Scuola-Lavoro, Bianchi: “C’è un problema di sicurezza che va affrontato al più presto”

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Riguardo ai due studenti recentemente morti durante incidenti nel corso di stage lavorativi, “il dolore è dolore, e io ho partecipato come genitore al dolore delle famiglie, ma la tematica è generale, e riguarda il rapporto tra scuola e attività lavorativa. Ma in quei due casi specifici non eravamo in alternanza scuola-lavoro, non eravamo in Pcto, erano corsi di formazione professionale a finanziamento regionale, gestiti da centri di competenza specificatamente privata. Poi, non toglie niente rispetto al tema della sicurezza”.

Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi in audizione dalla commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’esame della Relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnr).

“Il percorso che noi abbiamo fatto di apertura di esperienza all’esterno – ha spiegato – partendo dal 2015, rivisti nel 2018 con i Pcto, sono dei corsi di competenza trasversale. Sono cose diverse che la dove si è nel campo di un’apertura sono esperienze di carattere educativo che hanno tempi limitati e precisati per norma, devono avere un tutore scolastico e uno esterno. Vanno sicuramente posti tutti i termini di sicurezza la dove siamo in una situazione esterna questo Paese abbiamo avuto un livello di morti sul lavoro inaccettabile”.

Secondo Bianchi è necessario articolare bene “le questioni altrimenti il rischio è ancora una volta di cogliere situazioni diverse, banalizzandone il significato. La formazione professionale è legata al lavoro, è disegnata sulla base di norme che attribuiscono alle Regioni su finanziamenti europei, di cui io come ministro dell’Istruzione sono pronto a prendermi carico, non solo dal punto di vista morale, ma anche per fare una riflessione più profonda per legare questo all’interno del sistema educativo nazionale e su questo con Fedriga abbiamo parlato”.

“È evidente – ha aggiunto – che dobbiamo avere una scuola aperta, però nella funzione propria della scuola, cioè educativa: non c’è nessuna possibilità di surrogare una attività di lavoro con una attività, sono cose diverse che vanno regolate diversamente. Ma ci sono attività esperienziali che vanno condotte in una scuola che vuole essereaperta, ma che deve essere sicurissima e capace di valutare ogni volta le singole esperienze. Non si fa un’esperienza di perse, si fa un’esperienza perché è valutata e valutabile all’interno di un percorso scolastico, di un percorso scolastico personalizzato”, ha concluso.

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