Scuola ha bisogno di docenti competenti e appassionati. Parola di preside

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Preside lascia la scuola

Rilanciare la qualità dell’insegnamento è possibile, a patto che ciò avvenga a partire da una selezione più attenta nei confronti di chi sceglie consapevolmente questo lavoro.

E’ la conclusione a cui arriva la dirigente scolastica Annamaria Indinimeo in un editoriale pubblicato su sito Il Sussidiario.net.

La preside autrice dell’articolo, dopo aver analizzato una serie di aspetti compreso il livello economico, individua nella vocazione per l’insegnamento da parte del docente, il valore di cui si dovrebbe tenere conto sin dall’inizio.

Nonostante entrare in ruolo sia lungo e snervante” scrive Indinimeo, prima o poi si arriva all’agognato contratto a tempo indeterminato. Il problema consiste nel fatto che spesso l’insegnamento è scelto in subordine ad altre professioni. Si assiste a una confusione di ruoli che invece andrebbero ristabiliti “(un maestro è un maestro, non un’assistente sociale o un missionario)” e a una crisi della consapevolezza di competenze: se uno scienziato premio Nobel e un analfabeta di ritorno possono discutere alla pari sulla scienza, perché insegnare? Cosa? A chi?

La riposta a queste riflessioni, secondo l’autrice, non sta nell’aumento di stipendio o nei piccoli incentivi dei quali non rinnega la necessità; la risposta è a monte: consiste nella scelta consapevole e diretta di chi vuole andare a insegnare.

È necessario – sostiene Annamaria Indinimeo – che fin dall’università ci sia la possibilità di affiancare un docente in classe per tutte le materie e che la preparazione e il tirocinio portino all’assunzione solo di chi ha le necessarie competenze culturali, professionali e umane. Chi non ha mai sentito dire “È un bravissimo insegnante ma non sa comunicare”, come se fosse una giustificazione plausibile? Solo una severa selezione all’entrata potrà dare un vero incentivo a scegliere di lavorare nella scuola, si deve avere la consapevolezza che gli insegnanti vengano scelti tra i migliori laureati, come dovrebbe essere a rigor di logica, e non tra quelli che non verrebbero assunti da una qualunque azienda nemmeno se fossero gli unici candidati“.

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