Scuola italiana in balia della Dad: cambiamenti senza mezzi. Lettera

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Inviato da Gemmina Russo – Nulla è mancato ai docenti delle scuole primarie italiane quest’anno. È partita a metà anno la nuova valutazione per obiettivi con livelli e indicatori, è ritornata l’ed. Civica come materia interdisciplinare ma con un monte ore ben stabilito, l’adozione del nuovo PEI e la didattica mista, la DAD, la DID perché in sostanza cambiano gli acronimi ma non i mezzi, oltre a tantissimi corsi di formazione per docenti, come sempre alcuni arricchenti in termini di acquisizione di nuove competenze, altri di una “barba” assurda.

Gli incontri di formazione tra docenti, se pur on line, sono anche momenti di scambio di opinioni su prassi che oramai sono consolidate in molte scuole italiane. Dai confronti si evince  che un po’ in tutte le scuole della Campania la DAD, acronimo di Didattica A Distanza, pur tornando a singhiozzo in presenza, è continuata per chi, grazie  all’ordinanza del Presidente della Regione Campania n. 1 del 5 gennaio 2021 e precisamente al punto 1.5 che così recita: ” deve essere comunque assicurata, su richiesta, la fruizione dell’attività didattica a distanza agli alunni con situazione di fragilità del sistema immunitario, proprie ovvero di persone conviventi”, ha avuto la possibilità di farne richiesta. Ebbene pur ritornando in presenza noi docenti ci siamo trovati nelle condizioni di dover, in qualche modo, permettere il diritto alla connessione e di conseguenza allo studio, agli alunni restati a casa o per esplicita richiesta secondo l’ordinanza di De Luca o perché in quarantena.

Viene fuori da tutti i confronti coi docenti delle varie scuole che hanno dato tutto se stessi per portare avanti una didattica di tipo misto ed hanno messo a disposizione della scuola, ente statale, le proprie risorse tecnologiche per permettere agli studenti di seguire le lezioni da casa mentre il resto della classe era in presenza e questo ovviamente anche nella modalità con tutti a distanza dove il collegamento internet e tutti i device sono di proprietà del docente.

Ebbene i docenti sono gli unici dipendenti statali che coi propri mezzi permettono un servizio pubblico. Nelle migliori delle ipotesi hanno avuto in tempi passati un PC o tablet in dotazione dalle scuole, oramai con sistemi operativi obsoleti che non supportano le nuove piattaforme per le lezioni sincrone. Non ne parliamo della ricarica di tali apparecchi… si perché a scuola le prese di corrente magari sono a 8 metri dalla cattedra o sono del tutto inesistenti. Magari qualcuno avrà pensato che ai docenti la corrente non serve a niente! Fortunato se la presa è vicina alla cattedra perché i device obsoleti hanno falsa carica e magari passano dal 55% al 15% in pochi secondi.

Ma i super docenti hanno device personali di ultima generazione e usano i propri. Ci siamo mai chiesti, nel caso uno di questi apparecchi personali esploda o prenda fuoco, chi ci tutela?  Ci siamo mai chiesti chi ci ha autorizzato ad usare apparecchiature proprie a scuola? Ci siamo mai chiesti se gli insegnanti su posto comune, non di laboratorio,  siano assicurati contro gli infortuni con strumenti elettronici?

Non penso, perché diversamente la DAD da scuola o da casa non si sarebbe mai fatta. Veniteci anche a dire che non abbiamo lavorato e che dobbiamo recuperare…di sicuro c’è da recuperare la dignità e la tranquillità perché i docenti quest’anno non andranno in ferie ma in convalescenza!

E allora il mio è un appello: smettiamola di lamentarci di non aver avuto e facciamo valere i nostri diritti come professionisti della scuola.

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