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Scuola senza zaino: non è solo un alleggerimento fisico, è un approccio nuovo che parte dagli ambienti. “Ecco come abbiamo fatto”. INTERVISTA

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In questa esperienza legata alla pandemia si parla continuamente di scuola e di come innovarla. Esistono tante realtà che già da tempo sono attive in questo processo di innovazione. Ne abbiamo parlato con il Professor Valentino Pasquale Pusceddu, dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo Pirri 1 – Pirri 2 di Cagliari della rete Scuole “Senza Zaino”.

Professor Pusceddu, voi fate parte della rete delle Scuole “Senza Zaino”. Cosa significa e cosa comporta per una scuola aderire a questa rete.

Da cinque anni facciamo parte della rete nazionale “Senza Zaino”. Siamo stati la prima scuola in Sardegna ad avervi aderito e attualmente svolgiamo il ruolo di scuola polo per la regione Sardegna. La rete “Senza Zaino” è una delle esperienze maggiori in Italia alla quale hanno aderito più di 300 Istituti scolastici in tutta Italia ed è una delle innovazioni più importanti presenti nel panorama nazionale. La nostra adesione a questa rete nasce da alcuni presupposti, innanzitutto dalla volontà di innovare la scuola e di renderla più legata alla realtà attuale, la seconda ragione è legata alle idee alla base di questo modello, ovvero una scuola che valorizzi la cultura democratica, che porti a rafforzare i processi di autonomia da parte della comunità scolastica, soprattutto da parte degli studenti, e dall’idea di responsabilità, ovvero di portare i soggetti coinvolti a sentirsi responsabili in questo processo. Il modello poi cerca di proporre un’organizzazione della didattica che modifichi radicalmente e profondamente gli ambienti di apprendimento e che rappresenta uno dei punti di partenza essenziali.

Professor Pusceddu, voi siete partiti dall’analisi dei bisogni dei ragazzi per cercare di capire quali fossero gli elementi che provocavano la perdita della motivazione da parte dei vostri alunni e inoltre avete scelto di aprirvi al territorio in maniera convinta. Ci racconta meglio questa vostra esperienza?

L’adesione a questa rete è avvenuta dopo una grande riflessione da parte della nostra scuola per individuare le esigenze di tutti i soggetti che partecipano alla vita scolastica. Ovviamente ci riferiamo al personale scolastico ed agli alunni, ai quali abbiamo chiesto che tipo di scuola desiderassero, ma abbiamo sentito anche gli stakeholder, quelle figure del territorio che in precedenza hanno collaborato con la scuola a vario titolo, e i soggetti istituzionali, che sono coinvolti all’interno delle dinamiche della scuola, a partire dal Comune di Cagliari e la Municipalità di Pirri. Questo percorso ha prodotto un documento che rappresentava la nostra visione dell’innovazione, in pratica abbiamo pensato come la scuola potesse essere. Il documento di fatto era un piano di rinnovamento, non nella versione classica della scuola, e la caratteristica principale era la concretezza che doveva portare a tradurre questa visione in una serie di progetti che andavano ad interessare la didattica, l’organizzazione degli spazi e le modalità in cui si fa scuola. Questo processo ha portato ad avviare l’innovazione nelle otto scuole del nostro Istituto, dalle scuole dell’infanzia alle scuole secondarie di primo grado. E’ stata una scelta che non ha interessato un unico anno scolastico, ma è stato un processo che è durato circa cinque anni fino ad arrivare oggi a coinvolgere le 61 classi del nostro Istituto. Abbiamo realizzato una sinergia con il territorio che è stata poi espressa con la progettualità e la co-progettazione. Ci siamo indirizzati a costruire un insieme di progetti, tra cui il progetto “Senza Zaino”, coinvolgendo i soggetti del territorio sia pubblici che privati. Questo è uno dei risultati più importanti che ci ha portato a vincere tre progetti banditi dalla Fondazione per il Sud e gestiti dall’impresa sociale “Con i bambini”. I tre progetti hanno riguardato i tre ordini scolastici, infanzia, primaria e secondaria di primo grado, con la finalità di contrastare la povertà educativa minorile. Ormai siamo nella fase conclusiva di questi progetti e vorrei sottolineare che all’interno di questa progettualità, e più concretamente nelle azioni che sono state sviluppate, sono stati interessati una quindicina di soggetti che operano nel territorio di Pirri, la cosiddetta comunità educante. Stiamo predisponendo uno strumento, chiamato patto di comunità, che, oltre ad attestare la collaborazione con questi soggetti, si sviluppa in una fase successiva che riguarda le azioni da svolgere. Cito a titolo di esempio il PTOF, il piano triennale dell’offerta formativa, che è uno strumento costruito in particolare dalla scuola, ma è uno strumento che passa attraverso un confronto con un insieme di soggetti che lavorano nel territorio ed è un confronto concreto sulle attività e le modalità con cui l’intera comunità lavora alla formazione e all’istruzione dei nostri ragazzi.

Una scuola “senza zaino” non solo è un alleggerimento dal punto di vista fisico, ma è anche un modo per alleggerire la vita scolastica degli alunni. Ma a scuola poi è necessario costruire ambienti educativi capaci di accogliere questi studenti, ci spiega come si costruiscono questi ambienti?

