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“Scuola Scomposta”: una metodologia che prevede il docente integrarsi nel gruppo degli studenti

Una scuola (o classe) scomposta è pensata specificamente per essere un luogo accogliente, dove si possa adottare un tipo di didattica innovativa al cui centro ci sono i ragazzi, protagonisti del proprio apprendimento.

È dunque una sorta di scuola-casa, pensata espressamente per il benessere degli studenti, che lavorano non sempre nella stessa aula, bensì in diversi laboratori, progettati per competenze.
In questo modo, si “scompone” appunto il luogo scolastico, sia dal punto di vista fisico che concettuale. Esso viene infatti suddiviso in tanti piccoli luoghi che portano in sé diverse competenze, utili per creare il puzzle finale che dovrebbe caratterizzare ogni studente.

Oltre l’aula: ambienti comuni e aggregazione

In una classe scomposta tipica, gli spazi comunemente intesi sono completamente destrutturati: ad esempio, si troveranno banchi spostati lungo le pareti, uno accanto all’altro, per i ragazzi che hanno bisogno di studiare a scuola.

Ci saranno poi alcuni luoghi fuori dall’aula, adibiti a spazi comuni, dove soggiornare, discutere di libri, comunicare, dibattere, riflettere insieme agli altri in momenti collettivi.
Se poi gli studenti volessero leggere libri (cartacei e non), o rilassarsi, o ancora scrivere i propri pensieri su un diario, ci sarebbe per loro l’ambiente salottino. Una scuola scomposta prevede inoltre postazioni utili per guardare i film in modo collaborativo (cineforum), e altre adibite alle webconference.

Il rapporto docente-discente

Questi e tanti altri sono quindi gli spazi e gli strumenti di cui i discenti possono fruire liberamente in una classe scomposta, all’interno di un ambiente che li metta a loro agio e senza barriere architettoniche.

È pur vero che la libertà di azione dei discenti potrebbe creare un po’ di difficoltà agli insegnanti.

Infatti, il fatto che essi siano liberi di alzarsi, sedersi sui banchi, aggregarsi in maniera autonoma, uscire dall’aula per andare in altre classi, ascoltare musica o guardare video senza dover chiedere un esplicito permesso ai docenti, rappresenta una sfida dal punto di vista logistico e organizzativo.

Ci vorrà dunque uno sforzo, da parte degli insegnanti, per integrarsi nel gruppo degli alunni, in modo da diventare “uno di loro” grazie ad una assidua partecipazione ai lavori di gruppo.
In tal modo, l’insegnante non si troverà a chiedere ai ragazzi – quando servirà per le lezioni frontali – di rimettersi nell’assetto scolastico classico (banchi e cattedra di fronte): sarà quasi naturale, per loro, far ciò per stare più comodi – nel momento in cui dovranno aprire i libri o i quaderni per prendere appunti, guardando alla lavagna.

Regole e condotta

Come si è visto, nella scuola scomposta gli studenti interagiscono liberamente con i compagni e con gli altri insegnanti. Si cerca quindi di creare uno spazio sereno e un’atmosfera collaborativa: il tutto, però, sempre nel rispetto delle regole.

È infatti timore comune dei docenti che questo tipo di ambiente renda difficoltosa la didattica, poiché troppo dispersivo per alcuni tipi di alunni.Ciò potrebbe essere vero nella misura in cui, a questi ultimi, non si dia contezza dei criteri con cui verranno valutati che, ovviamente, comprendono anche la condotta.

Competenze, valutazione e UdA

La classe scomposta, in effetti, adotta spazi del genere perché essi sono utili per sviluppare tutte le competenze che l’Europa richiede da tempo alla scuola moderna, tra cui quelle di cittadinanza e quelle relative all’uso delle nuove tecnologie.

Dal punto di vista della didattica, esse convogliano in varie UdA (unità d’apprendimento), che i docenti progettano e comunicano agli alunni – anche affiggendo dei cartelloni negli spazi comuni.
Sarà sul loro raggiungimento che si baserà la valutazione.

Dal canto loro, anche gli alunni avranno modo di rendersi conto dei propri progressi: ciò è possibile tramite dei moduli di auto-valutazione online che la scuola mette a disposizione degli alunni perché questi, in maniera il più possibile obiettiva, cerchino di comprendere fino a che punto hanno fatto progressi nel loro cammino di apprendimento.
Moduli di valutazione e auto-valutazione vengono poi messi a confronto, in modo da capire se ci siano criticità o discostamenti troppo evidenti tra il punto di vista del discente e quello del docente: i due, in tal modo, continuano a dialogare fino alla fine del loro percorso insieme.

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