Scuola superiore di 4 anni, i commenti poco convinti dei sindacati

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red – Dopo la pubblicazione da parte del nostro portale della notizia sulla sperimentazione presso il Liceo Carli di Brescia, arrivano puntuali i commenti dei sindacati: FLCGIL, CISL e ANIEF

red – Dopo la pubblicazione da parte del nostro portale della notizia sulla sperimentazione presso il Liceo Carli di Brescia, arrivano puntuali i commenti dei sindacati: FLCGIL, CISL e ANIEF

FLCGIL: Scuola secondaria di secondo grado: Pantaleo, non ci convince la riduzione di un anno del percorso di studi

 Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori – La sperimentazione avviata dalla ministra Carrozza, finalizzata a ridurre di un anno la durata del percorso di studi della scuola secondaria di secondo grado, continua a non convincerci.

Nel merito, perché si affronta il tema della durata dei cicli scolastici con una sconcertante superficialità, non tenendo conto quindi della finalità dei due cicli di istruzione, né dei curricoli né degli effetti sul personale. Non c’è alcuna visione strategica che punti ad innalzare l’obbligo scolastico a 18 anni che richiederebbe il rafforzamento e l’innovazione dei cicli scolastici. Vogliamo ricordare che proprio la scuola secondaria ha subito una riduzione, per effetto delle riforme epocali della ex ministra Gelmini, di oltre 22.000 posti e che già oggi registra alcune migliaia di personale a tempo indeterminato in esubero. L’operazione di riduzione di un ulteriore anno determinerebbe un taglio di 46.000 docenti e alcune migliaia di personale ATA. Tutto ciò comporterebbe l’impoverimento ulteriore della qualità formativa con un effetto devastante sia sul personale a tempo indeterminato che sul personale precario in attesa di stabilizzazione.

Sul metodo, poi, rileviamo una straordinaria continuità di intenti con l’ex ministro Profumo: nessun confronto e decisioni prese nel chiuso di qualche stanza ministeriale da sparuti gruppi di esperti.

I dati sulla dispersione e sull’abbandono scolastico, lo spread della conoscenza, che persino i recenti dati OCSE PIAAC ci confermano, imporrebbero una serie di misure strutturali volte al rifinanziamento della scuola pubblica, certo non a riprodurre politiche di tagli mascherate da riforme.

Si abbia il coraggio, su temi come questo, di aprire una discussione trasparente che coinvolga tutti: le scuole, le organizzazioni sindacali e le forze politiche, le associazioni professionali e degli studenti.

La politica del fatto compiuto, senza confronto e partecipazione, riteniamo che sia profondamente sbagliata e perdente.

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CISL. Scrima: Scuola Superiore in 4 anni, una sortita superficiale e avventurosa

Apre a un’avventura poco meditata e pericolosa l’autorizzazione, che la ministra Carrozza ha concesso ad un Istituto di Scuola Secondaria Superiore, di offrire ai suoi studenti un percorso scolastico da compiere in soli quattro anni.

La prima obiezione riguarda proprio il valore scientifico che può avere  una “sperimentazione” di tale natura, circoscritta ad una sola Istituzione Scolastica la cui valenza rappresentativa rispetto all’universo del sistema è sostanzialmente nulla.

Intervenire sulla struttura e la durata dei percorsi presuppone poi una rimodulazione dei curricoli che non si improvvisa e non può sottrarsi al vaglio di un’accurata e autorevole sede di valutazione. Intervenire sui curricoli, poi, implica un ragionamento sull’insieme dei percorsi dei cicli scolastici, non su un solo segmento.

C’è un dato incredibilmente rimosso che ci porta a considerare intempestivo e inopportuno questo progetto: il secondo ciclo di istruzione è stato oggetto di una riforma ordinamentale non ancora completamente attuata e che dovrebbe essere in fase di attento monitoraggio.

Chi lavora nella scuola è reduce da una stagione di enorme travaglio che ha visto crescere a dismisura elementi di tensione e disagio destinati a incidere negativamente sull’organizzazione del lavoro e quindi sulla qualità del servizio, reso in condizioni sempre più difficili. Non si avvertiva proprio alcun bisogno di segnali che rimettessero la scuola in uno stato di incertezza sui suoi assetti presenti e futuri.

