclude Gianluca Rapisarda: “Oggi, nonostante le attuali difficoltà e criticità, è opinione comune e generalizzata che il principio dell’inclusione di tutti e di ciascuno continui a rappresentare una conquista di civiltà ed una svolta storica della moderna pedagogia italiana, che ci viene invidiato e copiato in Europa e nel mondo.

Pertanto, qualsiasi tentativo di ritornare ad anacronistiche “classi differenziali” mi sembra costituire una semplice “scorciatoia” antipedagogica e diseducativa. Di queste incongruenze si sono alla fine resi conto gli stessi amministratori della scuola milanese, ricordandosi per fortuna che il loro Istituto ha sede in un Paese moderno ed inclusivo come quello italiano, che si appresta a celebrare, tra qualche giorno, il 40° anniversario della “sacrosanta”  e civilissima legge 517, architrave del nostro modello di inclusione scolastica”.

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