Scuola monogenere: continua il dibattito

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GB – Separare maschi e femmine distribuendoli in classi diverse giova al profitto, addirittura eccellenze come accade nei paesi anglosassoni, sia nelle scuole pubbliche che private.
n Germania le scuole monogenere sono circa 200, in Francia quasi 250. L’Australia, invece, ne conta ben 1479 con risultati nell’apprendimento tra il 15 e il 22% migliore di quelle miste; in Giappone, poi, ci sono più di 400 istituti omogenei.

GB – Separare maschi e femmine distribuendoli in classi diverse giova al profitto, addirittura eccellenze come accade nei paesi anglosassoni, sia nelle scuole pubbliche che private.
n Germania le scuole monogenere sono circa 200, in Francia quasi 250. L’Australia, invece, ne conta ben 1479 con risultati nell’apprendimento tra il 15 e il 22% migliore di quelle miste; in Giappone, poi, ci sono più di 400 istituti omogenei.

In Italia la divisione tra maschi e femmine nelle scuole statali è stata abbandonata negli anni ’60 in nome delle pari opportunità e per aumentare l’interazione tra i due sessi.

Inoltre nel 2011 alcuni ricercatori del Consiglio Americano per la scuola mista hanno pubblicato uno studio dal titolo eloquente: “La pseudoscienza della scuole single sex”. Lo studio apparso sulla prestigiosa rivista Science sostiene che non c’è alcun vero dato scientifico a sostegno di queste tesi e che il successo delle scuole monogenere è dovuto semplicemente ai loro standard altamente selettivi.

Secondo la Faes, un’associazione di genitori e insegnanti che si rifà ai principi educativi del fondatore dell’Opus Dei, Josemaría Escrivá, le bambine sono penalizzate dal ritmo di apprendimento dei maschi, che hanno bisogno di pause più lunghe e sono olto più competitivi delle bambine, che sono più ordinate e riescono a seguire lezioni più lunghe.

Il dibattito resta aperto.

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