Scuola Giusti di Ponsacco, il libro di testo è stato sostituito con il tablet. Un esperimento che piace a grandi e piccini

di Elisabetta Tonni
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Abolire il libro di testo per poterne usare tanti di più, anche se nella versione digitale, da consultare con i tablet. È l’esperimento portato avanti da un gruppo di maestre della scuola primaria Giusti di Ponsacco in provincia di Pisa. Il titolo del progetto è quanto mai evocativo “Stile Lib(e)ro”.

Si tratta di una piccola rivoluzione didattica in linea con i tempi. Le docenti digitali sono: Manuela Macchi, Katya Migliarini, Monica Delli Iaconi, Rossella De Giorgi (nella foto, partendo da destra). Per tutte, parla la maestra Monica.

Maestra Monica, ma come vi è venuta l’idea di abolire il libro di testo?
Ogni volta che esaminavamo i libri da adottare, pur essendo tutti validi, ci siamo rese conto che erano tutti troppo simili. Così abbiamo pensato di utilizzarli un po’ tutti. In effetti era un sistema adottato già da qualche anno. La lezione era organizzata su più testi, su materiale informativo portato a scuola dai bambini, video e fotografie. Abbiamo pensato che il tablet fosse lo strumento migliore per raccogliere assieme tutto questo materiale. Eppoi…

Prego, prosegua…
Il tablet ci è sembrato lo strumento migliore anche per l’inclusione scolastica e per risolvere i numerosi bisogni educativi speciali. Insomma, sentivamo il bisogno di rimettere al centro la scuola e i suoi protagonisti principali: allievo e docente. La scuola digitale si presta a questa rivoluzione.

Mi scusi, ma non è obbligatorio indicare un testo ufficiale su cui studiare?No, non lo è. Almeno nelle scuole elementari. Ci sono articoli precisi di legge che consentono di non adottare un testo, sempre che tale scelta rientri nella sperimentazione con forme alternative al libro. In questo caso, la spesa prevista per acquistare il libro può essere destinata dal consiglio di circolo ad altro materiale come indicato nel progetto di sperimentazione.

Le mamme non hanno protestato?
Tutt’altro! Le famiglie sono state entusiaste della proposta. Però è vero che è stato necessario organizzare ben due assemblee straordinarie per spiegare bene questa novità.

Ci siete riuscite?
Abbiamo chiesto collaborazione fattiva e l’abbiamo trovata.

E i bambini? Saranno stati felici all’idea di essere autorizzati a consultare un tablet in classe…
Gli studenti erano già abituati a lavorare integrando molti testi. Eppure sono rimasti molto sorpresi nel comprendere in che modo un libro di carta può finire dentro un dispositivo piatto e poco più grande di un quaderno.

Davvero? E che cosa avete detto loro?
Che per trovare tanti libri in un unico contenitore c’è stato qualcuno, ovviamente più di uno, che si è preso la briga di ricopiare, in pratica di riscrivere, tutto quel materiale.

L’uso del tablet non rischia di isolare lo studente? La socializzazione è importante in una classe…
Si è rivelato uno strumento altamente socializzante. La chiave è stata quella di organizzarsi in gruppi, lavorare cooperando e condividendo. Questo è l’obiettivo più alto da raggiungere. I bambini non sono abituati a cooperare. Inoltre, la società e le famiglie in generale sono molto restie alle innovazione della Rete. Per fortuna in questo caso, stiamo andando in una direzione opposta.

Gli studenti erano già tutti attrezzati con i tablet?
I bambini non hanno un tablet ciascuno. Ne abbiamo affidato uno a ogni gruppo di studio. Sono stati acquistati dalla scuola grazie alla raccolta fondi organizzata dai genitori, ad un contributo del Comune e dell’Istituto Comprensivo.

Non si corre il rischio che navigando in rete alla ricerca dei testi da approfondire si finisca su quelli ‘farlocchi’ o peggio ancora poco appropriati per i bambini?
Ci siamo poste il problema, ma non mandiamo mica i bambini allo sbaraglio. Le docenti devono seguire un corso di formazione con una azienda che si occupa di educazione digitale. Serve a creare ambienti digitali protetti e certificati. I tablet sono tutti connessi con quello dell’insegnante e con uno schermo interattivo o LIM. In questo modo gli studenti possono accedere ad applicazioni e alla rete sotto stretto controllo dell’insegnante. Come vede è una situazione protetta, certificata. Si tratta di insegnare sin da subito agli studenti qual è un uso critico e consapevole della rete internet e dei social.

Gli ambienti istituzionali come hanno accolto la vostra ‘rivoluzione digitale del libro’?
Stanno seguendo la nostra sperimentazione e sono molto contenti. Ci invitano ad andare avanti. Attendiamo che il Ministero ci dia il via per poter diffondere il progetto sia nella nostra regione sia su tutto il territorio.

Ci sono altre insegnanti che seguiranno il vostro esempio?
Stiamo cercando di coinvolgere le insegnanti della scuola secondaria del nostro Istituto perché riteniamo fondamentale poter lavorare in verticale. Sì, crediamo che altre colleghe adotteranno il modello/progetto STILE LIB[e]RO.

Lo ripeterete anche nei prossimi cicli di elementari?
Sì, lo ripeteremo e cercheremo di portarlo a conoscere in giro per l’Italia.

 

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