Scuola o centro sociale? Lettera

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Inviato da Pierre Alexis Pastre – Sono veramente sbalordito dagli argomenti che sono addotti per biasimare, disapprovare, sconsigliare, la chiusura delle scuole.

Da una varieta’ di fonti del ministero, di giornalisti, medici, esperti e commentatori di ogni genere si sentono principalmente variazioni su questi due temi:
… se i ragazzi non vanno a scuola la mattina rischiano di essere preda di altre cose…
… se i miei figli non vanno a scuola non posso andare a lavorare…
mi sarei aspettato invece, ad esempio:
…se non vanno a scuola come faranno ad essere preparati per il test di ammissione all’universita’, al colloquio di lavoro, ad essere effettivamente capaci di installare una caldaia, a scrivere un programma, a sostenere un colloquio in lingua ecc.

Ormai senza alcuna vergogna si proclama ai quattro venti, mentre gli studenti ascoltano, che la scuola e’ un parcheggio. E’ cosi’ diventato un luogo dove dalla piu’ tenera eta’ bambini ed adolescenti passano giornate interminabili durante le quali imparano sopratutto ad ammazzare il tempo, ad aspettare, a fare venire sera, in genere con lo smartphone. Dove, in altri termini, imparano l’etica del non-lavoro che molti mettono in pratica non facendo nemmeno quel poco che viene loro chiesto e, nell’eventualita’, ostinandosi caparbiamente a copiare, convinti che il lavoro, anche in piccole dosi, possa fare male. Del resto, come biasimarli, fanno gia’ la vita del tempo pieno impiegatizio negli anni piu’ importanti della loro vita.

Sarebbe meglio che la scuola fosse un luogo dove si passino poche ore mattutine di intenso impegno intellettuale con degli insegnanti, seguite eventualmente da altre ore di centro sociale dove assistenti sociali si occupino del problema della custodia e dell’intrattenimento dei figli i cui genitori lavorano.

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