Per una scuola di qualità: rivedere le 18 ore in aula

Di Lalla
WhatsApp
Telegram

inviato da Salvo Amato – Il Gruppo FB Chiamalascuola denuncia la grave situazione che si verrebbe a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 cc. 42-45 del disegno di legge di stabilità 2013, attualmente in discussione nelle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato. L’articolo in questione aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo.

inviato da Salvo Amato – Il Gruppo FB Chiamalascuola denuncia la grave situazione che si verrebbe a creare nella scuola italiana qualora venisse approvato l’articolo 3 cc. 42-45 del disegno di legge di stabilità 2013, attualmente in discussione nelle Commissioni Parlamentari di Camera e Senato. L’articolo in questione aumenta di un terzo l’orario di lavoro dei docenti a parità di salario. Si tratta nel metodo e nel merito di un provvedimento sbagliato e iniquo.

Nel metodo perché, in assoluto spregio al diritto e alla Costituzione della Repubblica, si interviene su una materia che è regolata da contratti liberamente sottoscritti fra le parti e si impongono dall’alto prestazioni di lavoro che non sono previste nel CCNL attualmente in vigore: si tratta di un pericoloso precedente che mortifica la civiltà del lavoro e delinea un paradigma autoritario e illiberale di relazione Stato-cittadino.

Ma il provvedimento è sbagliato anche nel merito. Chiunque operi nella scuola, infatti, sa bene che le ore di lezione sono solo una parte dell’attività di un docente, che spende la propria professionalità anche nella loro  preparazione, nella predisposizione e nella correzione dei compiti in classe, nei ricevimenti delle famiglie, nella programmazione e nelle attività collegiali.

Occorre poi sottolineare con chiarezza che l’aumento dell’orario di lavoro non si tradurrebbe in un incremento delle ore di lezione impartite nelle singole classi, ma in un numero maggiore di classi per singolo docente, il che  indebolirebbe l’aspetto relazionale della didattica, spersonalizzandola e allontanandola dalle esigenze e dai bisogni dello studente, che sarebbe invece doveroso valorizzare nella sua individualità.

Il Gruppo FB Chiamalascuola concorda a più voci con quanto sostiene da tempo l’Ispettore Tiriticco, “le 18 ore canoniche del lavoro di un insegnante devono essere rivedute e riscritte in funzione non tanto e non solo dell’orario di lavoro di un pubblico dipendente, quanto dell’offerta che un’istituzione scolastica intende dare, ovviamente in un regime in cui lo Stato ponga veramente l’Istruzione con la I maiuscola tra i primi posti dei suoi impegni politici, sociali e finanziari! Mi sono sempre chiesto quanto sia corretto che l’insegnante debba impegnare tutto il suo tempo, le 18 ore canoniche, nel faccia a faccia con gli alunni in aula! Con quello che accade giorno dopo giorno in questa società fluida nel campo della ricerca e delle applicazioni tecnologiche, e nello stesso mondo degli adolescenti, come si può pensare a un insegnante che entra in aula a recitare la lezione di sempre? Non è così! Le esigenze di chi apprende aumentano in modo esponenziale e un insegnate non può scodellare a una scolaresca inquieta e assetata di saperi nuovi e interessanti la lezione di sempre…

Allora rivediamolo pure l’orario degli insegnanti! Consideriamo tutti i numerosi impegni che hanno fuori dall’aula, dal contatto diretto con gli alunni! Giungiamo anche a 24 ore, perché no? E che siano debitamente pagate! E si preveda che solo una parte di esse, la metà ad esempio, sia destinata al lavoro in aula! E siano centrali le attività laboratoriali, ddi cui parlano ormai tutte le nuove Indicazioni nazionali! E altre ore siano destinate alla ricerca, alla progettazione pluridisciplinare, alla produzione di materiali didattici, alle attività di sostegno, rinforzo, recupero, all’orientamento!

Se veramente vogliamo una scuola a tempo pieno e a spazio aperto! Come è giusto che sia! Avremmo più docenti impegnati in un lavoro che oggi non si può più consumare totalmente nelle aule, quelle aule/classi previste da Casati e da Coppino! Ma erano altri tempi ed era necessario che, anche a suon di nerbate, quel 90% degli analfabeti imparasse a leggere e scrivere e a far di conto! Se volevamo entrare in Europa! La scuola non è più quella in cui c’è uno che sa tutto e insegna e uno che non sa nulla e impara!

Come professionisti della scuola, da sempre garanti del diritto all’istruzione e consapevoli che questa manovra mette in gioco la dignità dell’insegnante, la civiltà del lav lavoro, il bene comune della scuola e il ruolo della cultura nella società, affermiamo con forza il nostro diritto alla dignità dell’insegnamento e chiediamo il ritiro dei commi 42-45 dell’art. 3 della legge di stabilità 2013 e la convocazione, al più presto, degli Stati Generali per progettare un modello di scuola che risponda davvero agli standard europei e alle mutate esigenze imposte da una società in sempre più rapida evoluzione

Il Gruppo FB Chiama la scuola

WhatsApp
Telegram

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur