Scuola senza voti, si moltiplicano i casi: “Meno stress e risultati in media con i percorsi tradizionali”

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Una scuola senza voti. Si moltiplicano i casi di istituti scolastici che scelgono di non utilizzare i voti numerici dando, dunque, una maggiore attenzione alle competenze e al percorso di ogni singolo alunno.

C’è il caso, così come raccontato dal Corriere della Sera, di un liceo di Roma dove i voti sono solo alla fine del primo quadrimestre e al termine dell’anno scolastico. Il risultato, secondo docenti e alunni, è chiaro: meno stress e ansia da prestazione. Gli studenti vengono interrogati ed hanno i compiti in classe, ma alla fine i docenti non scrivono voti numeri, ma spingono gli alunni a capire quanto e come hanno studiato e come potrebbero fare per migliorarsi e per approfondire.

Anche a Firenze, segnala La Nazione, ci sono così analoghi. In istituto superiore della provincia di Firenze si fa così già da anni: “Noi stiamo sperimentando da settembre una didattica senza voti. Abbiamo organizzato il tutto per unità di apprendimento interdisciplinare, con valutazione solo formativa. I ragazzi ricevono dei riscontri sul loro percorso sulla base di rubriche di valutazione, che però non vanno a dare un numero alla prova, ma puntano ad analizzare gli aspetti di forza e di debolezza di ciascun allievo. Abbiamo deciso di partire con questa sperimentazione per recuperare lo sviluppo delle competenze. I ragazzi devono esser consapevoli del fatto che la valutazione serva per cresce e lavorare su ciò che servirà loro in futuro”, segnala il dirigente scolastico.

Un altro dirigente scolastico si dice entusiasta: “Voglio replicare anche io quanto proposto in quella scuola d’eccellenza. Il voto misura le conoscenze, non le abilità. E le statistiche ci dicono che gli studenti coi voti migliori non hanno poi maggiori competenze per la vita. Spesso si studia solo per avere un numero. Il voto è spesso paralizzante e serve solo ai docenti. Un ragazzo non deve identificarsi con un numero. Bisogna cambiare prospettiva. Tu vali 7 nella vita? O vali per quello che fai o puoi fare? Il voto crea una competizione non sana. Togliere quei numeri renderebbe la scuola anche più inclusiva nei confronti dei sempre più numerosi giovani con bisogni educativi speciali. La scuola deve essere per tutti. E un 3 non serve a crescere, ma solo ad abbattere l’autostima”.

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