Avevamo apprezzato la proposta della Ministra di una “costituente per la scuola” che ne facesse il tema di un grande dialogo sociale, culturale e politico, in un clima di forte coinvolgimento e di protagonismo di tutti i soggetti che vi agiscono.

Per questo ci sorprende che si sia voluto dare a un discutibile progetto la valenza di un possibile modello da generalizzare. Queste le ragioni che ci lasciano sorpresi e sconcertati, al di là della preoccupazione che ovviamente abbiamo per le possibili ricadute in prospettiva sugli organici e sul personale.

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ANIEF. Il Miur ci riprova: al via sperimentazione del liceo con 4 anni anziché 5

Anief: c’è da preoccuparsi, anziché combattere il crescente fenomeno dell’abbandono scolastico, con 260mila under 16 anni costretti a lasciare gli studi per lavorare, l’amministrazione torna a riproporre un modello che ha un solo fine: rendere nazionale il progetto per arrivare alla soppressione di 40mila cattedre e risparmiare 1.380 milioni di euro.

L’Anief contesta con forza il decreto n. 766 attraverso cui il Ministero dell’Istruzione ha autorizzato il liceo ‘Carli’ di Brescia a conseguire la maturità con soli 4 anni anziché 5: come rilevato dalla rivista specializzata ‘Orizzonte Scuola’ c’è da preoccuparsi perché questa "sperimentazione non riguarda una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma anche l’avvio di una metodologia che punti ad una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno".

L’obiettivo cui punta il Miur è quindi più che evidente: creare un precedente, per il quale nella prossima estate non potranno che essere tessute le lodi, per puntare dritto alla soppressione di 40mila cattedre. Già il Governo Monti aveva quantificato un risparmio nazionale, attraverso la sparizione di altrettanti docenti oggi impegnati nelle classi quinte di tutte le superiori d’Italia, pari a 1.380 milioni di euro.

Il tentativo di realizzare tale decurtazione fu fatto proprio da quel Governo, prima tentando un improbabile sondaggio sulla riduzione di un anno della scuola secondaria superiore (in controtendenza con i maggiori paesi sviluppati, dove la scolarizzazione tende sempre più a trasformarsi in permanente). E successivamente provando a portare a 24 ore (tra l’impopolarità generale) l’orario di insegnamento settimanale di tutti i docenti.

Il sindacato ritiene la sperimentazione attuata nel liceo bresciano, peraltro nel più assoluto riserbo, davvero pericolosa. Proprio oggi abbiamo preso conoscenza del numero di minori di 16 anni costretti a lasciare i banchi di scuola per lavorare: secondo il deputato Gianni Melilla (Sel), che sull’argomento ha anche presentato un’interrogazione parlamentare, sono "almeno 260mila ragazzi a rischio sfruttamento, non solo lavorativo ma anche della criminalità organizzata".

"Quadriennalizzare le superiori – sostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – rappresenta l’esatto opposto di quanto uno Stato moderno dovrebbe realizzare: anticipare l’età prescolare, favorire un’offerta formativa adeguata in tutte le aree del paese, puntare a una seria riforma dell’apprendistato, intensificare le esperienze di alternanza scuola-lavoro, migliorare l’orientamento post-diploma, anche per agevolare le iscrizioni ai percorsi di laurea triennali".

"Anziché continuare a varare provvedimenti che hanno solo lo scopo di fare cassa a danno delle nuove generazioni – conclude Pacifico – i nostri decisori politici dovrebbero soprattutto pensare che non è questo il modo per combattere la dispersione scolastica, nelle scuole del Meridione addirittura 10 punti sopra la media UE e quasi 15 punti oltre quel 10% massimo da raggiungere entro il 2020. E questo sarebbe il Governo della svolta in fatto di istruzione?".

Leggi il nostro articolo: Superiori con 4 anni di studio e non 5, si avvia la sperimentazione tra continuità politica e timori per nuovi tagli

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