Scuola media, preadolescenza e la riforma dei cicli. Lettera

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Antonina Pusateri – Le diverse riforme del sistema scolastico che si sono susseguite negli ultimi decenni, hanno troppo spesso dimostrato di non avere per niente a cuore la crescita psicofisica dei bambini/ragazzi che la scuola devono frequentarla, e questo disinteresse a tutto vantaggio di una logica del tutto improntata sul risparmio per la spesa da destinare all’istruzione pubblica e statale.

La stessa volontà di ridurre il liceo dai canonici cinque anni a soli quattro, in via sperimentale in cento istituzioni del paese, per l’anno scolastico 2017/2018, nasconde un’esigenza di risparmiare sull’istruzione, celandola con la vantata intenzione di agevolare i giovani, anticipandone l’ingresso nel mondo del lavoro di un anno, al fine di affrontare meglio le sfide del mercato sempre più dinamico e specializzato. E questo avendo come punto di riferimento i coetanei europei.
Tuttavia, ritengo che affermare ciò in un paese che ha tra i suoi problemi più gravi ed urgenti, la presenza di un altissimo tasso di disoccupazione giovanile è mera demagogia e anche mistificazione della realtà.

Inseguire, a tutti i costi, il miraggio del modello scolastico europeo non mi pare sempre la soluzione giusta, specie quando di questo si prendono ad esempio solo le possibilità di tagliare risorse all’istruzione, senza vedere che, invece, i paesi più evoluti dell’Europa hanno un sistema scolastico esemplare perché non dettato da logiche di taglio alla spesa pubblica ma, al contrario, di grandi investimenti con scuole moderne e sicure e confortevoli, e stipendi adeguati per i docenti.

Tuttavia, apprendere che si voglia, ancora, ridurre la scuola media a due anni, rimodulando l’intero percorso di studi della scuola superiore e immaginandone uno unico di sette anni, è ciò che più di tutto solleva le mie pronte obiezioni.
La scuola media, ricordo, è ancora scuola dell’obbligo. Ridurne gli anni di frequenza significa molte cose, che gli onorevoli che si susseguono al Ministero dell’istruzione, confermano di disconoscere.

All’ultimo anno della scuola media, i ragazzi devono fare delle scelte che condizioneranno, forse irreparabilmente, la loro futura vita professionale. Devono infatti scegliere la scuola superiore presso la quale continuare gli studi, ricevere una formazione più improntata a pianificare la vita futura, delineandosi come un percorso di studi che getta pe basi della conoscenza sulla quale sviluppare un percorso professionale. I ragazzini, quindi, dovrebbero dimostrare di avere un certo orientamento circa la professione che vorranno svolgere da grandi, e capacità di immaginarsi proiettati in quel mondo del lavoro che troppo spesso e troppo presto deluderà tutte le loro aspettative e svierà del tutto la direzione dei propri sogni sul futuro.

Reputo da sempre che, chiedere ciò ai ragazzini di soli 13 anni, figli dei nostri tempi peraltro, è sempre più difficile. La scelta è spesso davvero complicata e fatta con approssimazione o indotta dalla famiglia. Questo perché l’età di questi ragazzi, che poi è quella propriamente detta preadolescenziale, segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta e, proprio in virtù di queste ragioni, per niente vissuta serenamente dai nostri figli o con la maturità necessaria per poter decidere serenamente sul proprio futuro.
Ridurre di un anno la scuola media significa indurre i ragazzini (che io reputo ancora bambini) ad assumersi la responsabilità di una scelta importante in un periodo non proprio facile della propria vita.

Personalmente, credo che una riforma della scuola media debba essere fatta ma la mia è una visione sì personale quanto, proprio per tali ragioni, del tutto nuova e assai diversa da quella immaginata dagli onorevoli di Viale Trastevere.
La scuola media l’ho sempre vista come una scuola di transito: una sorta di ponte tra l’infanzia e l’adolescenza. La scuola della preadolescenza, appunto.
Non è del tutto malvagia l’idea di modificare il percorso di studi da tre a due anni, avanzata dalla D’Onghia, sottosegretaria al MIUR, ma lo diventa quando si pensa ad un ciclo unico di sette anni unificando scuola media e scuola superiore.
La scuola media è una scuola che detta un limite netto tra un ordine scolastico in cui regna un’importante vocazione, anche materna, tra le maestre per i propri bambini, e un altro in cui, improvvisamente e quasi inconsapevolmente, questi bambini smettono di essere tali e vengono scaraventati in un modo di adulti in cui non si ha più tempo né modo di ascoltare le esigenze ed i bisogni che da loro nascono e che la loro giovane età impone. Ricordo ancora una volta che i bambini arrivano alla scuola media a 11 anni, età complicata e particolare perché mette in atto delle vere e proprie trasformazioni che riguardano, in primis, l’aspetto fisico che, forse, è anche quello più importante perché più immediato. La voce muta progressivamente, compaiono i primi peli, le prime tempeste ormonali e tutte quelle trasformazioni interiori che proiettano, fino ad immergerlo completamente, l’individuo nell’età adolescenziale. Ma questi cambiamenti fisici non sono uguali per tutti all’ingresso alla prima media. In alcuni del tutto assenti, in altri appena accennati, in taluni presuntuosamente manifesti. Vi sono ragazzini che alla stessa età sono ancora ingenui come dei bambini e altri che si atteggiano già a duri o hanno le sembianze di giovanissime donne. La convivenza tra questi esserini che voglio maternamente definire “incompiuti” è difficile, se non impossibile.

Se a questo si aggiunge il disagio che i ragazzini sono costretti a subire, relativo al cambio di scuola (come edificio), di insegnanti ed anche di compagni di classe si capisce perché la scuola media sia quel particolare ordine scolastico da molti ricordato con orrore e dove, spesso, anche i rendimenti si abbassano sia rispetto alla scuola primaria che, in alcuni casi, anche rispetto alla scuola di secondo grado.
La proposta davvero interessante e innovativa, se una ce ne dovesse essere, sarebbe quella di immaginare un ciclo di istruzione unico, che va dai 6 anni ai 13, in cui scuola primaria e scuola media, divengano un unico ordine. I preadolescenti, quindi, non dovrebbero più subire lo stravolgimento del loro mondo scolastico in un’età già di per sé difficile e nuova, anch’essa. D’altra parte, la scuola media, fa già parte del primo grado dell’istruzione. Si snaturerebbe, perciò, tale sua appartenenza se la si volesse unire alla scuola di secondo grado.
Certo, ci sarebbe da pensare a come conciliare questa trasformazione con le diverse discipline che si studiano a scuola media e che sono assenti o marginali nella scuola primaria ma, a questo proposito, si potrebbe pensare di strutturare l’orario delle lezioni e l’avvicendarsi dello studio delle diverse discipline tenuto conto dell’età dei ragazzi. E perché no? Anche dell’interesse.

In un sistema scolastico innovativo che comincia a guardare alla Flipped classroom, alla scuola senza aule e via dicendo, non mancano certo le idee e le possibilità di realizzare un percorso scolastico innovativo e sempre più accattivante, capace di coinvolgere ed includere tutti gli studenti, a partire dai loro bisogni, dai loro interesse, dalle loro attitudini e potenzialità. E, non in ultimo, pensare ad un sistema di istruzione che non punti solo al risparmio della spesa pubblica.

Versione stampabile
anief anief
voglioinsegnare