Scuola senza voti, questa la via da seguire per il pedagogista Novara: “Trasformarla in un tribunale è una stupidaggine”

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“Per un sano percorso educativo e di apprendimento i voti e la competizione non sono necessari. Ogni insegnante può essere il cambiamento”. Questo il messaggio con cui è iniziato “La scuola non è una gara”, il convegno organizzato da CPP che ha visto riempirsi il teatro Politeama di Piacenza di insegnanti, dirigenti, pedagogisti, educatori e persone che hanno a cuore il futuro della scuola pubblica italiana. 

La scuola è esperienza non è pura trasmissione di concetti. Questo lo dice tutto il mondo pedagogico, non è un concetto “alternativo” come qualcuno sostiene” afferma Daniele Novara, pedagogista e direttore del CPP. “Purtroppo non sempre l’istituzione scolastica ascolta la pedagogia, quindi bisogna rimboccarsi le maniche perché ogni insegnante può portare il cambiamento, fare la differenza ed essere un tassello che consente di vivere una esperienza liberatoria“.

“La scuola che vogliamo è quella dell’apprendimento, basata sull’imparare e non sul giudicare” continua Novara. “Trasformarla in un tribunale è una stupidaggine perché si trasforma una delle più importanti istituzioni della nostra società in un luogo di vendetta. Purtroppo, qualcuno, nel ministero, vuole tornare indietro reintroducendo i giudizi sintetici quando la via da seguire sarebbe quella di una scuola senza voti“.

Non pensate che sia una strada impossibile, basta iniziare a liberarsi di un linguaggio arcaico. Basta parole come interrogazione, compiti in classe, compiti a casa, note, risposta esatta” conclude il pedagogista. “Sono pratiche inerziali e vi svelo un segreto: non esiste nessuna indicazione ministeriale che parla di queste pratiche. Non sono obbligatorie. Non ci sono scuse, è tempo di cambiare passo“.

Il futuro della scuola italiana, secondo Novara, in 9 punti:

1. Una scuola senza voti
2. Una valutazione basata sul riscontro dei progressi e non degli sbagli
3. Una cultura dell’errore come strumento formativo di autoregolazione e apprendimento
4. Al Ministro: di non inseguire metodi antiquati come i giudizi sintetici, ma di ascoltare genitori, insegnanti e pedagogisti prima di formulare proposte che riportano indietro le lancette della storia scolastica
5. Di sospendere le forme di punizione basate sui voti e sulle bocciature
6. Di considerare la scuola una vera comunità di apprendimento e non un luogo dove espiare le proprie colpe
7. Una scuola dove la formazione degli insegnanti sia orientata alle competenze pedagogiche e non a quelle digitali
8. Una scuola dove l’alunno difficile non deve per forza avere un disturbo neuropsichiatrico
9. Di vivere la scuola come occasione per essere felici, senza mortificazioni verso nessuno.

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