Scuola: l’anno scolastico partirà con la battaglia dei ricorsi

di Patrizia Del Pidio
ipsef

Nonostante l’approvazione della riforma della scuola sembra che non molto sia cambiato all’interno dell’istruzione italiana. Insegnanti e studenti si troveranno a settembre a fare i conti con una realtà che non ha portato molti cambiamenti nel mondo della scuola.

Il Movimento 5 Stelle fa notare che settembre tutto quello che non è stato mantenuto delle promesse fatte dal governo darà vita ad una serie di ricorsi che mostrerà tutti i nodi della riforma della scuola.

Nonostante l’approvazione della riforma della scuola sembra che non molto sia cambiato all’interno dell’istruzione italiana. Insegnanti e studenti si troveranno a settembre a fare i conti con una realtà che non ha portato molti cambiamenti nel mondo della scuola.

Il Movimento 5 Stelle fa notare che settembre tutto quello che non è stato mantenuto delle promesse fatte dal governo darà vita ad una serie di ricorsi che mostrerà tutti i nodi della riforma della scuola.

Ad iniziare dalle assunzioni: ne sono state annunciate 100mila ma la metà sono soltanto giuridiche e anche se hanno decorrenza giuridica a partire dall’anno scolastico 2015/2016 gli stipendi e le cattedre dovrebbero arrivare soltanto l’anno scolastico successivo. Molti sono i precari del sud assunti per scuole del nord mentre tantissime sono le cattedre al sud che rimarranno senza una copertura.




Mentre i genitori che scelgono per i propri figli le scuole paritarie potranno godere di agevolazioni fiscali, quelli che continuano a scegliere la scuola  statale saranno molto probabilmente costretti a portare anche quest’anno la  carta igienica nella classe del proprio figlio.

Il mondo della scuola però è sul piede di guerra e attenderà il premier a settembre. Insieme ai precari, si annuncia, ci sarà anche il M5S che intende far cancellare la riforma dalla Corte Costituzionale dopo aver depositato delle mozioni nei Consigli Regionali che impegnano la Giunta a definire la riforma incostituzionale per i seguenti motivi:

la formazione professionale che è di competenza delle Regioni

lo strapotere dei dirigenti che va ad inficiare sull’autonomia scolastica.

La mozione presentata dal M5S è stata già discussa ed approvata nella regione Puglia, se gli esiti dovessero essere gli stesi anche nelle altre regioni italiane per la Riforma di Renzi non si preannuncia un autunno molto calmo.

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