Scuola media, prima di parlare di anello debole s’indaghi sulla gestione delle scuole e sul rispetto delle regole di sistema. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – Da molti anni la scuola media è vista come l’anello debole del sistema scolastico; la strada per sanarne tale inefficacia, però, non è mai stata individuata, anche perché il problema non è stato collocato in un’adeguata cornice.

Eppure l’ambito di riferimento era ed è in tutta evidenza. Si consideri l’incipit delle indicazioni nazionali del 2004: “La Suola Secondaria di 1° grado, confermando una tradizione avviata nel 1963 e consolidata nel 1979, rinnova il proposito di promuovere processi formativi in quanto si preoccupa di adoperare il sapere (le conoscenze) e il fare (le abilità) … per sviluppare armonicamente la personalità degli allievi in tutte le direzioni e per consentir loro di agire in maniera matura e responsabile”.

Si tratta di un indirizzo ventennale, rafforzato dalla normativa vigente; sgorga spontaneo il quesito: perché tali attese non sono state soddisfatte?
La lettura del citato documento ministeriale fornisce il terreno per sviluppare una plausibile risposta.

Esso, infatti, indica: ”I livelli essenziali di prestazione a cui tutte le scuole secondarie di 1° grado sono tenute. Al termine della classe terza, la scuola ha organizzato per lo studente attività educative e didattiche unitarie che hanno avuto lo scopo di aiutarlo a trasformare in competenze personali le seguenti (elencate) conoscenze e abilità personali”.

I due paragrafi trascritti consentono di focalizzare i vincoli cui l’attività delle scuole deve sottostare, la cui inosservanza sta all’origine della disfunzione:
1) Organizzare attività educative e didattiche unitarie. La gestione scolastica si è caratterizzata per la progettazione d’itinerari i cui traguardi (comportamenti maturi e responsabili) erano perseguiti da tutti gli insegnamenti?
2) Adoperare conoscenze e abilità. E’ stata superata l’antica concezione di scuola finalizzata alla trasmissione delle conoscenze? Significative la denuncia del precedente ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, sul “mito ossessivo del programma”.
3) Trasformare in competenze. E’ stato attribuito al termine competenza un significato univoco e condiviso? Si tratta di una questione che il ministero ha affrontato, ritenendolo uno dei “problemi più ricorrenti nel mondo della scuola, costituito dall’uso di espressioni e di termini a cui si attribuiscono significati differenti”.

La legge delega del 2003 è risolutiva: esistono competenze generali, le cui componenti sono capacità e conoscenze, e competenze specifiche, un mix di abilità e conoscenze. Le scuole hanno inteso il termine capacità come espressione di potenzialità, distinguendolo da abilità, che si riferisce a comportamenti acquisiti? Le scuole hanno orientato la “programmazione dell’azione educativa” d’istituto allo sviluppo di capacità? Le scuole hanno utilizzato le abilità esclusivamente per monitorare i processi d’apprendimento?

Razionalità vorrebbe che prima di parlare di anello debole s’indagasse sulla gestione delle scuole e sul rispetto delle regole di sistema.

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