Scuola su un binario morto, cosa occorre per cambiare rotta. Lettera

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inviata da Prof. Mauro Giuliani  – La maggior parte delle odierne scuole italiane, in base alla mia ormai lunga esperienza professionale, non possiede i requisiti essenziali per poter ospitare al loro interno “piccoli cittadini in continua formazione”.

Praticamente i cittadini del futuro, fondamento di ogni società. Come se non bastasse, le scuole italiane si vedono attribuito dalla società un sempre più scarso valore sociale e pedagogico: è come se la scuola continuasse il suo viaggio su un binario morto. Forse per questo dovremmo “ringraziare” i meravigliosi governi dell’ultimo decennio, i quali non hanno fatto altro che ridurre gli investimenti sulla scuola, procrastinare le misure più “strutturali”, fustigare i docenti da sempre tacciati di menefreghismo, incompetenza, “anzianità-scarso aggiornamento professionale” (di chi sarà la colpa?). Invece i docenti andrebbero semplicemente assunti, formati, motivati.

La scuola dovrebbe ricoprire per davvero un ruolo imprescindibile nella formazione sociale e psicopedagogica di tutti i discenti, chiamati ad assolvere, nel corso dei loro anni di studio e di fondamentali interazioni sociali, il delicato e meraviglioso ruolo di cittadini del domani, dotati a pieno titolo di intelligenza emotiva, passioni, competenze.

Ritengo tuttavia che per assolvere un ruolo di così grande rilievo, la scuola, l’intero personale scolastico, debba necessariamente possedere determinati e specifici requisiti:

– edifici scolastici a norma, suppellettili moderne e sicure, spazi scolastici adeguati sia per l’espletamento di attività didattiche sia per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza (evacuazioni, disabilità ecc.).

– materiali didattici adeguati e all’avanguardia (librerie, laboratori, pc, LIM, aule per approfondimenti didattici e culturali ecc.).

– classi di 15 alunni, indipendentemente dalla presenza o meno di alunni disabili.

– docenti motivati, con possibilità di fare carriera, con stipendi e piani di formazione adeguati; docenti sereni, ossia non vessati da una miriade di progetti inutili e da una infinita e sterile burocrazia; docenti che siano formidabilmente concentrati sulla DIDATTICA: il che significa “imparare a conoscere tutti gli alunni e saper rispondere a tutte le loro istanze didattico-educative”: lavoro assolutamente non da poco!

Senza tali requisiti, le scuole dovrebbero a mio avviso solo chiudere i battenti, e gli insegnanti, responsabilmente, incrociare le braccia. Questo perché le scuole che non rispondono ai predetti requisiti, giocoforza, non possono che fare assistenzialismo, causare negli alunni disinteresse, resistenze, dispersione scolastica, a discapito di una formazione personalizzata, mirabile, autentica.

“Occorre allora un piano di investimenti ingente e senza precedenti”.

Tutto qui.

Per tutto quanto detto, purtroppo, mi sto facendo la triste impressione che la scuola, in fondo, serva per lo più a permettere ai genitori di andare a lavorare (lavori seri, quelli che contano) o di avere mezza giornata per se stessi.

Tutto ciò, beninteso, non scalfisce e mai scalfirà quella incrollabile passione che ci rende, oltre che docenti, donne e uomini estremamente sensibili e coscienziosi.

Però, signori politici, togliete la scuola da questo binario morto.

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