La progettazione degli ambienti è uno degli aspetti che abbiamo curato con grande attenzione. “Senza Zaino” rappresenta una modalità nuova di rapportarsi con la scuola dove l’alunno trova in aula tutto ciò che gli serve per l’attività quotidiana. E’ un approccio nuovo che parte da questo semplice gesto. Qualora ci siano attività da svolgere a casa è il materiale che da scuola viene portato a casa. L’idea di costruire questi ambienti nasce dall’incontro tra il corpo docente, che li vive quotidianamente, e personale esperto nella progettazione quali ingegneri e architetti. Nella costruzione degli ambienti di apprendimento siamo partiti dalle aule, perché l’aula nelle nostre scuole assume un ruolo centrale, ed abbiamo pensato a tre aspetti in particolare, curati in maniera dettagliata, che ha portato anche alla costruzione di percorsi di formazione per i docenti. Il primo aspetto che abbiamo curato è stato quello di pensare alle aule come luoghi accoglienti, che devono essere belli da vivere. Il secondo aspetto ha riguardato le attrezzature e gli arredi che devono essere funzionali ad una didattica flessibile, in grado di modificarsi in base alle esigenze, ma che deve inoltre consentire, se non favorire, la collaborazione e la cooperazione tra i ragazzi che rappresentano il cuore della didattica e della metodologia del nostro metodo, a partire dalla scuola dell’infanzia. La collaborazione è un’esperienza fondamentale nella vita ma va costruita, non è una competenza innata, è una competenza che si acquisisce attraverso l’esperienza e le attività che si svolgono. I nostri arredi vengono pensati e organizzati in modo da essere funzionali ad una didattica che veda al centro la collaborazione. Concludendo voglio precisare che partire dall’attività collaborativa, e non da quella individuale, deriva dalla considerazione che nell’attività collaborativa è insita anche l’attività individuale, si tratta soltanto di strutturarla, quindi la classe deve avere al suo interno gli strumenti che consentano di strutturare una didattica varia. Non parliamo solo di strumenti digitali, maggiormente utilizzati nelle classi della secondaria, ma anche di strumenti che valorizzino la manualità, ad esempio noi siamo molto attenti a curare anche l’aspetto della grafia.

Sono tante le teorie Pedagogiche che valorizzano gli ambienti di apprendimento, cosa ha comportato l’utilizzo della vostra metodologia per i docenti, cosa cambia e che formazione devono avere.

Cambia tanto. La prima considerazione che dobbiamo fare riguarda il fatto di superare quelle paure che a volte abbiamo nel confrontarsi con l’innovazione e il cambiamento. Troppo spesso, purtroppo, nella scuola incontriamo degli atteggiamenti negativi nei confronti di questi aspetti. Il lavoro iniziale che abbiamo svolto è stato basato soprattutto a sostenere i docenti per un approccio positivo con il cambiamento, per fare questo la formazione è indispensabile. Per vivere gli spazi con arredi innovativi, dove non c’è più il classico banco, non c’è più la cattedra e non ci sono più quegli strumenti che avevano segnato la storia delle nostre classi, bisogna avere una buona formazione. Su questo la rete “Senza Zaino” si caratterizza per dare la possibilità alle scuole che aderiscono di avere una formazione d’eccellenza. Questa formazione ha due caratteristiche principali, la prima riguarda l’uso di nuove metodologie e la consapevolezza nell’organizzazione degli spazi, mentre la seconda è incentrata sulla costruzione di esperienze collaborative tra i docenti. Questo non vuol dire che ci debba essere un’unica modalità, ma la condivisione rappresenta un passaggio indispensabile affinché le attività siano efficaci.

Professo Pusceddu, chiudiamo con un’ultima domanda. Questo metodo è incentrato sugli ambienti, il che comporta una didattica principalmente in presenza. La crisi pandemica ci ha costretti a rivedere molti aspetti legati agli approcci educativi, come avete ripensato la didattica nella forma a distanza tenendo fede ai vostri principi.

Tutto ciò che era stato fatto prima della crisi legata a questa emergenza sanitaria ci ha consentito di affrontare la situazione con gli strumenti già a nostra disposizione. I nostri arredi ci hanno consentivano di rispettare tranquillamente le prescrizioni impartite in questa fase, non abbiamo dovuto acquistare nemmeno un banco. Inoltre avevamo già lavorato ad una struttura della scuola che facesse fronte ad una didattica a distanza che era già utilizzata da diversi nostri docenti. Certamente abbiamo lavorato con delle difficoltà, ma questa organizzazione ci ha permesso di migliorare progressivamente mediante l’utilizzo degli strumenti digitali. Nel panorama delle Scuole Senza Zaino quella cagliaritana è stata presa da riferimento per la nostra organizzazione delle aule per aree tematiche. Questa struttura comporta che l’aula non è affidata alla classe ma al docente il quale la organizza e la rende funzionale alla sua disciplina. L’aula viene dotata di strumentazioni digitali innovative, ad esempio abbiamo i televisori touch, che di fatto portano al superamento delle LIM, che permettono un’interazione con i device personali. E’ un campo su quale stiamo lavorando molto al fine di ampliare sempre più l’utilizzo di questi strumenti innovativi all’interno della didattica, affiancandoli però agli strumenti già esistenti, come ad esempio gli strumenti cartacei, che vengono valorizzati per ogni loro peculiare caratteristica. Questo ci ha permesso di valorizzare anche gli ambienti esterni alle aule, siamo intervenuti negli spazi connettivi, ad esempio nei corridoi e negli androni, caratterizzandoli non più come semplici luoghi di passaggio, ma come luoghi dove svolgere alcune attività. Ad esempio la biblioteca è stata “dispersa” in questi luoghi e resa funzionale in modo tale che i ragazzi avessero sempre a disposizione questi strumenti cartacei.

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