Scuola superiore, a tredici anni troppo piccoli per una scelta consapevole. Lettera

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inviata da Prof.ssa Francesca De Cicco – Gentile ministra, Sono un’insegnante di scuola superiore. Negli ultimi anni il numero degli iscritti ai licei sono aumentati a scapito dei professionali. Con la riforma dei professionali, ancora in via di applicazione, si è cercato di valorizzare questi istituti  aumentanto il numero di ore di laboratorio.

Questa strategia poteva essere valida se non ci fossero stati i CIOFS a proporre già un’offerta formativa fortemente laboratoriale.
È veramente triste che un bambino, perché a 13 anni si è solo bambini, debba fare una scelta che condizionerà tutta la sua vita. Spesso scelgono di iscriversi ai professionali alunni demotivati e privi di un sostegno parentale efficace.
Io sogno una scuola obbligatoria fino ai 18 anni e che aspetti almeno i 16 anni prima di mettere un bambino difronte a scelte determinanti.
Sogno che, come auspicato nell’art.3 della nostra Costituzione, tutti abbiano le stesse opportunità. È compito della scuola dare a tutti le stesse opportunità con un’offerta formativa di base omogenea.
Le materie laboratoriali, così come quelle di approfondimento, dovrebbero essere in aggiunta, magari pomeridiana, a quelle generali. Penso a una scuola senza bocciati e promossi, ma con livelli da raggiungere, ognuno coi propri tempi.
Credo che il modello di scuola superiore americana potrebbe essere d’ispirazione.
La scuola, ormai da tempo, non è più la rampa di lancio per il lavoro, ma è il luogo dove si forma l’essere umano. È giusto lasciare all’Università e ai corsi professionalizzanti il compito di fornire le competenze per il lavoro, a noi docenti delle superiori tocca educare, e questo lo si fà con il Diritto, l’Italiano, la Storia, la Filosofia, l’Arte e le Scienze. Diversamente rischiamo di essere inutili, perché un buon pasticcere non deve solo saper fare le torte ma deve prima di tutto essere un buon cittadino.
So che ora si sta concentrando sul buon funzionamento delle riforme già fatte,  piuttosto che su nuove riforme, ma io le auguro una lunghissima carriera, quindi, se un giorno vorrà pensare a migliorare il sistema, spero prenda in considerazione questa mia riflessione.
Buon lavoro.
Cordialmente

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