La scuola è sempre responsabile dell’incolumità dei propri studenti: così ha deciso la Cassazione

di Giulia Boffa
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Red – Il 21 dicembre del 1996,  gli studenti del quinto anno del liceo d’arte De Fabris di Nove, nel Vicentino, si stavano esibendo nella tradizionale recita natalizia, quando uno alunno di 18 anni, per gioco, appiccò il rogo che ferì gravemente una sua compagna.

Red – Il 21 dicembre del 1996,  gli studenti del quinto anno del liceo d’arte De Fabris di Nove, nel Vicentino, si stavano esibendo nella tradizionale recita natalizia, quando uno alunno di 18 anni, per gioco, appiccò il rogo che ferì gravemente una sua compagna.

Diciassette anni dopo la Cassazione ha condannato la scuola a risarcirla con 193mila euro, oltre alle spese legali per il principio in base al quale l’istituto scolastico è sempre responsabile dell’incolumità dei propri studenti, anche quando a metterla a rischio è il folle comportamento di un allievo maggiorenne.

Quel giorno, mentre un gruppetto sostava nell’atrio in attesa di entrare in scena, un ragazzo che aveva compiuto 18 anni da appena una settimana "per scherzo, con un accendino appiccava il fuoco alle ali della vicina compagna". Di colpo, l’abito da angioletto era diventato una torcia. È a quel punto che un’altra studentessa, una sedicenne di Nove, s’era lanciata sulla compagna per salvarla. Non poteva immaginare che le fiamme si sarebbero propagate anche alla sua tunica.

"Si incendiava – scrivono i giudici – con conseguenti gravi ustioni, con esiti deturpanti". La ragazzina ha riportato ustioni sul 30 per cento del corpo.

 La famiglia fece causa al giovane autore dello "scherzo" e alla scuola, chiedendo un risarcimento che superava i 400 milioni di lire. Ma il giudice del processo di primo grado, celebrato a Venezia, addossò tutte le colpe al ragazzo sostenendo che "il danneggiante era maggiorenne e dunque erano attenuati i doveri di vigilanza degli insegnanti sugli alunni".

 Ma al danno si aggiunse  la beffa: lo studente era nullatenente e i suoi genitori non potevano permettersi di pagare il danno.

Più tardi, però,  sono intervenuti prima i giudici d’Appello e poi quelli della Cassazione. A questi ultimi, in particolare, si era appellato il Ministero della Pubblica Istruzione per la difesa.

Ma la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e quindi la scuola (attraverso la sua compagnia di assicurazione) deve rifondere la vittima. Per i magistrati, infatti, nel momento stesso in cui viene accolta la domanda d’iscrizione di uno studente, si crea "un vincolo giuridico tra l’allievo e l’istituto» in base al quale il personale del liceo non ha soltanto l’«obbligo principale di istruire ed educare", ma anche "di proteggere e vigilare sull’incolumità fisica e sulla sicurezza degli allievi (…) senza il limite del raggiungimento della maggiore età".

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