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Scuola: i vantaggi previdenziali per insegnanti scuola d’infanzia e asili nido

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Pensione Opzione donna

Quali sono i vantaggi previdenziali per i lavoratori gravosi, tra i quali si collocano anche le insegnanti della scuola dell’infanzia e dell’asilo nido?

Con l’inserimento delle maestre e dei maestri delle scuole di infanzia e degli asili nido, tra i lavori gravosi, sono evidenti i vantaggi previdenziali per questi lavoratori del comparto. In primo luogo la pensione con l’Ape sociale, misura che con ogni probabilità verrà allungata di un anno dopo la proroga nella legge di Bilancio. E poi il blocco allo scatto di 5 mesi sull’età pensionabile o l’inserimento in quota 41 come lavoratori precoci. In altri termini, rientrando tra i lavori gravosi questi lavoratori del comparto scuola possono godere di uscite anticipate dal lavoro.

Ape sociale 2021, ancora una proroga per la misura

Ape è acronimo di Anticipo Pensionistico e quello di cui parliamo è l’Anticipo pensionistico sociale, cioè la versione completamente a carico dello Stato di questa misura nata con il governo Renzi/Gentiloni, quello a cavallo del referendum costituzionale che segnò le dimissioni dell’ex sindaco di Firenze dalla guida dell’esecutivo.

L’Ape sociale quindi è la versione assistenziale di una misura che inizialmente doveva essere esclusivamente quella con prestito bancario, cioè l’Ape volontario. Per venire incontro alle esigenze di pensionamento di disoccupati, invalidi, soggetti con invalidi a carico da assistere e lavori gravosi, si decise di inserire questa versione gratuita di Anticipo pensionistico.

L’Ape sociale è una misura sperimentale, ma dalla sua nascita è stata prorogata di anno in anno con ogni legge di Bilancio. E così sarà probabilmente anche con la manovra 2020. La scadenza del 31 dicembre 2020 verrà posticipata al 31 dicembre 2021. Una notizia attesa ed importante per il comparto scuola, per quella parte di personale che rientra tra i lavori gravosi.

Ape sociale nella scuola, anticipo per maestri e maestre

Insegnanti della scuola di infanzia e gli educatori asili nido, questa la parte di personale del comparto scuola a cui è destinata l’Ape sociale. Maestre e maestri della scuola di infanzia e degli asili nido sono considerate attività talmente logoranti da essere trattate in misura più favorevole quando si tratta di andare in pensione. Questo grosso modo il meccanismo per cui tali attività sono state inserite nell’elenco delle 15 attività gravose che tra le altre ha anche attività come i lavoratori dell’edilizia, gli infermieri delle sale operatorie, le ostetriche delle sale parto, i facchini e così via.

Per i lavoratori della scuola uscire con l’Ape sociale significa poter lasciare il lavoro già a 63 anni di età (ma è una misura flessibile e a scelta del lavoratore) con 36 anni di contributi versati . Occorre però che l’attività gravosa deve essere stata svolta in 7 degli ultimi 10 anni di carriera, o in alternativa, in 6 degli ultimi 7 anni. Per le donne inoltre, scoto di 12 mesi per ogni figlio avuto fino ad un massimo di due anni sul requisito contributivo.

Ape sociale, contributi utili

Dal punto di vista dei contributi necessari poi, sia il Ministero del Lavoro che l’Inps hanno aperto a una interpretazione della normativa di riferimento per la misura, piuttosto favorevole per il pensionato, proprio per lo spiccato aspetto assistenziale della misura. Infatti per centrare il requisito dei 36 anni di carriera, il lavoratore può far valere davvero tutti i contributi a qualsiasi titolo accreditati in suo nome.

Nello specifico è utile la contribuzione previdenziale versata presso:

  • L’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti (AGO);
  • Le gestioni speciali dei lavoratori autonomi  come gli artigiani, i commercianti e i lavoratori agricoli autonomi;
  • Le gestioni sostitutive ed esclusive dell’AGO;
  • La gestione separata dell’Inps.

Utili quindi tutti i contributi versati e pertanto:

  • quella derivanti da riscatto di laurea;
  • La contribuzione volontaria;
  • La contribuzione figurativa (Cig, disoccupazione, malattia, maternità, servizio militare).

 

Lavori gravosi, anche 5 mesi di sconto su pensione di vecchiaia

Tra i vantaggi per maestre e maestri di scuola di infanzia e educatori degli asili nido c’è anche uno sconto di 5 mesi sulle pensioni di vecchiaia. Anche in questo caso dipende dal fatto che queste tipologie di lavoratori rientrano tra le mansioni gravose.

L’Inps ha confermato l’orientamento del governo che ha escluso sia i lavori gravosi che i lavori usuranti, dagli adeguamenti alla speranza di vita intervenuti il 1° gennaio 2019. Dal primo gennaio 2019 infatti l’età pensionabile è salita da 66 anni e 7 mesi a 67 anni. Si tratta quindi di 5 mesi in più che per le maestre e i maestri, in quanto alle prese con un lavoro gravoso, anche nel 2021 non va considerato. Pertanto, la pensione di vecchiaia resta a 66 anni e 7 mesi di età, ma ciò che varia rispetto alla generalità dei lavoratori è il requisito contributivo.

La pensione di vecchiaia ordinaria si centra con 67 anni di età e 20 di contributi, ma per godere dei 5 mesi di sconto, ovvero, per lasciare il lavoro già a 66 anni e 7 mesi di età in qualità di lavoratore alle prese con le mansioni gravose, occorre accumulare 30 anni di contributi.

La quota 41 anche per maestre e maestri di infanzia e asilo nido

Oltre a tutto ciò, sempre perché considerato lavoro gravoso, il ruolo di insegnanti delle scuole di infanzia e di educatori degli asili nido da diritto anche alla quota 41. Parliamo della quota 41 per i precoci naturalmente, ovvero della misura destinata alle stesse categorie a cui è destinato l’Ape sociale, ma senza limiti di età.

La quota 41 per precoci è ormai misura strutturale e può essere richiesta sempre a condizione che dei 41 anni di contributi, almeno uno sia stato versato prima del compimento del 19imo anno di età. Per i contributi valgono tutti quelli a qualsiasi titolo versati, compresi i figurativi, con l’unico paletto che è quello dei 35 anni almeno di contribuzione effettivamente versata come per il diritto alla previgente pensione di anzianità. Anche i 12 mesi precedenti il 19imo anno di età devono essere effettivi da lavoro.

Per raggiungere i 41 anni di contributi sono validi anche quelli da ricongiunzione e cumulo. Occorre però, come per l’Ape sociale, rispettare il paletto dell’attività gravosa svolta in 7 degli ultimi 10 anni di carriera o in 6 degli ultimi 7.

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