Scuola: serve un cambiamento, non un make up. Lettera

di redazione
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Salve a tutti, sono uno stakeholder “scolastico”. Stamattina ero in fibrillazione ed ho fatto una velocissima colazione per leggere il prima possibile su OS le reazioni dei colleghi in merito alle parole spese dal Prof. G. Conte (Giuseppe il Presidente; io sono uno strano caso di semi-omonimia e non sono certo un professorone universitario) sulla Buona Scuola.

Non si comincia bene: moltissimi italiani hanno votato nettamente contro i partiti tradizionali perché credevano in un momento di rottura col passato ed hanno avuto il coraggio di esprimere questa “rottura” (scusate il non elegante doppio senso) col voto.

La Buona Scuola, per gli stakeholders, è un simbolo importantissimo così come lo sono i tagli ai vitalizi degli ex parlamentari per il ceto medio. Potrebbe essere sistemata o perfino stravolta secondo i criteri espressi dal Dirigente Nazionale Unicobas Scuola & Università (Buona Scuola, Conte è passato dal “rivederla quasi integralmente” a “interverremo ma non stravolgeremo” )

Se Di Maio e Salvini vogliono rispettare i loro impegni e continuare a parlare di “cambiamento”, si devono abituare a rompere col passato e cancellare dei simboli, altrimenti parlino di Governo del make up, per favore.

Il prof. G.(aetano) Conte

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