Scuola pubblica o scuola privata? Una testimonianza dagli Stati Uniti

di Lalla
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di A. Lalomia – Le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio sui ‘cattivi maestri’ nella scuola pubblica italiana hanno sollevato molte -e spesso vivaci- reazioni, non solo da parte dei diretti interessati -ossia i docenti che lavorano nella scuola pubblica-, ma anche (tanto per citarne alcune) da parte di autorevoli personalità del mondo accademico, politico, religioso e sindacale (1)

di A. Lalomia – Le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio sui ‘cattivi maestri’ nella scuola pubblica italiana hanno sollevato molte -e spesso vivaci- reazioni, non solo da parte dei diretti interessati -ossia i docenti che lavorano nella scuola pubblica-, ma anche (tanto per citarne alcune) da parte di autorevoli personalità del mondo accademico, politico, religioso e sindacale (1)

Qui io vorrei segnalare un intervento di Stefano Albertini (2) , che mi sembra particolarmente importante per almeno due ragioni:

1.l’A. insegna presso la NYU, prestigiosa università privata statunitense ed è direttore dell’altrettanto illustre Casa Zerilli Marimò (3) , sede del Dipartimento di Studi Italiani della stessa NYU;

2.le sue parole sono state riportate con grande risalto da un portale (4) che è supportato -come altre realtà che si occupano di far conoscere la cultura italiana negli Stati Uniti- da istituzioni e da strutture pubbliche del nostro Paese, a cominciare dal MAE, dal Ministero del Lavoro e dall’Università “La Sapienza” di Roma. E questo malgrado l’orientamento politico di Albertini, un orientamento che non coincide con quello dell’attuale esecutivo (5) .

Il discorso di Albertini è concreto, chiaro e incisivo.

L’unico appunto che si potrebbe fare riguarda forse la tesi dell’A. secondo cui le parole del premier comprometteranno ancora di più l’immagine della scuola pubblica italiana -con l’inevitabile conseguenza, mi pare di capire, che a beneficiare di queste accuse saranno gli istituti privati-.

Onestamente, mi sembra un timore eccessivo. Chi ha avuto modo di procedere ad un confronto tra scuole pubbliche e certe scuole private (soprattutto con i diplomifici di cui lo stesso Albertini parla nell’articolo) sa bene quanto grande sia il divario che le separa, in termini di costi per l’utenza, di qualità dell’insegnamento e di preparazione degli studenti.

E lo sanno anche i genitori che si sacrificano per mandare i loro figli pigri, demotivati, respinti più volte dalla scuola pubblica anche a causa del loro comportamento indisciplinato, in qualche centro di ‘recupero anni’ dove, pagando migliaia di €, sono sicuri che alla fine dell’a.s. i loro pargoletti riceveranno il diploma (magari senza neanche dover frequentare più di tanto, come capita di leggere talvolta nelle cronache giudiziarie) .

Questo naturalmente non significa che gli istituti privati siano da buttare; anzi. So anche di ottimi docenti che vi insegnano. Solo che, purtroppo, con una certa frequenza tali scuole dimostrano di non essere proprio dei modelli da prendere come esempio.

D’altra parte, dovrebbe essere altrettanto noto (ma spesso questo particolare viene dimenticato) che la situazione di grave crisi in cui versa la scuola pubblica italiana affonda le sue radici nel passato, anche se ovviamente l’attuale esecutivo potrebbe fare molto di più.

D’altronde il libro di Paola Mastrocola (6) è uscito prima delle affermazioni che hanno provocato tanto clamore.

Note

(1) Cfr. ad esempio le rassegne che questo portale ha pubblicato il 28 febbraio () e il 1° marzo 2011

V. inoltre:
Sergio Belardinelli – Giorgio Israel, “Mettere in mora la scuola pubblica ? Messaggio errato, meglio salvarla.
(testo particolarmente prezioso, per la sua decisa presa di posizione, ma anche per il suo equilibrio e presente anche sul blog di Israel, con i commenti dei lettori (“In difesa della scuola pubblica”) ;

Alessandra Cenerini, “L’invasione del tempio” ;

La qualità della scuola pubblica e di quella privata” .

Vale comunque la pena ricordare che lo stesso premier, dopo le dichiarazioni che hanno causato un vespaio di polemiche, ha saggiamente riconosciuto i meriti dei moltissimi docenti pubblici italiani che lavorano con impegno, con professionalità e che in cambio ricevono stipendi tra i più modesti in Europa. Affermazioni importanti, che però dovrebbero essere seguite da fatti concreti, come appunto l’aumento delle retribuzioni.

(2) Il contributo si può leggere sia in italiano (“Quei cattivi maestri nella scuola pubblica italiana”), che in inglese (“Those Evil Public School Italian Teachers”) .

(3) Questo l’indirizzo del sito web della “Casa italiana Zerilli Marimò”, in inglese: http://www.casaitaliananyu.org.
Per la versione italiana, cfr. : http://www.i-italy.org/i-italy-it-tags/casa-italiana-zerilli-marim.
Utile, per approfondire la conoscenza di questo importante centro, l’intervista allo stesso Albertini: “Casa italiana Zerilli Marimò della NYU. Ponte di dialogo culturale tra Italia e USA.” .

(4) www.i-Italy.org.

(5) Albertini milita nel PD di New York ed è stato già candidato alle primarie negli Stati Uniti per lo stesso partito, una candidatura che però non ha trovato il consenso della segreteria del PD.
Cfr. al riguardo: “Stefano Albertini. Una candidatura dalla base del Partito Democratico.” e “Stefano Albertini, candidato della società civile e non dei partiti.”

Il fatto che Albertini sia comunque ancora iscritto al PD mi sembra molto importante, perché smentisce una volta di più la tesi di quanti sostengono che l’Italia sia diventata ormai una dittatura. D’altra parte, ciò non significa che certi discorsi, soprattutto se di esponenti di primo piano della maggioranza, potrebbero (e dovrebbero) essere evitati. Nella scuola pubblica italiana, tanto per citare un esempio, lavorano
decine di migliaia di docenti che nelle ultime elezioni hanno votato per l’attuale esecutivo. Come scrivono Belardinelli e Israel nel testo citato sopra : “E’ un tragico errore lanciare il messaggio che “gli” insegnanti e la scuola meritino solo di essere rottamati. E’ sbagliato, ingiusto e autodistruttivo, perché umilia energie positive consegnandole a posizioni meramente protestatarie.” .

(6) Paola Mastrocola, “Togliamo il disturbo. Saggio sulla libertà di non studiare.”, Guanda, 2011.
Per la lettura dell’introduzione e di un paragrafo dell’ opera, cfr. “Paola Mastrocola: togliamo il disturbo.”

Tra le recensioni, vorrei segnalare almeno quella di Giorgio Israel.

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