La scuola non realizza nessuna politica di integrazione. Il ministro Kyenge ha avviato un confronto con il MIUR

di Giulia Boffa
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GB – Il IX Rapporto Cnel sugli «Indici di integrazione degli immigrati in Italia», ha misurato sia il grado di attrattività dei territori sulla popolazione straniera sia il loro potenziale di integrazione.

GB – Il IX Rapporto Cnel sugli «Indici di integrazione degli immigrati in Italia», ha misurato sia il grado di attrattività dei territori sulla popolazione straniera sia il loro potenziale di integrazione.

Tra gli indicatori inseriti dal curatore del rapporto, Luca Di Sciullo, c’è l’istruzione liceale degli studenti stranieri, non prendendo però in considerazione i risultati, ma solo le iscrizioni, perché l’idea è che questa percentuale sia correlata direttamente con quella dell’inserimento sociale.

"Più è alta la percentuale di liceali stranieri – afferma  Lo Sciullo -, più sono gli studenti immigrati che proseguono un percorso formativo superiore orientato all’università e, quindi, affrancato dall’esigenza di trovare immediatamente lavoro per sostenere economicamente la famiglia. E più si può presupporre un inserimento sociale avanzato. Più la loro formazione culturale è elevata e più potrebbero concorrere per posti di lavoro qualificati, contribuendo alla mobilità sociale degli immigrati".

L’ipotesi è confermata dal fatto che aumentano, rispetto al 2009, le iscrizioni degli studenti stranieri agli istituti tecnici e professionali, anche degli studenti che  conseguono risultati eccellenti alle medie.

 Dei 164.524 alunni immigrati iscritti alle superiori solo il 19,3% frequenta un liceo: 31.731 ragazzi che, nel Mezzogiorno, rappresentano il 29,2% degli stranieri delle superiori nelle Isole e il 26,3% di quelli al Sud, area che supera di poco la percentuale del Centro (23,6%).

 Quest’ultima è quella che ne accoglie di più: 9.951. Seguita dal Nord Ovest con 9.134 liceali stranieri e il Nord Est con 7.045, valori però pari rispettivamente al 16,1% e al 15,6% degli immigrati qui iscritti alle superiori.

Nelle prime 9 posizioni della graduatoria sull’istruzione liceale si piazza quasi tutto il Meridione con 7 delle totali 8 regioni. Unica eccezione la Basilicata al 16° posto. In testa alla graduatoria il 32,3% della Sardegna, seguita da  Trentino, 2° (30,4%), e Lazio, 3° (30,1%).Tra le province, prima è  Isernia con il record del 46,1%, Sassari (36,3%), Palermo e Vibo Valentia.

Nelle ultime posizioni per l’istruzione liceale, e quindi tra le prime per quella tecnico – professionale, troviamo Verbania, 103° con solo il 7,5%; Modena, 102° con l’8,4%; Reggio Emilia, 101° con l’8,6%, l’Emilia Romagna al 20° posto con appena il 13,0% di liceali, la Lombardia 19° con 13,9% e il Veneto al 18° con 14,6%. Le ultime tre regioni, come il Nord,  tradizionalmente offrono occupazione e con una radicata una cultura del lavoro che incoraggia a inserirsi presto nel mondo produttivo: questo aspetto, quindi, condiziona la scelta o meno del liceo.

La scuola non realizza nessuna politica di integrazione accusa Giorgio Alessandrini, presidente Onc-Cnel: "Ci sono buone circolari ministeriali, ma non c’è un euro per la mediazione culturale, la formazione dei docenti".

Il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge annuncia di avere già  avviato un confronto con il ministero dell’istruzione.

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